“La fede inizia dal lasciarsi amare”/ L’incontro con Dio è una rivoluzione

- Mauro Mantegazza

“La fede inizia dal lasciarsi amare”: l’incontro con Dio è una rivoluzione per il cuore di ogni uomo, sorgente d’amore, scrive Francesco Costantino.

Francesco Benedetto incontro
Papa Francesco con il papa emerito Benedetto XVI (LaPresse)
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Il Vangelo di domenica proponeva l’inizio del discorso rivolto da Gesù agli Apostoli nel Cenacolo, la notte del Giovedì Santo, riportato dall’evangelista Giovanni che ne fu testimone diretto: “Se mi amate…” può essere in un certo senso il filo conduttore, identificato anche da Francesco Cosentino che ieri sull’Osservatore Romano ha scritto un articolo dal titolo “La fede inizia dal lasciarsi amare“.

Cosentino infatti, in questo discorso “d’addio” (terreno) di Gesù, identifica la svolta proposta dal Signore ai suoi discepoli di ogni tempo, quella cioè di passare da una mentalità semplicemente religiosa alla relazione che nasce dalla fede. La religione dice “osserva i comandamenti e allora sarai capace di amarmi e anche io ti amerò”; la fede, invece, dice: “Se mi ami, allora sarai capace di osservare i comandamenti e li scoprirai come fonte di vita, di gioia e di pace”.

Per Cosentino questa è una vera e propria rivoluzione, il “segno di quel capovolgimento operato da Gesù che ha liberato per sempre il cuore dell’uomo da ogni prigione, da ogni gabbia e da ogni rigidità”: il punto di partenza, nella vita come nella relazione con Dio, è l’amore e non la regola; la Sua grazia e non lo sforzo; lo Spirito di verità che Egli ha mandato nei nostri cuori, e non i nostri meriti.

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L’INCONTRO CON DIO, SORGENTE DELL’AMORE

Il Vangelo allora ci ricorda qualcosa di straordinario: solo se ami, se apri il cuore all’incontro con Dio, se ti lasci amare da Lui, se “passi le ore a lasciarti guardare e accarezzare”, allora sarai capace di abbracciare il Vangelo e vivere i comandamenti. Papa Francesco, sulla scia d’altronde dei suoi predecessori, lo ricorda spesso: il Cristianesimo non è un insieme di regole, di precetti da osservare, di atteggiamenti morali da rispettare, ma la gioia di un incontro, come descritto magistralmente all’inizio della Deus Caritas Est di Benedetto XVI.

L’amore che sgorga “da questo incontro con un Dio che non ci lascia orfani ma vuole abitare in noi, rompe il guscio dei nostri egoismi e si spinge oltre il recinto delle nostre paure e insicurezze”: solo così si può essere capaci di vivere come il Cristo, osservando i suoi comandamenti, vivendo la Sua Parola, compiendo i suoi gesti. Vivere il comandamento dell’amore è possibile solo se prima “ci saremo lanciati nell’avventura di una relazione d’amore con Lui”.

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La fede inizia dal lasciarsi amare, non dallo sforzo di raggiungere la vetta con le mie forze. Dio mendica il nostro amore: non detta regole da osservare, non pone condizioni, non ci costringe con la forza, ma semplicemente invoca un’amicizia e ci chiede accoglienza e ospitalità, chiede di poter abitare in noi per trasformare la nostra vita e rendere capaci anche noi di far circolare l’amore. Un Dio che cerca spazi nel cuore per allargarlo, trasformarlo, renderlo strumento di amore nel mondo: alla perfezione esterna dell’osservanza delle regole, preferisce un cuore fragile che però batte d’amore per Lui.

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