“La preghiera è riconoscere Dio”/ Marilynne Robinson: “nessuno è mai davvero perduto”

- Niccolò Magnani

La scrittrice Usa Marilynne Robinson a Torino Spiritualità: “la preghiera è riconoscere la natura di Dio. Il Figliol Prodigo rappresenta la nostra umanità di oggi”

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Rembrandt, Il ritorno del figliol prodigo (1668), particolare

Per la scrittrice Usa Marilynne Robinson la preghiera è una delle forme più alte di “umanità” che la nostra natura possa mai raggiungere: si è concluso ieri sera con un intervento proprio della saggista di “Home” e “Gilead” il Torino Spiritualità, intervistata da Alessandro Zaccuri di “Avvenire”. Il rapporto con la fede, il contenuto stesso della Grazia e la necessità del pregare per riconoscere più da vicino la vera essenza del Signore: insomma, temi “controcorrente” in una società sempre più secolarizzata che però, con la pandemia e il dramma della “finitezza” tornato di nuovo in auge, ha visto riaccendersi la “domanda” su destino e il significato dell’esistere.

Nel Vangelo di Luca e di Matteo la preghiera viene spesso riferita al termine “pane”, spiega Robinson: «il riferimento non è casuale perché allude alla mamma, con la quale il Signore si è preso cura del popolo di Israele nei lunghi anni dell’Esodo». Ebbene, quel dono dal cielo nient’altro è che una benedizione e si concretizza nella forma più umile e concreta possibile per l’uomo, per l’appunto il pane. Nei romanzi della Robinson spesso, chiede il cronista di Avvenire, vi sono personaggi che non sembrano “chiedere” nulla: «nel momento in cui si accontentano di aspettare straordinariamente modeste, diventano pronti a conoscere la presenza del dono nei piccoli eventi della quotidianità».

LA PREGHIERA DI MARILYNNE

Importante e non banale il concetto esposto dal scrittrice americana nel corso dell’intervista al Torino Spiritualità, riguardante ancora la preghiera: per Marilynne Robinson non vi è infatti una piena identificazione automatica tra la preghiera e la richiesta. L’origine è invece un’altra e ben più profonda, radicata e “libera” dall’esito: «all’origine della preghiera c’è il riconoscimento della natura di Dio e della sua gloria, “sia santificato il tuo nome”, il resto viene di conseguenza». Dalla preghiera, dal “così sia” alla Grazia, il vero concetto teologico cristiano fondamentale secondo la saggista Usa: «qualsiasi intervento dell’essere umano rischia di “interferire” con l’azione costante della Grazia», ma questo non significa che l’essere umano abbia precluso l’azione nel corso della propria esistenza. Tutt’altro: come spiega bene la parabola del Figliol Prodigo raccontata da Cristo ai propri discepoli, chiosa Robinson, «il figlio prodigo rappresentata la nostra umanità. Ma il padre, che raffigura Dio, non smette mai di amare quel figlio, non si arrende neppure per un istante all’eventualità che non faccia più ritorno». La distanza vera non è mai la perdita, quella anzi «alimenta l’attesa»: l’uomo in fondo non è mai per davvero perduto, ha sempre la possibilità del “ritorno” e questo avviene perché il Dio cristiano non è un giudice che condanna ma «un padre che attende e accoglie. Significa che per quanto si vada lontano, non si è mai veramente perduti».



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