RAI/ Il toto-nomine “alla Renzi” che dimentica il servizio pubblico

- Maestro Yoda

Sui giornali si torna a parlare di riforma della Rai e della nomina dell’Amministratore delegato da parte del Governo. Un ottimo spunto di riflessione per YODA

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Ogni tanto il vostro vecchio Yoda getta lo sguardo dalla sua galassia sul vostro povero pianeta – che sembra non passarsela affatto bene tra terrorismo e surriscaldamento – e persino sulla povera Italietta che sembra pure cominciare a stancarsi del suo nuovo “ducetto”. Per la verità persino Yoda aveva sperato in Renzi, vista la ventata di rinnovamento che sembrava portare con sé. Ma oltre alla sciocchezza della rottamazione (che in sé non può essere un valore assoluto, dipende dal valore e dalla competenza dei soggetti), di grandi novità non se ne sono viste, a parte un’inondazione di chiacchiere, di proclami, di riforme buone per riempire le pagine dei giornali e non utili – in ultima analisi – per rilanciare realmente l’Italia.

Dando un’occhiata ogni tanto proprio ai giornali italiani, Yoda ha appreso dal Corriere della Sera, dal ricercatore Pagnoncelli, che il consenso del giovane premier si è praticamente dimezzato, dopo il cattivo risultato elettorale delle regionali e i pessimi risultati sulla vicenda dell’immigrazione. Inoltre il massmediologo Dagostino ha nel merito rilevato, assai correttamente, che il premier è solito mostrare i muscoli e fare la voce grossa in Italia prima di ogni incontro europeo, per poi tornare a casa senza che nessuno se lo sia filato, dicendo che “comunque è stato fatto un passo avanti”.

Qualche editorialista illustre (c’è sempre un qualche giornalista importante che aspira a un incarico in Rai) ha provato a difenderlo dall’accusa di assomigliare molto a Berlusconi, sostenendo che invece è uno statista giovane e moderno, ma basta guardare i video che girano sulla rete per rendersi conto quanto sia impressionante la somiglianza dei suoi comportamenti con quelli di Berlusconi. Un canale tv francese, intervistando Martin Schultz, presidente del Parlamento europeo, ha mostrato un video in cui il premier italiano, già arrivato con un imperdonabile ritardo a un incontro ufficiale con lui, lo trascina subito per un braccio incurante dello sgarbo istituzionale appena commesso, per potersi fare un selfie collettivo con un gruppetto di italiane anch’esse in attesa. Più tardi, mentre è con Schultz alla conferenza stampa di rito, nonostante il Presidente parli di questioni di interesse comune, lui, palesemente annoiato, si interessa solo ai suoi tweet, fino a sbadigliare platealmente. Mancava solo che si scaccolasse.

Se poi si dà un’occhiata all’esilarante – si fa per dire, perché in realtà è drammatico – video in cui una professoressa di lingue ha sottotitolato che cosa si è dedotto dal suo inglese maccheronico, non resta che concludere che l’allievo ha superato il maestro. Berlusconi ha fatto cose diverse, come apostrofare Obama a gran voce davanti alla Regina d’Inghilterra, fare le corna a un ministro nella foto, esibirsi in battute pesanti con una presidente donna… ma alla fine le figuracce fatte fare al Paese sono le stesse. Così a Bruxelles, anche a Renzi, ogni volta che parla tentando di accreditarsi come il rinnovatore dell’idea di Europa, oramai tutti fanno spallucce.

E non solo: sulla faccenda degli immigrati, come ha notato la sociologa Chiara Saraceno su Repubblica, il Commissario Mogherini per la quale Renzi si era battuto allo spasimo, è “letteralmente sparita”, mentre l’Italia se la sta prendendo in saccoccia, nonostante lui affermi che si stanno facendo passi avanti. Silenzio imbarazzato sull’affaire greco, vergognoso silenzio sulla lettera di Bruxelles che intima agli italiani di permettere la preparazione del formaggio con le polverine. Persino Farinetti ha taciuto!

