POLITICA & COMUNICAZIONE/ “Saper dire le cose” è più importante che “saper fare le cose”?

- Maestro Yoda

Sono sempre più rari oggi i giornalisti capaci di far riflettere, mentre i politici fanno a gara per essere presenti in tv. YODA ci spiega cosa sono diventati politica e comunicazione

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Immagine d'archivio

Come ben sanno i lettori, il vecchio maestro Yoda si occupa di comunicazione, in particolare quella televisiva. Il che, oggi come oggi, significa soprattutto occuparsi di politica. Non a caso, sul Corriere, il vate supremo dei critici televisivi, Aldo Grasso, titolava domenica 21 aprile nelle sue due mezze colonne di commento ai fatti della tv: “Le Quirinaleidi meglio dei reality”. E nella sua rubrica domenicale in prima pagina sfotteva la più che piacente portavoce di Bersani, Alessandra Moretti, che ha pubblicamente annunciato di votare scheda bianca alla chiama per Marini, contravvenendo alla proposta del suo segretario approvata apparentemente all’unanimità da tutto il PD. Ma questa è già tutta un’altra storia. A Yoda interessa offrire qualche spunto di riflessione un po’ più approfondito e complessivo sul ruolo che la comunicazione ha via via assunto nei suoi rapporti con la politica.
Un tempo c’erano solo i manifesti. Poi c’era il Servizio Pubblico, ben presto strutturato con tre reti televisive e radiofoniche, tre tg, tre giornali radio… per accontentare la lottizzazione di DC-PSI-PC. I partiti sono spariti, la lottizzazione è rimasta, anche se nel frattempo si sono perse le ragioni della assai costosa tripartizione. Apparire o diventare ospite frequente dei talk-show politici è diventato spesso il lasciapassare per accedere a incarichi parlamentari o pubblici. Sempre più spesso il “saper dire le cose” è diventato più importante che il “saper fare le cose”. Così è successo che sconosciuti sindacalisti arrivassero a diventare presidenti di regione, o che ottimi critici d’arte si perdessero nelle difficoltà delle gestioni amministrative. Non a caso il più longevo dei leader politici italiani, lo è in gran parte grazie alla capacità di essersi costruito un grande impero multimediale, che all’occasione viene trasformato in una macchina da guerra anche capace di convincere molta gente di tutto e del contrario di tutto (Imu docet…).
Ma il problema che sta all’origine di tutto è la sempre più diffusa convinzione che sia sufficiente sapere comunicare bene (magari anche le cose non fatte…) e – soprattutto – che “saper comunicare” non sia  poi così difficile! Grave errore: lo abbiamo visto con la discesa in campo di Monti e con i pessimi risultati dei consigli ricevuti dal guru di Obama, che è riuscito a fargli dilapidare un patrimonio di altissima reputazione facendogli usare toni aggressivi verso gli avversari, scrivere “wow” su Twitter e persino adottare un cagnolino che non si sarebbe mai sognato di prendere. 

Questo cortocircuito ha stretto in un unico nodo la casta dei politici e quella dei giornalisti: fanno tutti a gara per essere presenti in tv per promuovere la propria immagine o il proprio ultimo libro…incuranti del fatto che ne valga davvero la pena. Famosi anchor man si vantano di aver fatto una maratona di 10 ore commentando le Quirinaleidi, intervistando parlamentari, attivisti e passanti…come se non ci fosse chi lavora ogni giorno 10 ore a progetti ben più seri senza vantarsene con l’universo mondo. Dopo le penose performance del PD con Marini e Prodi, fa una certa impressione sentire gli esponenti delle varie correnti inneggiare all’elezione di Napolitano, dimentichi del fatto che la situazione è simile a quella di una classe di bambini che ha reclamato la presenza del preside perché in classe c’era troppo disordine creato da loro stessi. Ma se la casta sta annegando nel ridicolo, la casta dell’anticasta (i grillini) sfidano sempre di più il buon senso: minacciano sfracelli e marce su Roma “in nome del popolo vittima di un golpe” (due terzi del parlamento che ha votato Napolitano davanti alle telecamere!), inneggiano ad una del tutto inesistente democrazia della rete senza dichiarare i piccolissimi numeri che rappresenta. 
Sempre più rari sono i giornalisti capaci di aiutare a riflettere, sempre più rari i media che non hanno come principale obiettivo la pubblicazione di un qualche scoop. La politica ritroverà la sua anima quando recupererà la buona comunicazione: azioni svolte nell’interesse comune fatte conoscere perché meritano. E’ un sogno che il vostro vecchio Yoda non smette di immaginare. E meno male che ogni tanto (ma sempre troppo di rado) la pubblica opinione cancella qualcuno che è straripato per anni da giornali e teleschermi. Feroce ma azzeccato il giudizio che quel sacripante di Craxi aveva dato di Fini: “Non dice nulla, ma lo dice benissimo”. Ma quanti ce sono ancora in giro così, nella casta e nell’anticasta!



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