ANNOZERO/ Michele Santoro torna alle vecchie guerre in studio. Ma che fine ha fatto la qualità dell’informazione?

- Maestro Yoda

Nella seconda puntata di Annozero Michele Santoro riproposto il suo collaudato metodo battagliero per guadagnare audience, che alla fine però lascia solo confusi

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Michele Santoro (web)

Attacca, Santoro, attacca senza por tempo in mezzo, approfittando pure della lettera di preavviso di sanzioni che il Direttore Generale gli ha inviato per contestargli l’editoriale della settimana scorsa, quello nel quale Santoro lo mandava “affà ‘n bicchiere” (ma proprio di giovedì doveva mandargliela? L’ha fatto per alzare l’audience di Annozero come ha detto Mentana nel suo TG, o perché incalzato dalle pressioni senza tregua che oramai si dice riceva quotidianamente con tanto di adeguato “shampoo”?).

 

Poi si rivolge direttamente al Presidente della Rai, chiamandolo corresponsabile della libertà di informare dei giornalisti Rai come lui. Infine informa che il Pdl ha fatto un esposto all’Autorità Garante delle Comunicazioni per la mancata par condicio della puntata scorsa, facendo sostenere a una sua giornalista che il nuovo commissario Martusciello, in quanto ex-funzionario di Publitalia e tre volte sottosegretario dei governi Berlusconi, non potrà essere un arbitro imparziale.

Come se non avesse sganciato sufficienti bombe al napalm nei primi minuti di trasmissione, presenta un servizio in cui cittadini campani vengono maltrattati dalla polizia per aver cercato di fermare i camion della spazzatura. E un altro servizio dove diversi deputati affermano di aver ricevuto promesse di posti e denaro in caso di cambio di casacca.

È evidente che Santoro cerca il martirio, sicuro che nell’attesa di quell’evento la sua audience raggiungerà vette sempre più elevate. Qualora mai fosse davvero obbligato ad andarsene, con la sua sicuramente milionaria buonuscita potrà finalmente dedicarsi al suo progetto di una tv in rete che ha già sperimentato una volta con successo.

Primo ospite è La Russa, che da sperimentato guastatore cerca di smontare l’effetto dirompente dell’inizio trasmissione, tutto sommato eroico come i marines che si lanciavano sul bagnasciuga sotto il fuoco nemico. È infatti viene centrato dai colpi di Vendola, politico soprattutto assai abile nell’affabulare, e ancora più abile nell’accomunare la spazzatura dei rifiuti a quella della politica, oltre che grande competente di frazioni umide, frazioni secche e di inceneritori.

Alla prima panoramica sullo studio si intravvede “Bavaallabocca” Sallusti, e si capisce subito che sarà una puntata degna del Colosseo, vista la sperimentata aggressività dei gladiatori invitati. Nel duetto iniziale tra Santoro e Sallusti, infatti, entrambi affermano che il loro modo di fare informazione aggressiva e militante serve a vendere più copie e a fare più audience: bene, se ce n’era bisogno, entrambi hanno gettato la maschera, dicendo “che più c’è confusione più sono contenti”. Che altro c’è da commentare? Questa è l’idea di qualità e libertà dell’informazione che hanno due pesi massimi del giornalismo italiano.

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Nel frattempo si affaccia Lombardo con il ciuffo scomposto forse per le spericolate giravolte politiche, e con molta probabilità pochi capiscono il senso politico della sua giunta definita “innovativa”. Quando Vendola riprende la parola, gli è facile menare nuovi fendenti a La Russa citando un cartello napoletano “Il miracolo della monnezza è una monnezza di miracolo”.

 

Altrettanto facile la connessione e quindi il collegamento con i manifestanti di Terzigno, che affermano che da loro si muore di camorra, politica e discariche. Per la verità non si capisce molto bene chi abbia ragione, gli slogan volano come frecce incendiarie, mentre la confusione aumenta per la gioia di Santoro e Sallusti.

 

La Russa cerca di intervenire sulla spazzatura, ma Santoro manda la pubblicità e poi si collega con il suo inviato a New York. La Russa afferma che tutto è fatto espressamente per impedire il contradditorio, ma Santoro ignora l’assalto e fa scivolare la trasmissione sul tormentone del’estate, vale a dire le società off-shore di Saint Lucia. Insomma è la solita insalata russa a base di esche, provocazioni, mezze verità, dubbi irrisolti, capaci di far esplodere la rissa tra i gladiatori presenti in studio. Con buona pace della ricerca della verità e sicure impennate di audience.

 

Ci mancava solo la suffragetta Borromeo che dall’ammezzato fa intervenire un esponente di un sindacato di polizia che immediatamente si accapiglia con La Russa su un nuovo tema, quello dei tagli ai bilanci di polizia e carabinieri. Naturalmente è un’altra lite fine a se stessa, con i due che si accusano reciprocamente di mendacio…fino al successivo intervallo pubblicitario.

 

Viene quasi da pensare che durante il break passino degli inservienti a pulire le chiazze di sangue lasciate in studio dai gladiatori che si sono menati fendenti a più non posso. Alla ripresa il carico da undici lo mette Travaglio, che cita la KPMG e il suo resoconto sulle 64 società off-shore create a dir loro da Berlusconi. Sallusti minimizza, ricorda le querele a Repubblica per aver detto le stesse cose, La Russa ironizza, e l’argomento viene presto abbandonato.

 

Dimenticavo di dire che tra gli ospiti c’era anche l’imprenditore Della Valle, troppo tranquillo e calmo nell’eloquio e nel ragionamento, al punto che le sue pacate riflessioni si sono completamente perse in mezzo al clangore delle armi.

 

Si finisce con il solito Vauro, ancora abbastanza in forma, ma di nuovo tendente verso sarcasmi di grana grossa. Così come la trasmissione, tornata a essere un puro e semplice combattimento di galli. L’audience è assicurata, la qualità dell’informazione…mmm, lasciamo perdere.

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