Ma c’è ben altro di cui preoccuparsi: agli oggettivi limiti che stanno emergendo sempre più evidenti, si accompagna una voracità degna dei vecchi democristiani, socialisti e comunisti nel mettere le mani sulle poltrone che contano. Colpisce che tutti i cronisti, nel segnalare chi va o dovrebbe andare a occupare posti da cui si controlla l’Italia, raccontino che il merito principale degli eletti è costituito dall’essere stato in prima fila alla Leopolda, o di essere amici di Renzi o di qualche ministro o sottosegretario fidato. Intanto, è chiaro che oltre ad alcune aziende pubbliche, il Premier si sta pappando la Cassa depositi e prestiti, e qualcuno teme che i risparmi postali degli italiani possano essere usati per iniziative che possano avere ritorni elettorali come i famosi 80 euro (assistendo magari aziende decotte pur di vantarsi di aver risolto crisi drammatiche).

Leggendo poi un accuratissimo reportage di Emiliano Fittipaldi su L’Espresso a proposito della riforma (?) della Rai, ci si accorge che anche in questo caso l’approccio è assolutamente analogo. Gridare alla riforma improcrastinabile, al distacco dalla Rai dalla politica, per metterci a capo finalmente un Amministratore delegato con pieni poteri di rovesciarla come un calzino…purché sia di sua stretta fiducia e gli risponda direttamente. Nel suo articolo, Fittipaldi ricorda che “costituzionalisti esperti di comunicazione come Zaccaria e Lanchester affermano che anche con la riforma targata Renzi, il pallino della Rai resterà saldamente nelle mani della politica”. E non solo per dipendenza istituzionale dall’esecutivo, ma perché, oltre a essere nominato dal Governo, l’AD sarà scelto tra gli amici stretti del Premier.

A Yoda non resta quindi che guardare allibito a un metodo di gattopardiana memoria: “Bisogna che tutto cambi, perché nulla cambi”. On y soit qui mal y pense, ma Yoda sospetta che Renzi stia facendo una corsa contro il tempo per impadronirsi delle leve fondamentali dell’Italia, così da poterne gestire le risorse anche da semplice cittadino. Tanto per cominciare il presidio del cibo italiano lo ha consegnato definitivamente nelle mani del suo amico Farinetti, un altro che dichiara addirittura che la furbizia è la prima dote di un manager: guarda caso è l’unico che è riuscito a conquistare un appalto all’Expo senza gara! Ma questi sono dettagli da niente rispetto al resto della partita. Tornando alla Rai, dopo aver denunciato quanto è grave il metodo per le scelte dei manager che dovranno governare il Servizio pubblico, veniamo al merito.

Conoscendo bene tutto il sistema e i personaggi coinvolti, Yoda si stupisce sinceramente di alcuni di questi. E spera che i nomi siano fatti circolare solo per aumentare le quotazioni. Si parla, ad esempio, di Andrea Scrosati, responsabile dei contenuti di Sky. Ma perché mai un manager che sta scalando con merito una così importante multinazionale della comunicazione, dovrebbe andarsi a impelagare in un nido di vipere e di raccomandati dalla politica, oltretutto con un mandato a tempo e uno stipendio inferiore? Lo può fare solo se ha garanzie assolute per il futuro, ma Yoda è assai convinto che per Renzi valga il vecchio proverbio “Chi troppo rapidamente in alto sale, sovente precipitevolissimevolmente cade”.

Lo stesso discorso vale per Marinella Soldi, anche lei ai vertici di una solida multinazionale come Discovery, dove comanda con pugno di ferro in guanto di velluto: Yoda la vorrebbe vedere a pretendere dai giornalisti e dai programmisti Rai le stesse performance che pretende dai suoi dipendenti. Scatterebbero scioperi a oltranza neanche dopo quindici giorni. Discorso diverso per Campo dall’Orto: almeno un po’ di esperienza televisiva l’ha accumulata (sia pure in una tv piccolissima dedicata a target giovani e giovanissimi, mentre la Rai ha un pubblico prevalentemente anziano). Essendo attualmente parcheggiato, è l’unico che può essere intenzionato a sgomitare (ma nel caso, Yoda è sicuro che la palude Rai se lo divorerebbe in poco tempo).

