20 ANNI DI PORTA A PORTA/ Politici, trash e disgrazie per un show da “patate sul divano”

- Maestro Yoda

Ieri sera, su Rai1 in prima serata c’è stata la celebrazione dei venti anni di Porta a Porta, la trasmissione di Bruno Vespa, con una puntata speciale. Il commento di YODA

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Bruno Vespa (Infophoto)

Ieri sera, su Rai1 in prima serata c’è stata la celebrazione dei venti anni di Porta a Porta. Adeguandosi molto rapidamente alla sfrontatezza renziana, Vespa inizia circondato da ragazzi di vent’anni, che potrebbe anche essere un’idea carina se non fosse che Yoda vorrebbe trovarlo un ventenne che guarda Porta a Porta, visto che secondo le statistiche la guardano al massimo gli ultrassessantenni. Con malcelata soddisfazione, Vespa si rivolge ai ragazzi dicendo che il suo programma ha raccontato la storia dei loro nonni, dei loro padri, e forse racconterà anche la loro. Ma loro non se ne curano: di certo non la seguiranno.

Sorpresa: al piano, esegue la sigla di Porta a Porta nientemeno che Giovanni Allevi. Fa finta di dirigere la piccola orchestra con gesti plateali e dà il segnale di fine pezzo chiaramente fuori tempo. Vespa lo applaude emozionato come solo un mediocre può applaudire un mediocre. Però Yoda deve fare uno sforzo per essere onesto. Secondo lui Vespa non è affatto un mediocre: è invece uno abilissimo a lisciare il pelo ai mediocri e a quel pubblico che gli americani chiamano da anni “couch potatoes”, vale a dire “le patate sul divano”. E quindi che ci vuole per accontentare le patate? Qualche brivido di horror (decine e decine di puntate su delitti come Cogne e simili), ballerine sexy come la prima apparsa ieri sera con le chiappe quasi completamente al vento, il seno burroso e le curve di Valeria Marini, e un po’ di volti noti della Rai come Milly Carlucci, Antonella Clerici con la sua mole prorompente pericolosamente in bilico sui tacchi alti, Carlo Conti, Fabrizio Frizzi, eccetera. 

A proposito di Conti fresco di Sanremo, si comincia facendo cantare Francesca Michielin, seconda arrivata, che rappresenterà la Rai al Festival Eurovisioni. Poi un rapido montaggio dei tanti ospiti e degli eventi raccontati dalla trasmissione. Sembra quasi, nell’intenzione di Vespa, che nulla sarebbe successo senza la sua onnipresenza. Eppure è quello che ha fatto qualsiasi telegiornale! Si continua con un quiz in cui Conti fa domande a Clerici, Frizzi, Al Bano, Milly Carlucci, Frassica. È una scusa per mostrare brani di vecchie puntate. Impagabile la soddisfazione di Vespa quando la Carlucci indovina che il più alto share della trasmissione (77% nel momento clou) fu raggiunto più che per l’elezione del Papa, per il calcio che la Melillo diede alla Mussolini! Ecco spiegate le vere aspirazioni di Vespa. D’altro canto che cosa può interessare e scuotere le patate se non una scena vergognosa come questa, visto che si trattava di due parlamentari, e per di più donne? Domande facili facili, mera scusa per rivedere qualche vecchio spezzone di Porta a Porta. 

Come al solito se la cantano e se la suonano tra di loro, anzianotti anzichenò, così che Vespa può gongolare ogni volta rivedendo se stesso in alcuni momenti topici del programma. Vi pareva che potesse mancare un collegamento da New York con i tre tenori de Il Volo? Eccoli. E poi pubblicità. Ma dopo si riprende con spezzoni di musica: Lucio Dalla con Pavarotti, e poi Al Bano con la sua faccia da cafone del sud, anche nel senso etimologico della parola, insopportabile con il capello lungo sulle orecchie. E che ci ammolla pure una sua gigionesca e gridata interpretazione di “Nessun dorma”. Yoda già non ne può più, si sta scendendo troppo in basso. Al Bano osa pure dire a Vespa: “Ti auguro di continuare così per altri cinquant’anni. Perché dove c’è valore è giusto che arrivi a casa della gente.” Sic. Da toccarsi, visto che a quella data Vespa e i suoi spettatori saranno certamente oramai tutti sotto terra. 

La trasmissione scorre via sulle onde della musica che sicuramente piace alle patate sul divano. A sorpresa appare uno spezzone registrato prima, con un Berlusconi inceronato e pitturato in testa come non mai. Siparietto sul rispetto o meno del famoso contratto con gli italiani, con un atteggiamento di Vespa un po’ meno accomodante che in passato, visto che ora comanda Renzi. Non si sa mai. In cauda venenum: Berlusconi riesce a dire per una volta una grande verità: “Siamo in una fase di democrazia sospesa perché il governo non è stato costituito su mandato del popolo, ma grazie a dei transfughi, violando la Costituzione che dice che il potere sovrano ce l’ha il popolo”. Vespa, udite udite, cerca di contraddirlo, ma Berlusconi tiene il punto, e il grande conduttore preferisce battere in ritirata finendola lì con un tema che stava diventando pericoloso. Meglio reintrodurre i tre tenori che cantano in diretta da New York il loro successo di Sanremo. Quindi tutto dejà-vu, incluso il pubblico che si sbraccia in applausi scroscianti in studio. 

