LA STORIA/ “Non lavoro da mesi e sono sotto sfratto: abbandonato da Stato e sindacati, non dal Banco”

- int. Alessandro Zanazzo

Sta arrivando il conto salato della crisi economica: persone senza lavoro, destinate, in molti casi, a finire in miseria. La storia di un professore

Incertezza e folla
Pixabay

Lo dice una indagine di Bankitalia: un terzo delle famiglie italiane ha risparmi solo per i prossimi tre mesi, il 40% fa fatica a pagare le rate del mutuo. Dati che annunciano una crisi sociale ed economica gravissima, a cominciare dal mondo del lavoro. Ci sono poi casi estremi, come quelli del professor Alessandro Zanazzo, insegnante in una scuola privata americana che all’inizio della pandemia si è trovata senza lavoro perché tutti gli studenti sono tornati immediatamente a casa loro. Ma, inspiegabilmente, l’istituto non lo ha mai licenziato, impedendogli così, nella giungla burocratica italiana dell’assistenzialismo, di ottenere un solo euro dallo Stato. Non solo: sindacati, assistenza sociale (soffre di alcune patologie fisiche), comune (rischia di perdere la casa in affitto non pagandolo da tre mesi), nessuno ha fatto qualcosa per lui. Poi, qualcosa è cambiato: un incontro che Zanazzo ha fatto grazie alla Croce Rossa. Gli hanno indicato il Banco alimentare, che “non solo mi sostiene con il cibo, ma con loro ho anche stretto un rapporto umano, una parola in queste condizioni oscure è qualcosa che vale moltissimo”.

Ci può raccontare cosa le è successo?

Lavoro in una scuola privata per studenti americani a Roma. A inizio marzo è scoppiata la pandemia e siamo stati i primi a trovarci senza corsi perché gli studenti sono tornati in America. Non torneranno fino all’estate del 2021.

Lei dunque è stato sospeso dal lavoro?

L’istituto non ci ha licenziato, io risulto ancora assunto con il mio contratto a tempo indeterminato part time, percepivo intorno agli 800 euro al mese. Non licenziandoci risultiamo come se lavorassimo, peccato che le ultime due buste paga sono meno 28 euro maggio e meno 56 quella di giugno.

Cioè deve pagare lei?

Io sto collezionando debiti con lo Stato. Non ho diritto alla cassa integrazione, non ho ammortizzatori sociali e vedo crescere il mio debito con lo Stato.

Ma lei per lo Stato che cosa risulta?

Io sono insegnante ma non posso accedere all’Inps, che dall’alto della sua burocrazia ti considera come uno che ha il contratto, che è vero, ma perché non controllano che io non vengo pagato? Basta vedere il mio conto postale che è zero o le buste paga che sono in negativo.

Ma perché la scuola non vi licenzia e non vi riassume quando i corsi riapriranno?

Esatto, questo me lo domando anche io. Loro dicono per direttive del governo. C’è chi dice che se mi licenziano devono pagare un migliaio di euro a licenziamento. Una situazione paradossale, un danno psicologico enorme. Sono in affitto, da tre mesi non posso pagarlo, sussidi non ne ho avuti neanche dal comune a cui avevo chiesto il contributo affitti, ma non risulto tra i beneficiari e vorrei capire perché. I servizi sociali di Cerveteri sono famosi per aver dato il buono pasto a gente che ha il Suv, io non ho neanche la bicicletta. Mi dicono che ha precedenza chi ha Isee 0, io ho Isee 3500. Non è molto meglio. Adesso mi aspetto lo sfratto.

Non si è rivolto ai sindacati?

Non le dico in tre mesi le mail, le telefonate, la documentazione spedita. Alcuni sindacati sono scomparsi. Ecco, quello che ho scoperto è un’Italia molto poco seria, molto raffazzonata, molta impreparazione, molto menefreghismo.

Come ha conosciuto il Banco Alimentare?

È stata la Croce Rossa a indicarmeli, ho trovato delle brave persone che avrei dovuto contattare prima. Mi hanno preso subito in considerazione, quando uno si trova da solo con tutti questi pensieri oscuri anche una parola di conforto vale molto.

Questo aiuto umano la spinge a darsi da fare per trovare una via d’uscita?

Lo spero, anche se ho ormai 63 anni e l’unica cosa che so fare è insegnare. Però non essere soli può servire a rimanere in piedi, a non cadere a terra del tutto. È quello che manca totalmente allo Stato, ai comuni. Uno va ai servizi sociali e si sente umiliato, come se chiedesse chissà cosa che poi gli viene comunque rifiutato. Potrei raccontare di quando mi sono recato all’assistenza sociale per le patologie che ho alla schiena a chiedere un aiuto e mi è stato risposto “noi non siamo mica una farmacia”. Ci si sente abbandonati, dopo una vita passata a pagare le tasse adesso che sei in difficoltà lo Stato si dimentica di te.

(Paolo Vites)

© RIPRODUZIONE RISERVATA