ADRIANO CELENTANO/ Da Rai a Mediaset, un “salto” che sa solo di auditel

- Maestro Yoda

Adriano Celentano è balzato di nuovo all’onore delle cronache, questa volta per la notizia delle due serate che farà per Mediaset. Eppure il MAESTRO YODA non capisce dove sia la notizia

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Foto: InfoPhoto

Celentano è balzato di nuovo all’onore delle cronache, questa volta per la notizia delle due serate che farà per Mediaset. Eppure Yoda non capisce dove sia la notizia. Data la crisi degli ascolti e soprattutto la sempre più scarsa raccolta pubblicitaria, dovrebbe essere normale che un network televisivo, che non si è mai fatto soverchi problemi sulla qualità dei propri contenuti, cerchi di accaparrarsi un guitto capace di fare audience.

I lettori non se la prendano, soprattutto quelli che ricordano il Celentano della via Gluck e di tante altre indimenticabili canzoni, ma la definizione di guitto, dopo la disarmante esibizione di Sanremo è fin troppo benevola. Certamente sintonizzato con gli impulsi più viscerali del Paese, l’ex grande cantante e performer ha assai bene illustrato che cos’è il becero populismo che si sta impadronendo dell’Italia. Non si sono ancora spenti i tristi echi della tragicomica farsa in salsa leghista, mentre si affaccia il nuovo miraggio del grillismo (ma almeno Grillo, mentre dice che il re è nudo, fa davvero ridere, sia pure amaramente…), ed ecco che sulle prime pagine dei quotidiani appaiono turbati titoloni sul fatto che la Rai si sia fatta scippare il mitico Adriano. Non uno che si domandi perchè mai un ex grande che ha perso la bussola (e che a Sanremo ha pure palesemente stonato oltre che straparlato) meriti tanta attenzione.

Ormai è un “mostro” che si va a vedere come un tempo si andava al luna park per guardare la donna cannone o qualche altro disgraziato errore di natura. Che raccoglievano audience, e tanto bastava. Sicuramente anche la prossima volta verrà innescato il solito meccanismo di mezze anticipazioni, minacciosi avvertimenti di chissà quali dichiarazioni, così da raccogliere poi un bel numero di curiosi corsi a vedere l’effetto che fa. Semmai c’è da riflettere sul fatto che l’azienda dell’ex Presidente del Consiglio non ci pensi due volte – pur di fare audience – di arruolare uno che certamente le sparerà grosse – come ha sempre fatto – contro la sua parte politica: devono proprio essere alla canna del gas. Alla Rai non stanno meglio. Dicono che non hanno soldi, che hanno altro a cui pensare, che non hanno nemmeno intavolato uno straccio di trattativa. 

Avessero avuto almeno il coraggio di parlare di scelta artistica, visto che dispongono di un vicedirettore generale per l’intrattenimento. Figuriamoci. Tutti i cronisti esperti di Rai raccontano di una dirigenza complessivamente intenta più che altro nel cercare di decifrare l’aria che tirerà con il nuovo CdA, peraltro tutt’altro che saldamente insediato. Come diceva Flaiano, la situazione è disperata ma non seria.

Di fronte all’obiezione che i nuovi vertici non capiscono un acca di televisione, pare che Monti abbia detto che del prodotto se ne devono occupare i tecnici dell’azienda…guarda caso, quelli che l’hanno ridotta così. Ma allora perchè sono stati dati ai nuovi capi dei superpoteri di decisione sui contratti fino a dieci milioni di euro? Come faranno a giudicare un palinsensto e a scegliere una fiction invece di un altra, dei rispettabili signori esperti nel far di conto e nel vendere abbonamenti al cellulare? Chissà, se avessero dovuto decidere loro, probabilmente loro Celentano l’avrebbero preso, per far quadrare i conti con un bel po’ di raccolta pubblicitaria…Chissà. Comunque la giriate, una sola cosa è certa: Flaiano aveva terribilmente ragione.



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