SERVIZIO PUBBLICO/ L’addio di Napolitano porta la noia da Santoro

- Maestro Yoda

Ieri sera è andata in onda la seconda puntata dell’anno di Servizio pubblico, la trasmisione di Michele Santoro, dove si è parlato delle dimissioni di Napolitano. Il commento di YODA

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Giorgio Napolitano (Infophoto)

A suo modo Santoro celebra il “novennato” di Napolitano usando come sottofondo per il suo pistolotto una splendida canzone di Renato Zero: “I migliori anni della nostra vita”. Afferma che proprio perché comunista fino all’osso, una volta arrivato al vertice dello Stato ci si è identificato al massimo, compiendo l’errore di radicalizzare la divisione tra casta e anti-casta, prendendo quasi aprioristicamente le parti della prima. Gli riconosce di aver fatto un grande sforzo nella speranza che si facessero le riforme, e gli riconosce l’onore delle armi anche se se ne va senza che l’obiettivo sia stato raggiunto. 

Colpiscono le immagini in cui si vede Napolitano che, all’atto della rielezione, schiaffeggia e fustiga i parlamentari, che si spellano le mani nell’applaudirlo. Colpiscono anche le immagini in cui una parlamentare grillina fa notare con toni accorati che, nonostante tutti questi sforzi, oggi si discute della riforma elettorale in un Parlamento vuoto, senza che le Commissioni abbiano lavorato.

Su questo scenario triste e amaro, ci tocca rivedere il panzone di Ferrara, con quella faccia da orco e i denti macchiati di nicotina seduto di fronte a un Travaglio magro e tutto ben vestito, mentre dall’alto incombe, sempre nella posizione del deus ex machina, Cacciari, con la barba ben curata e la camicia in tono con il gilet.

A Yoda verrebbe voglia di cambiare canale, soprattutto quando ha visto che Ferrara è venuto a La7 a presentare un suo libretto su Renzi e, proprio come Vespa fa alla Rai, cerca di acchiappare un po’ di vendite. Ferrara guarda Travaglio con sommo disprezzo quando, antipatico com’è, dice una grande verità: questo è sempre stato un Paese di voltagabbana (guarda caso il sottotitolo del libro di Vespa…) e di lobby al potere. Dal consociativismo a Berlusconi, dai Caf al patto del Nazareno, al governo di fatto ci sono sempre stati quelli che hanno saputo mungere soldi per se stessi e i propri amici, a prescindere dalle appartenenze politiche. Ferrara è livido, perché con molta eleganza Travaglio gli dà del lacchè, che ha sempre incensato Berlusconi e ora incensa Renzi. 

Poi la discussione si inerpica sui sentieri impervi e televisivamente assai pericolosi del bicameralismo perfetto e della legge elettorale, si litiga rumorosamente su questioni incomprensibili ai più, con l’intellettuale Cacciari che cerca con molta semplicità di infilarsi tra gli strilli di Ferrara e Travaglio, invocando il sistema americano, in cui i partiti si finanziano con donazioni di privati, essendo però obbligati a dire da chi hanno preso e quanto, pena severe sanzioni.

Poi arriva Orfini, presidente del Pd, la discussione si fa sempre più complessa e Yoda, ahi la vecchiaia, si assopisce. Si risveglia solo perché Orfini, che assomiglia moltissimo a Braccio di Ferro, con la sua vocetta stridula – davvero identica a quella del cartoon originale! – sta cercando di convincere gli astanti che il paragrafo del famoso 3% (il salva-Berlusconi) è stato un semplice errore. Apriti cielo: tutti si danno sulla voce, si riesce a sentire Travaglio che stigmatizza il fatto che questi benedetti errori si commettono sempre soltanto a favore dei grandi evasori e di Berlusconi e mai a favore dei poveri cristi. Pubblicità.

Poteva mancare Ruotolo con un servizio dalla Terra dei fuochi sulle storie drammatiche dei bambini morti per tumore, raccontate dalle povere madri? Da Marcianise, Ruotolo si fa riprendere mentre si tappa il naso camminando vicino a fumarole ed esalazioni chimiche che fuoriescono dal terreno. Un parroco racconta commosso di ragazze morte giovanissime, dell’incontro dei genitori con Napolitano… ed ecco che di colpo Santoro, dopo questa incomprensibile diversione -o forse comprensibilissima, dato che l’ascolto andava recuperato… – riporta il discorso sull’elezione del presidente della Repubblica, domandando se mai verrà un presidente in grado di ricordare alla politica che a situazioni come questa occorre mettere fine. Per dire anche che dovrebbero essere i territori a proporre i politici che si candideranno in loro nome… 

E così Orfini ricomincia a discettare di legge elettorale annoiando a morte l’uditorio con la sua petulante vocetta, entrando nel merito di Italicum, Porcellum, eccetera. Ci si mette pure Travaglio, che cerca pure di spiegare che alla fine tra le due opzioni non c’è grande differenza, e globalmente, con la legge elettorale che si intende approvare, su 730 parlamentari, 600 saranno i soliti schiavi portaborse indicati dalle segreterie. 

Che noia, che noia, ci siamo pure dovuti sorbire Ferrara che invece di fare caciara in cambio della promozione del suo instant book a favore di Renzi, ha fatto il gattone tutta la sera, dandoci una impeccabile lezione di “band-wagoning”, che in americano significa “salire sul carro del vincitore”.

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