LA STORIA/ Da una bottega di calzolaio alla nascita di un’impresa

- int. Mario Saporiti

Con il progetto Ciccone The Master (laboratorio/calzoleria) la Fondazione fa un passo avanti significativo, innescando un circolo virtuoso

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Image by Germans Aļeņins from Pixabay

“Noi non vogliamo essere ‘imprenditori’, ma promotori e sostenitori delle persone, soprattutto giovani, che partendo dall’idea in cui credono e per cui rischiano, intendono poi percorrere la strada per creare un’impresa”. Mario Saporiti, presidente di Fondazione Alamo, che a Milano si dedica alla promozione dello sviluppo economico incoraggiando, sostenendo e realizzando iniziative imprenditoriali di nuova costituzione, spiega così “il passo avanti semplice ma significativo nel lavoro di affiancamento a giovani aspiranti imprenditori”, che è stato realizzato con il progetto Ciccone The Master, insieme e a favore dei soci di Ciccone Srl, un laboratorio/calzoleria. “Verificata l’esistenza dei presupposti di serietà, capacità, passione e decisione, ci siamo posti l’obiettivo di trovare un socio finanziatore che credesse al progetto e investisse parte delle risorse necessarie così da dare il giusto abbrivio per partire, con una prospettiva almeno a medio termine”.

Di quale progetto si tratta?

Tutto è nato da Matteo Ciccone, giovane marchigiano, che ha deciso di seguire le orme del padre, calzolaio in provincia di Pescara. Matteo ha iniziato nel suo paese, tagliando e cucendo cuoio e producendo dei sandali, che dalle sue parti sono andati a ruba. Nel settembre 2017 ha deciso di aprire un laboratorio/calzoleria a Milano, in via Albani, coinvolgendo due amici, Stefano Ciampiconi e Alberto Migani. A luglio i tre amici hanno costituito con quote paritetiche la Ciccone srl e, mantenendo il negozio di via Albani, hanno affittato un ampio locale in corso di Porta Romana per aprire un secondo laboratorio/calzoleria.

Quando li avete conosciuti?

Li abbiamo incontrati circa un anno fa, tramite amici comuni, e abbiamo iniziato a ragionare su questo particolare mestiere.

Che cosa vi ha intrigato del loro progetto?

Direi che quello che ha destato il nostro interesse è stato vedere, da una parte, la passione di Matteo per il proprio lavoro di calzolaio e, dall’altra, il coinvolgimento, fatto di amicizia, di sostegno e di partecipazione, da parte di Alberto e Stefano. Due ingegneri con professioni diverse da Matteo, ma desiderosi di implicarsi nelle problematiche legate a un’idea di sviluppo futuro: dalla semplice bottega di calzolaio per riparazioni di scarpe e borse a una calzoleria in cui fabbricare anche scarpe nuove artigianali, su misura, a prezzi accessibili.

Perché avete deciso di aiutarli?

Abbiamo deciso di aiutarli come Fondazione perché abbiamo visto presenti alcuni fattori che riteniamo necessari e indispensabili per iniziare una nuova avventura imprenditoriale: passione e competenza, un giusto e ponderato rischio personale, il desiderio di avere in prospettiva un lavoro che cresca nel tempo e costruisca valore per sé e per tutti.

A che punto sono oggi? E perché hanno deciso di allargarsi, affittando lo spazio di Porta Romana?

La scelta di aprire un secondo laboratorio/negozio a Milano nasce dalla constatazione che la bottega del calzolaio è sempre più difficile da trovare. Molti negozi chiudono per l’età avanzata del titolare ed è raro trovare giovani che vogliano fare questo mestiere. Inoltre appare sempre più evidente che chi fa riparare un paio di scarpe ed è soddisfatto del lavoro, è portato ad avere fiducia nel proprio calzolaio: mi fido del fatto che la persona che mi fa una buona riparazione al giusto prezzo sia la scelta migliore anche per l’acquisto di un nuovo paio di scarpe a un prezzo ragionevole. Ma c’è un altro importante motivo.

Quale?

L’apertura di un nuovo negozio permetterà ad Alberto e Stefano di lasciare il loro attuale lavoro per inserirsi a tempo pieno nella società e questo potrebbe avvenire, se tutto procederà bene, fra circa un anno.

Lei parla di passo avanti della Fondazione rispetto al percorso fatto finora anche con altri team. Ci può spiegare meglio cosa vuol dire?

Il passo in avanti fatto da Fondazione Alamo è semplice e nello stesso tempo significativo. Noi non vogliamo essere “imprenditori”, ma promotori e sostenitori delle persone, soprattutto giovani, che partendo dall’idea in cui credono e per cui rischiano, intendono poi percorrere la strada per creare un’impresa. Avendo verificato, per i passi fatti insieme ai soci di Ciccone Srl, l’esistenza dei presupposti di serietà, capacità, passione e decisione, ci siamo posti l’obiettivo di trovare un socio finanziatore che credesse al progetto e investisse parte delle risorse necessarie così da dare il giusto abbrivio per partire, con una prospettiva almeno a medio termine. Abbiamo trovato questo soggetto all’interno delle nostre conoscenze, lo abbiamo coinvolto insieme ai tre soci, verificando il modello di business e il relativo piano finanziario triennale, trovando un accordo sostanziale sulle linee strategiche così definite. Il passaggio successivo ha portato questo socio finanziatore a entrare nella società con una partecipazione del 20% del capitale sociale e con il versamento di un giusto sovrapprezzo.

E’ un passo importante per una start up, di grande aiuto, ma in alcuni può creare diffidenza, perché può sembrare un’intrusione in un’attività, in un’avventura che soprattutto un imprenditore sente propria. Come è stato sciolto questo nodo?

Su questo tema la Fondazione è stata molto attenta. Per questo sono stati preparati dei patti tra i soci che prevedono, sia nella governance che nella gestione della società, la piena tutela dei soci fondatori attraverso meccanismi adeguati a far sì che il socio finanziatore abbia sempre una posizione non preminente nell’azienda.

Perché ritiene che questo passo sia importante per il percorso fatto finora dalla Fondazione Alamo?

Perché è un percorso virtuoso: fare la nostra parte nella promozione e nel sostegno delle persone incontrate, nell’aiutarle a prendere maggiore coscienza dei passi da fare, aiutandole a far sì che siano essi stessi a credere e a rischiare, per quanto possono. Infine, se l’idea è riconosciuta come buona e percorribile, trovare un soggetto, imprenditoriale e/o finanziario che, senza fagocitare il progetto, apporti la propria esperienza e il necessario investimento finanziario per tentare il percorso verso un’impresa a tutto tondo.

(Marco Tedesco)

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