FESTIVAL DI SANREMO 2015/ “L’insalata russa” per i pensionati di Carlo Conti

- Maestro Yoda

Ieri ha preso il via il Festival di Sanremo 2015, il primo sotto la conduzione di Carlo Conti. Tra ospiti e cantanti in gara, ecco il commento di YODA sulla serata

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Immagine di archivio

Arieccoci: venti di guerra minacciano l’Europa, l’Isis semina terrore e fa sollevare mezzo mondo islamico, la Grecia tiene tutti in apnea… ma Sanremo è Sanremo, e così la Rai, dopo aver bandito con molto orgoglio Miss Italia (ma che ci sarà mai stato di male nel scegliere la più bella tra un bel po’ di ragazze in costume da bagno…), rivendica invece con altrettanto orgoglio una saga canora che a detta di tutti i critici televisivi da lunga pezza ha fatto il suo tempo. 

Il direttore di Raiuno Leone dichiara con furbetta prudenza che sarebbe già un successo se per l’edizione numero sessantacinque si riuscirà a doppiare la media di rete, che è del 19%. In realtà, un Sanremo che facesse solo il 38% dovrebbe essere considerato un mezzo disastro…ma Leone sa benissimo che data la crisi gli italiani se ne stanno tutti a casa a guardare la tv, e poi, prima ancora che delle canzoni, per il momento c’è una gran curiosità nel vedere come se la caverà Carlo Conti, il superpresentatore del momento, il Baudo del terzo millennio. Che si porta dietro una sterminata platea di pensionati (secondo le statistiche, il pubblico di Raiuno è fatto prevalentemente di ultrasessantacinquenni concentrati al sud) e che quindi avrà il suo daffare per racimolare anche un po’ di pubblico giovane interessato alle canzoni cantate soprattutto da giovani. 

Mah, questo è il primo ossimoro sanremese: un sacco di giovani cantanti che ambiscono a farsi giudicare da un pubblico di vecchietti che non compreranno mai i loro dischi (che tra l’altro oggi non si vendono più; inoltre storicamente i vincitori di Sanremo assai di rado hanno fatto “cassetta”).

Scenografia virtuale tra il luna-park e la discoteca (Lucchini è la versione moderna di Lazarov, chi se lo ricorda?), sulle note di “Fanfare for a common man”, neanche fossimo alle Olimpiadi, arriva Conti, che entra subito in medias res presentando il primo cantante: come se si trattasse di un normale gioco preserale. Assomiglia straordinariamente a Francois Hollande, il nostro presentatore, proprio perché il primo ministro francese ha una faccia straordinariamente comune come la sua. Ma cosa avrà mai Conti per avere successo come presentatore? Ma è semplice: è davvero uno come tante persone qualunque, come lo è Magalli. Rappresenta il vicino di casa cui puoi andare a chiedere del sale perché l’hai finito, senza che ti metta in soggezione. La cosa in cui lui, come Magalli, come Baudo, eccetera, è eccezionale, è il saper stare disinvoltamente davanti alla telecamera senza impappinarsi, gestendo gli imprevisti, controllando lo studio, improvvisando quando è il caso, stare nei tempi previsti dalla scaletta…avete detto niente: queste sono le doti del bravo presentatore…

Conti in questo se la cava bene, anche se i testi messi in bocca a lui e alle sue tre accompagnatrici sembrano alquanto debolucci (Leone, Leone, è tutto qui quello che sanno spremere dalle loro meningi gli autori della Rai?). Mentre le due italiane, Emma e Arisa, incespicano subito leggendo il gobbo, appare ben più brillante Rocio Munoz Morales, neo fidanzata di Raoul Bova, bellissima spagnola focosamente vestita di rosso.

