M5S E WEB/ La democrazia liquida di Beppe Grillo è roba da pirati e avventurieri

- Maestro Yoda

Per il MAESTRO YODA, la rete non è la nuova agorà della democrazia, ma semmai un luogo ideale per pirati e avventurieri dove la privacy rischia di diventare un sogno perduto

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Il vostro Yoda lo ammette: oggi come oggi è davvero difficile non perdere la bussola, perché i media vecchi e nuovi dicono tutto e il contrario di tutto. Così come i politici nuovi – o meglio, neo-arrivati, o meglio ancora…”parvenus”, per dirla alla francese – che accusano i politici vecchi di essere falsi e ipocriti, mescolando alcune sacrosante verità con troppe bugie. Così la confusione che aumenta è la stessa realtà che sembra essere stata descritta nel 1849 dal poeta Fusinato: “ma il vento sibila, ma l’onda è scura, ma tutta in tenebre è la natura…il morbo infuria, il pan ci manca, sul ponte sventola bandiera bianca”. Come per la Venezia di allora, il bel paese oggi è alle corde, la crisi è diventata endemica e duratura, mentre le proposte per uscirne sono ancora troppo vaghe. E i nuovi arrivati sulla scena politica passano per lo più il tempo a lanciare accuse a destra e a manca, dimentichi del fatto che le loro continue contraddizioni finiranno per allontanare tutti quelli cui è rimasto un po’ di sale in zucca. La più clamorosa delle incongruenze è quella che riguarda il rapporto di Grillo con la Rete (con la R maiuscola, come ama scriverla). Abbiamo già detto che lui e il suo compare Casaleggio ne hanno fatto scientemente un uso “televisivo”, facendo finta di ascoltare gli internauti, ai quali invece sono stati continuamente somministrati proclami e parole d’ordine con un flusso perennemente a senso unico.

Hanno scippato il concetto di società liquida ad un famoso sociologo come Baumann, coniando quello di democrazia liquida “dove uno vale uno”: si è ben visto in occasione delle “quirinarie” come è andata…pochissimi votanti, risultati rivenduti come fossero un’ordalìa senza appello…salvo poi scaricare qualche settimana dopo i beniamini prescelti, osannati per qualche giorno, coprendoli di insulti. Insulti che vengono riservati a tutti gli adepti del movimento 5 stelle che osano fare qualche semplice osservazione, visto che per chi critica o dissente c’è l’espulsione o l’anatema (chi non è d’accordo “è fuori”, strano concetto per un luogo come la rete, assai difficilmente inquadrabile in queste troppo semplici categorie come “fuori” e “dentro”). Grillo è poi diventato il condensato per eccellenza di tutti i luoghi comuni della rete, luoghi comuni che gli accadimenti degli ultimi giorni stanno clamorosamente smontando. La rete come luogo di democrazia? Semmai un luogo ideale per pirati e avventurieri, dove solo i pochi che ne padroneggiano veramente i meccanismi fanno soldi a palate, un luogo dove la privacy rischia di diventare un sogno perduto, peggio ancora, un fattore di scambio economico. E figuriamoci la democrazia!

In molti, troppi, hanno poi creduto che in rete fosse tutto gratis, o che tutto dovesse essere gratis…invece, dopo aver messo a grave rischio il diritto d’autore, ora ci si sta accorgendo a poco a poco che se vuoi vedere sul web contenuti di qualità devi pagare o sorbirti la pubblicità (che è lo stesso), mentre si contano sulle dita di una mano i monopolisti che ci fanno i soldi veri…e a tutti gli altri restano solo briciole. Naturalmente Grillo si scaglia anche contro di loro, dimenticando del tutto la trave nel suo occhio: si apprende infatti, da un articoletto apparso sul Sole 24 Ore (versione on line, che nemesi!) che Grillo e Casaleggio, quatti quatti, a forza di sostenere le battaglie ambientali, raccoglierebbero fino a 10 milioni di euro l’anno in pubblicità di servizi e prodotti ecologici, proprio in virtù dei milioni di click che loro contestano a Google: ma come, perché il blog di Grillo dovrebbe aver diritto di farsi pagare in base alle visite degli internauti, mentre Google – che se non altro si è inventato il sistema – non dovrebbe fare altrettanto?

Altra macroscopica contraddizione è quella rilevata con la solita maestria da Francesco Merlo su Repubblica. Il corrosivo editorialista ha chiaramente stigmatizzato la conquista da parte del Movimento 5 stelle della commissione parlamentare, da lui definita “la più inutile e ipocrita”: la Commissione di Vigilanza Rai. Una commissione dove al massimo si dànno indirizzi, si sollevano questioni, ma nulla si può fare realmente nei confronti della gestione dell’azienda di servizio pubblico e dei suoi programmi. Un’altra vittoria che si ritorcerà presto contro i grillini, innanzitutto perché incapaci di muoversi nelle istituzioni -come in molti hanno già notato- e poi perché troppo incolti e ondivaghi e , soprattutto, troppo facilmente populisti, come dimostra il lancio del sondaggio “Microfono di legno”, altra forma di vera e propria lista di proscrizione. Che faranno, sottoporranno i risultati del sondaggio all’attenzione della commissione? Sbraiteranno per avere più spazi per loro o – senza alcuna possibilità di riuscita – chiederanno sanzioni per i giornalisti che parlano male di loro o non li rappresentano adeguatamente? Avrebbero fatto meglio a puntare ad una sola Commissione, quella che sovrintende ai servizi segreti. Lì sì che ci sarebbero state “scatole di tonno da aprire”, ma anche in questo frangente è apparsa chiara la loro miopìa e la scarsa conoscenza del funzionamento delle istituzioni e dei meccanismi parlamentari.

Più furbescamente e tartufescamente, con l’intesa dei megapartiti, la commissione sui servizi è andata alla finta opposizione della Lega, alleata dovunque con Berlusconi, che invece provvederà a tenere ben chiusa la scatoletta che probabilmente contiene anche un po’ di pasticcetti combinati da chi ha governato negli ultimi anni. “Finiranno i governi e i parlamenti” ha profetizzato Casaleggio “e il mondo sarà governato dal sapere diffuso della rete”. Forse Casaleggio non legge i report delle più avanzate società di ricerche americane, che da qualche mese stanno segnalando il fatto che proprio a causa dell’esponenziale crescita di download “gratuito e democratico” di contenuti audiovisivi su tablet e cellulari, la rete sta semplicemente per collassare, visto che si sta raggiungendo il punto critico di saturazione della banda disponibile. Se si continua così, ammoniscono i veri esperti, serviranno server sempre più potenti, sempre più energia per alimentarli, sempre più banda per far passare il fiume in piena dei contenuti…Altro che democrazia liquida…il mondo, ancora una volta, sarà di chi dispone di ben altri “liquidi”, ma nel senso di risorse finanziarie. Se oggi fosse vivo, alle orecchio di Grillo e Casaleggio, Totò farebbe risuonare con molta semplicità uno dei suoi più tuonanti: “Ma mi faccia il piacere”.

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