Altro discorso vale per Vincenzo Novari, AD di H3G, che pare abbia affascinato Renzi dopo un viaggio in Cina e dopo una raccomandazione di Lucio Presta…ohibò, ma allora siamo sempre ai soliti nomi che ritornano e che menano la danza, per cui – gattopardescamente parlando – si farà finta di cambiare tutto ma gli artisti resteranno sempre gli stessi…quelli della scuderia Presta! Che noia! E che schifo! Questi sarebbero gli innovatori?

Quanto a Novari, che si è molto agitato anche a forza di sconti per acchiappare abbonati per H3G, siamo di fronte ad un nuovo caso Gubitosi, che è stato un bravo direttore finanziario del tutto a digiuno di programmi. Novari, forse, può vantare una maggiore competenza sulle torri di trasmissione, altro business che interessa il Renzi. Ma del prodotto che ne sa? Speriamo poi non sia vero – come si sussurra da più parti – che Renzi stia meditando di mettere le mani su tutte le aziende pubbliche per poi metterle sul mercato e cederne quote ad amici…Dio ce ne scampi.

Esaminati gli esterni, vediamo ora gli interni. Forte del suo passato alle relazioni esterne della Rai e delle sue buone relazioni con giornalisti di ogni tipo (oltre che con Gianni Letta e con il Vaticano per via degli spazi istituzionali sempre concessi da RaiUno alla Chiesa) riecco Giancarlo Leone, che potremmo chiamare “Ercolino sempre in piedi”. A leggere Fittipaldi e vari blog starebbe tessendo la sua tela per rimanere ancora ai vertici, e non è detto che non ci riesca, nel caso la riforma non riesca ad andare avanti. Peccato sia uno di quelli per i quali Yoda, se comandasse e contasse qualcosa nel Bel Paese, vorrebbe istituire un tribunale in stile Norimberga sui delitti commessi nel servizio pubblico, per il progressivo degrado negli ultimi vent’anni della sua programmazione, di cui Leone è sempre stato a vario titolo uno dei massimi responsabili…Tra i candidati interni, Fittipaldi cita Tinni Andreatta, già figlia del potente ministro democristiano, Direttore di RaiFiction, che si sarebbe ingraziata la potente lobby dei produttori. Certamente esperta di fiction, ma nulla si sa delle sue doti di manager. Secondo l’articolista dell’Espresso, sarebbe in pole position perché Renzi ama mettere donne in posizioni che contano; ma se poi va a finire come con la Mogherini, siamo fritti.

Tra gli interni viene preso in considerazione anche l’ex dirigente e già consigliere Nino Rizzo Nervo, e poi l’attuale direttore del personale Valerio Fiorespino. Nel caso di una scelta interna, a Yoda risultano essere innanzitutto persone per bene, che credono nel servizio pubblico e che pur rappresentando “l’orgoglio Rai” probabilmente avrebbero molte più chances per avviare il necessario ammodernamento senza gli sconquassi dei fantasisti che fanno innamorare Renzi. Chissà. Date le difficoltà che ogni giorno il governo incontra, e l’affollamento nelle commissioni, è davvero difficile che si riesca a fare la riforma Rai.

Gubitosi scalpita per andarsene in un altro posto, al punto che non ha nemmeno presenziato a Milano alla presentazione dei palinsesti Rai, peraltro sempre uguali a se stessi da molti anni: lì si sono pure risparmiati la fatica di far finta di cambiare qualcosa. Così potrebbe succedere, conclude Fittipaldi, che ci si rivolga agli interni nell’attesa della riforma: che Dio ve la mandi buona. Yoda almeno nella sua galassia si può divertire con il suo ricevitore interstellare. E fare a meno di pagare il canone Rai.

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