Ad altri spetta il compito di fare le pagelle delle canzoni, Yoda non è mai stato capace di apprezzare una canzone al primo ascolto, tranne che per Grazie dei fior e Volare: il che la dice lunga sulla sua età! Le prime quattro scorrono via senza lasciare traccia, a Yoda sembra solo che Malika abbia una canzone scritta appositamente per captare la benevolenza della giuria di qualità. E non gli resta che notare come il primo “superospite” Tiziano Ferro, veleggi di molte lunghezze al di sopra dei cantanti in gara. Un po’ patetica la presenza della famiglia più numerosa d’Italia: Conti non lascia mai finire al padre il suo ringraziamento alla Provvidenza che lo aiuta ad andare avanti…È un’idea buttata lì dagli autori come un tempo si faceva vedere la donna cannone al circo. Non di più.

Dopo un paio di canzoni arriva Alessandro Siani, finalmente con dei testi divertenti e di buon gusto, altro che quelli spesso volgarissimi di Made in sud… Dopo un altro paio di canzoni (a Yoda è piaciuta l’interpretazione di Lara Fabian, finalmente una che sa cantare) altro momento davvero patetico: la reunion di Al Bano e Romina. Dedicata senza dubbio ai pensionati fedeli a Carlo Conti. Tutti e due diventati assai penosamente più larghi che alti (Al Bano sembra addirittura esplodere nello smoking a ogni acuto) inanellano i ritornelli dei loro successi più famosi, ma nonostante i laser e la camera volante, la Rai sembra improvvisamente diventata una di quelle reti locali che trasmettono sempre questo tipo di canzoni.

Si distribuiscono targhe e fiori di rito, e secondo Yoda Conti abusa troppo dell’aggettivo “meraviglioso”. Meno male che il pietoso siparietto in stile amarcord lascia spazio a qualcosa di un po’ più giovane e di adeguato mestiere: c’è Nek, sosia di un giovane Franco Nero, con una canzone non brutta e ben interpretata.

Tra i superospiti arriva il dottor Pulvirenti, il medico di Emergency sopravvissuto al contagio del virus Ebola, che chiede aiuto per l’organizzazione umanitaria impegnata anche su questo fronte. Un altro inserimento un po’ a martellate di un argomento sociale, senza aver nemmeno cercato un qualche legame con l’evento: agli autori Rai proprio non gli viene mai bene il tema sociale, che appiccicano quasi casualmente, come i titoli di coda a Porta a Porta sulla distribuzione delle arance contro il cancro. Così, per fare vedere che il servizio pubblico è anche buono…ma con il minor sforzo possibile. 

Stiamo scivolando verso la fine – in realtà Yoda non vede l’ora – e, roba da non credere, va in onda un siparietto con alcuni finti giornalisti che rivolgono finte domande ai presentatori. Caricature da oratorio, testi di una modestia stratosferica…Ebbene, sono i Boiler in una pallida imitazione delle loro performance a Zelig. Evidentemente la sessantacinquesima edizione con il presentatore normale e le canzoni normali, quando cerca qualche picco – a parte Siani, che ha pure devoluto il suo compenso a due ospedali – lo raggiunge in negativo. Adesso Yoda capisce perché Leone è stato così conservativo: sapeva cosa sarebbe andato in onda!

Dopo una sventagliata di pubblicità siamo a mezzanotte, ma non è finita. Carlo Conti annuncia la band dei record, gli Imagine Dragons, che dopo aver vinto un Grammy Awards e venduto milioni di dischi nel mondo, sono di passaggio a Sanremo per presentare il loro nuovo disco, che uscirà il 17 febbraio. Domandine usuali su come hanno cominciato e di cosa tratta la canzone I bet my life che graziosamente fanno ascoltare anche a Sanremo 2015. La canzone inizia e finisce con un insolito accordo cantato a cappella, è di ben altro livello rispetto alla mediocrità di questa sessantacinquesima edizione del festival.

Chissà cosa ne penseranno i pensionati di Carlo Conti. Magari piacerà loro un po’ di più l’imitazione di Michael Bublè a opera di Cicchella…oddio…proprio uno dei comici di Made in sud! È troppo. Yoda spegne la tv. Non ce la fa a cuccarsi un altro dei tantissimi break pubblicitari solo per sapere come sono state votate le modeste canzoni di una serata che gli è parsa una insalata russa con pochi ingredienti di qualità annegati in una maionese meno che normale: semplicemente mediocre.

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