I DIECI COMANDAMENTI/ Benigni e lo “show” tra soldi, satira e poesia

- Maestro Yoda

Ieri sera su Rai 1 è andata in onda la prima puntata de “I dieci comandamenti”, l’attesissimo show di Roberto Benigni dedicato al Decalogo. Il commento di YODA

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Roberto Benigni (Infophoto)

Come tanti, saranno stati certamente milioni, anche il vostro vecchio Yoda si è accomodato davanti alla tv per vedere che ne avrebbe fatto Benigni dei Dieci Comandamenti. Molto facile da commentare l’inizio. Scenografia circolare, un grande tripudio di legno. Per giustificare una scarica micidiale di pubblicità, la Rai ci ammolla un’anteprima in cui si autocelebra per aver costruito un teatro nel teatro e sistemato un bel po’ di proiettori: secondo Yoda, si sarebbe potuto ottenere lo stesso effetto andando in una sala dell’Auditorium di Roma di Renzo Piano e risparmiare un pozzo di soldi… Già, i soldi.

Yoda ha deciso di tenere d’occhio Twitter, sicuro che sarebbe stato duro e praticamente impossibile commentare uno spettacolo del genere, tranne il solito incipit a base di battute. Così i tweet sul tema non si sprecano: scrive CriticoDelWeb: Patetico Benigni “Ci inginocchiamo davanti ai soldi dalla mattina alla sera”. Proprio lui parla! 4 mln per due serate!. Insiste Roger Halsted: nella versione de I Dieci Comandamenti di Benigni, al posto di “non rubare”, c’è “pecunia non olet”. Sottolinea Matteo Grandi: Produce Nicoletta Braschi. Tanto per non disperdere un solo centesimo da casa Benigni. Ma c’è chi passa subito al contrattacco, come Felicia Monteleone: State sempre a criticare! Ma bastaaa! Godetevi questi rari momenti di bellezza televisiva, Benigni appassiona sempre. Lapidario Fillo Fillo: lo stupido invidia i giusti soldi guadagnati dal colto. Sentenzia Giada, pur con qualche problema di italiano: Ma quelli che fanno i conti in tasca a Benigni, svalorizzando l’arte e la cultura in tv, che problemi esistenziali hanno? Conclude meravigliosamente Cetty D. interpretando alla perfezione il pensiero di Yoda, troppo vecchio per twittare: Il problema della Rai è che per ogni serata di Benigni ce ne somministra 200 di Vespa. Potremmo invertire? Grazie.

Fin dall’incipit del programma si capisce che il format è sempre lo stesso: attaccare con battute fulminanti sull’argomento del momento, per poi passare alla vera performance sul tema. «Solo un miracolo ci può salvare», ha esordito, «La politica in questo momento non esiste, meglio buttarsi su Dio». «Il tema doveva essere la Bibbia, e invece dobbiamo occuparci di Rebibbia. Sono felice di essere a Roma, di vedervi tutti a piede libero», ha poi continuato. «Con l’aria che tira, siete gli unici in tutta la città, abbiamo fatto fatica a trovare tutte insieme tante persone incensurate». «Comunque – ha insistito – Roma rimane la più bella città del mondo, sotto Natale poi, con gli addobbi, le decorazioni, ce ne sono tantissime, specialmente quelle bianche e blu lampeggianti che hanno messo sopra le macchine per farle vedere meglio, con quei suoni tipo cornamuse. In Campidoglio è pieno». 

Poi, ancora sull’inchiesta: «I politici ci sono giustificati dicendo: ho sbagliato a scegliere collaboratori che sembravano insospettabili, persone perbene… Eppure i soprannomi erano il “porco”, il “cecato”, il “ruvido”…capitava che la segretaria dicesse che “domani alle undici non puoi ricevere il magnabudella, c’hai già il trinciapalle”. E così in un attimo s’è mangiato vivi i Veltroni e tutti gli altri che si sono dimostrati sorpresi della doppia vita dei loro più stretti collaboratori».

Finisce la parte satirica con un passaggio che ricorda Chesterton: «Credete a Batman e all’Uomo Ragno e non volete credere in Dio? Questa sera dovere farlo, Lasciarvi andare. E facciamo ora dieci secondi di silenzio, perché Dio sta nei frammenti di silenzio».

Poi comincia la sua affabulazione poetica, puro stupore di un mago della parola cresciuto tra Dante e Sant’Agostino. Bella e sinceramente incommentabile: chi non l’ha vista se la cerchi su YouTube. E a Yoda piace terminare con questo pensiero: «Essere liberi non è facile. La libertà è faticosa, vuol dire essere responsabili delle proprie scelte, per questo tanti non la vogliono. Dio, invece, vuole che noi impariamo la libertà»

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