SERVIZIO PUBBLICO/ Da Santoro parte la caccia ai difetti di Beppe Grillo

- Maestro Yoda

Michele Santoro ha condotto ieri una nuova puntata di Servizio pubblico e, come spiega YODA, adesso la trasmissione sembra voler smascherare le pecche di Beppe Grillo

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Beppe Grillo (Infophoto)

Non ne vorrete al vostro vecchio Yoda se anche stavolta ricorderà la battuta di Flaiano: “La situazione è disperata ma non seria”. Mentre l’Italia è sull’orlo del baratro e al Quirinale si svolgono preoccupate consultazioni, da Santoro vanno in onda inseguimenti affannosamente ridicoli di trafelati intervistatori che si fanno inevitabilmente sbattere sul muso la porta della macchina da Grillo, pallidi imitatori di Staffelli e di gabibbi vari che si fanno dire parolacce da D’Alema e ovvie banalità dai neo-parlamentari grillini. Si salta addirittura il primo break pubblicitario, a sottolineare plasticamente la drammaticità della situazione, per arrivare a far dire a Santoro: “Io non faccio politica, faccio il giornalista”, un’affermazione che a tutte le persone di normale buon senso non potrebbe che strappare un corale, ghediano “Mavalà!”.

Visto che Grillo non si concede ai giornalisti italiani, si recupera una sua intervista a una giornalista turca, in cui il comico sciorina il suo abituale repertorio misto di ragionevolezze e follie. Ha perfettamente ragione quando ride sul fatto che dopo tanti anni di maggioranze e opposizioni colluse tra loro oggi si dia la responsabilità dell’ingovernabilità al Movimento 5 Stelle. Ma l’asino casca quando gli scappa un sorrisetto di superiorità nel pronunciare (assai a fatica, per la verità) “liquid feedback”, nel tentativo di spiegare che la grande rivoluzione del secolo è internet e che con la rete si cambierà la politica, anzi si cambierà tutto il mondo. Grillo si fa bello del fatto che i parlamentari medi non conoscano il significato di quei quattro termini che Casaleggio gli ha insegnato a fatica…ma se è tutto lì il suo potenziale di innovazione politica, c’è veramente da preoccuparsi. E infatti Giulia Innocenzi ha buon gioco nel farsi spiegare dal guru internettaro di Obama che la rete serve solo per attivare i volontari che vadano poi porta a porta, ed è illusorio pensare che la rete in sé sia la soluzione politica, che invece viene dal rapporto vero tra persone vere.

Uh! Davvero interessante, e ancora più interessante l’intervento di Sgarbi che smonta da par suo la retorica montante delle magnifiche sorti e progressive della rete. Tra le altre cose stigmatizza con grande facilità l‘ignoranza crassa di Grillo rimproverandogli di perdersi nella confusione di internet dove gli stupidi restano stupidi anche se sono tanti. E al vostro vecchio Yoda viene alla mente una famosa massima di Longanesi, guarda caso grande amico di Flaiano: “Uno stupido è uno stupido. Due stupidi sono due stupidi. Diecimila stupidi sono una forza storica”. Ma la trasmissione si fa vieppiù interessante quando due ex-attivisti 5 Stelle dimostrano chiaramente che la tanto strombazzata democrazia della rete può essere messa in crisi in un attimo da sistemi di ogni genere in grado di zittire le voci scomode o cancellare i post dai blog. E qui non si tratta di illusionisti o millantatori, ma di giovani smanettoni che sono in grado di fotografare le pagine del blog di Grillo prima e dopo la cancellazione dei post scomodi: vien proprio da dire che chi di rete ferisce di rete perisce…e su questo fronte ne vedremo sicuramente delle belle.

Per il resto la discussione si arena sugli stucchevoli pronostici su come finiranno le consultazioni del Presidente della Repubblica fino a che non scoppia all’improvviso il caso del Presidente del Senato Grasso, che telefona per invitare Travaglio a un confronto da tenersi al più presto possibile per poter “carte alla mano” difendersi da quelle che a parer suo sono accuse infamanti. Non può aspettare la prossima settimana perché – sostiene Sgarbi – essendo addirittura un potenziale presidente incaricato non può accettare ombre sulla sua reputazione: così Santoro ci può informare che su Twitter si è già scatenata la corsa degli anchorman a ospitare il duello.

Come al solito non è il caso di citare le mosce vignette di Vauro – in studio nemmeno una piccola risata! – ma vale la pena di ricordare la performance di Sgarbi che ha più volte ricordato la massima di Mao: grande è la confusione sotto il sole, quindi il momento è propizio per trovare vie d’uscite innovative. Trasmissione più interessante del solito, anche perché dopo aver contribuito significativamente alla crescita del movimento di Grillo, la redazione di Annozero è partita ora alla caccia dei difetti e delle incongruenze dei grillini: tormentone che sicuramente animerà le prossime puntate.

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