Si sorride un po’ di più con Frassica, ma poi si piange con le immagini delle Twin Towers dell’11 settembre, giornata in cui Porta Porta, roba da non credere, “organizzò una trasmissione speciale”. Ma guarda un po’, che altro poteva fare? Era il minimo, no? Fastidiosissimo poi riascoltare la voce di Vespa che sa raggiungere abissi particolari quando con tono da becchino portasfortuna commenta le grandi tragedie snocciolando il numero dei morti. Segue colloquio con Mario Orfeo, che ricorda che a Porta a Porta ci sono stati tutti gli otto Presidenti del Consiglio e così si ricomincia con gli spezzoni che francamente tutti vorreste dimenticare, visto che a turno ce l’hanno messa tutta per ridurre l’Italia come oggi è ridotta. 

Arriva la Clerici che cinguetta un po’ con Vespa e poi fa entrare gli odiosi ragazzini di “Ti lascio una canzone”. Trasmissione che un Servizio pubblico dovrebbe bandire perché si mostrano dei poveri bambini che cercano smodatamente di imitare gli adulti. Poi i due accennano a un misero passo di danza come se stessero facendo qualcosa di eccezionale.

Applausi. A comando, naturalmente, dato che non ce ne sarebbe alcun motivo. Appare poi un Prodi del 1996 che dice che il Paese è bloccato e le cose stanno andando male. In diretta dice che le cose stanno ancora così. E naturalmente afferma che quando è stato lui al vertice dell’Europa tutto andava per il meglio, ma poi è venuta la crisi. Vespa gli chiede se ritiene giusto che sia la Germania a comandare, e Prodi ovviamente risponde che bisognerebbe riequilibrare un po’. Un breve divertente saluto registrato di Fiorello da Parigi e poi si riattacca con la musica, con un canuto Peppino di Capri che cerca di imitare se stesso da giovane. Insomma nessuno vuole mollare la tv, anche se sarebbe meglio lasciare il buon ricordo che avevamo con i loro successi da giovani, Così, piano piano, la celebrazione dei vent’anni di Porta a Porta si trasforma in quelle trasmissioni delle reti cosiddette minori, dove abitualmente si ritrovano gli ex-famosi. Che pena, sinceramente, anche perché la voce di Peppino a un certo punto non gliela fa, e gli si strozza in gola. 

Vespa vuole ricordare il momento della morte di Papa sostenendo di aver dato la notizia per primo, e mentendo palesemente in quanto Yoda ricorda di aver letto da più parti che siccome era intervenuta la pubblicità, la Rai fu invece battuta di poco da Canale 5. Che sia vero o no, come si fa a gloriarsi di aver raddoppiato l’audience per aver dato una notizia ferale? Come Yoda vi ha già detto, questa è la vera cifra di Porta a Porta, oltre al mescolare continuamente l’alto e il basso. A proposito di alto e basso, dopo uno spezzone con la magnifica Marylin che canta Happy Birthday a Kennedy, esce da una torta Valeria Marini, per la gioia delle patate sul divano, che canta la stessa canzone a Bruno Vespa. Un momento sinceramente trash. Vespa ha pure lo sfrontato coraggio di ostentare con orgoglio i plastici dei delitti presentati a Porta a Porta, in primis quello di Cogne con le immancabili commentatrici di queste storie truculente come l’onnipresente Simonetta Matone. Sinceramente, che schifo! Come i bambini di “Ti lascio una canzone”, questo è ciò che un Servizio pubblico non dovrebbe trasmettere con tale insistenza. Un conto è stare un paio di volte sull’attualità, un conto è insistere nello sfrucugliare per decine e decine di puntate nelle profondità più oscure dell’animo di disgraziati coinvolti in delitti efferati. Ma tant’è, cosa non farebbe Vespa per un po’ di audience! 

Il sentimento di tristezza non si allenta nel vedere tornare al piano il sempre modestissimo Allevi. Momento presto superato con la presenza del sempre simpatico professor Calabresi, esperto di diete, altro argomento continuamente reiterato a Porta a Porta, con la conferma dell’esperta di audience, Silvia Motta, che assicura come la presenza del dietologo faccia spesso alzare l’audience, in particolare del pubblico più anziano. Siamo sul finale: in piena atmosfera da rete di serie B, Peppino di Capri intona “Champagne” mentre il maggiordomo porta il carrello con i bicchieri e tutti si alzano in piedi a cantare insieme ad Albano, ahimè, ancora una volta, “Felicità”. Titoli di coda. Così a spese della Rai, a spese della nostra pazienza, e per la consolazione delle patate sul divano, Vespa si è autocelebrato. Ci mancava solo si facesse scolpire in diretta un busto di marmo da mettere in viale Mazzini. Ma adesso, più grande ancora è la consolazione di Yoda – che da anni non guardava più Porta a Porta – e che da stasera certamente non lo farà mai più per il futuro. Nemmeno per gli amici del Sussidiario.

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