SERVIZIO PUBBLICO/ Sgarbi mette “in fuga” Cacciari, Travaglio e Santoro

- Maestro Yoda

Ieri è andata in onda una nuova puntata di Servizio Pubblico che si è rivelata scoppiettante, ma non per l’atteso intervento di Marco Travaglio. Il commento di YODA

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Vittorio Sgarbi (Infophoto)

Buona l’idea di cominciare con una canzone, questa volta di Vasco, che canta “L’anima non si vende”. Bella la canzone, assai meno bello il pistolotto iniziale che mescola una reprimenda ai cattivi consiglieri di Beppe Grillo con i retroscena della storia Grasso-Travaglio-Ruffini, che Yoda non crede interessi ad alcuno sano di mente. Ma Santoro, che oramai si ritiene un padreterno, crede per questo che tutto quello che lo riguarda sia sacrosanto e interessante. Dispensa ammonizioni e giudizi che sanno tanto di vendetta. Ad esempio: “Bersani si è sempre rifiutato di partecipare alle nostre trasmissioni…e ora sta sparendo dalla scena”. Il vostro vecchio Yoda vi ha molte volte detto che ritiene Santoro uno dei migliori fichi del bigoncio dell’arena televisiva. Ma sopporta sempre di meno questa aspirazione di fichi e fichetti del giornalismo nostrano (l’allusione a Travaglio non è per nulla casuale) ad autoincoronarsi imperatori del regno delle onde radiotelevisive.

A ogni buon conto si è disposto ugualmente a seguire attentamente la nuova puntata di Servizio Pubblico, visto che la presenza di Sgarbi e Cacciari garantisce in partenza un certo spessore di pensiero. Cacciari lamenta subito che i soliti noti da vent’anni non hanno fatto nulla in Parlamento (stesse tesi di Grillo esposte con maggiore intelligenza ed eleganza), se la prende con la sua compagna di partito Puppato, attaccata per aver difeso Bersani dalla Di Girolamo (Pdl), fatto che suscita l’ilarità del pubblico quando la nostra sentenzia che nell’attuale situazione il segretario del Pd sta facendo gli interessi suoi e del suo partito invece che quelli dell’Italia, come dovrebbe fare ogni buon politico (a pensar male si fa peccato, ma forse il pubblico avrà pensato a un po’ di leggi ad personam…).

Quando è il suo momento, Sgarbi riprende il tema della settimana scorsa, ricordando che se l’Italia è nota nel mondo per i più grandi rappresentanti della letteratura, dell’arte e della musica, uno dei nomi giusti per rappresentare il Paese come Presidente della Repubblica, secondo lui, è Muti. L’idea non è per nulla male per la verità, ma dato che Cacciari scuote la testa, Sgarbi viene preso da uno dei suoi accessi polemici e gli rimprovera alzando la voce che nemmeno lui sa niente delle bellezze culturali di Venezia, e per di più è responsabile di aver fatto fare il tanto discusso ponte di Calatrava…! Apriti cielo: a fronte di questo insulto (insulto?) Cacciari si alza e se ne va (il vostro vecchio Yoda nel frattempo ha spaventato i vicini lanciando in aria dalla gioia il suo bastone, visto che sul ponte di Calatrava, costruito con totale disprezzo dei viaggiatori, è ruzzolato rischiando l’osso del collo).

Finalmente tocca a Travaglio, che avrebbe dovuto rispondere da par suo a Grasso, cantandogliele da par suo. In realtà è noioso, racconta dettagli messi in fila non si capisce quanto arbitrariamente, e alla fine, dopo un lucido intervento di Sgarbi, ritratta e ammette: “In fondo io non ho mica detto che è un mascalzone, ho solo detto che è uno molto furbo…”. È merito di Sgarbi se finalmente Travaglio viene fotografato alla perfezione. “Travaglio adora fare il pm monologante, odia il contradditorio, vuole solo distribuire patenti di moralità pubblica”. Ne ha pure per Grasso però: “Con quello che durano i processi, 5, 6 anni, il super pm Grasso non può aspettare 5 o 6 ore per avere un po’ di giustizia televisiva?”.

Bisogna dire che Sgarbi ultimamente ha imbroccato un registro di ottimo livello, raffinato, appuntito, nutrito in particolare della sua sterminata cultura. Liberato dall’appartenenza politica (“dovunque mi hanno candidato poi mi hanno cacciato…”), Sgarbi può fare il polemista colto a tutto campo, alzando assai più di una volta il livello delle trasmissioni cui partecipa, ed è certamente per questo che Santoro lo ha già invitato per due puntate di fila.

Passati i momenti forti di Sgarbi però la trasmissione si perde nei soliti altri rivoli: servizi sulla manifestazione del Pdl in piazza del Popolo, con un bel numero di trucidoni che ce l’anno con i magistrati comunisti, fino a pescarne uno che ostentava una medaglia ricordo di Mussolini.

Alla fine, Servizio Pubblico mostra di essere molto simile a Travaglio: un pm monologante che distribuisce patenti di moralità personale e politica. Quello che di interessante viene fuori è il più delle volte dovuto alla capacità di ospiti come Sgarbi, la Puppato, la Di Girolamo, la madre del povero ragazzo ferrarese pestato a morte dai poliziotti (altro tema interessante infilato in trasmissione per creare un po’ di dramma…in stile Vespa, insomma!). Guarda caso, tocca a Sgarbi seminare un altro po’ di pepe accusando Cancellieri, Monti, Terzi, Di Paola, di essere dei confusionari… altro che tecnici: questione dei Marò docet.

Poi si continua con una intervista a Dell’Utri che sguscia da par suo tra le domande scomode di Ruotolo. La Puppato ne approfitta per infilzare la Di Girolamo sull’impresentabilità del Pdl, e tutto viene risucchiato in un vortice che ci sprofonda sempre più in basso, mentre il solito economista sciorina le sue cifre: aumento della disoccupazione, aumento delle tasse, crollo del Pil, per finire con un numero amaramente illuminante: i 10 italiani più ricchi hanno insieme la ricchezza di 3 milioni degli italiani più poveri… Accidenti, dobbiamo mutilare la sentenza di Flaiano che oramai Yoda vi ha fatto imparare a memoria: “La situazione è disperata. Punto.”, come direbbe Bersani.

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