RENZISMI/ Il “nuovo che avanza” pronto a rottamare il Premier

- Maestro Yoda

YODA di solito non si occupa di politica ma di comunicazione. Questo però lo obbliga a occuparsi anche di politica, visto che ultimamente le due cose coincidono grazie a Renzi

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Matteo Renzi (Infophoto)

Come è noto, il vostro vecchio Yoda abita lontanissimo dall’Italia, il che gli permette di stare a distanza da tante cose che non gli piacciono. Ogni tanto però usa il suo sintonizzatore interstellare per vedere l’aria che tira da voi, e lo fa nei momenti più interessanti, come le ultime elezioni amministrative. È altrettanto noto che non si occupa di politica ma di comunicazione, e questo però lo obbliga a occuparsi anche di politica, visto che ultimamente le due cose coincidono, a opera soprattutto del vostro Premier, il quale passa la maggior parte del tempo a twittare e a scrivere i suoi commenti su Facebook. 

Sommando le sue presenze in tv e sui social network ai suoi viaggi, Yoda si domanda dove mai può trovare il tempo per governare. La risposta sembra essere nel numero abnorme di decreti attuativi che attendono di essere redatti, più di 800, a detta del Fatto Quotidiano… e poiché non è stato smentito né denunciato vuol dire che è vero, e che il governo si limita a annunciare dei titoli… senza scriverci sotto nulla.

L’impressione che si è fatta Yoda del vostro primo ministro è di un abilissimo venditore dalla lingua sciolta, dalla battuta toscanamente sempre pronta, dal piglio giovanile e scattante, più furbo e veloce che realmente intelligente. Furbo nel cercare di acchiappare al volo il sentimento del momento, ma non abbastanza intelligente nel comprendere che non è possibile pestare i piedi all’elettorato di centro con le sue accelerazioni sulle unioni civili, tanto per fare un esempio, e poi cercare voti proprio al centro. Al vostro vecchio Yoda all’inizio non era spiaciuto per niente, perché da vecchio saggio sa quanto ci sia ovunque bisogno di rinnovamento e di riforme. Ma poi, con il passare del tempo, gli è parso sempre più chiaro che il giovane emulo di Berlusconi non ha nemmeno la statura del mitico imbonitore-tycoon. Pian piano i più avveduti si stanno accorgendo che le sue riforme sono piene di pasticci, confusioni, contraddizioni. 

Agli oltre quaranta costituzionalisti di vaglia che hanno motivato il loro no a queste riforme capaci di creare una marea di conflitti, non è stato risposto nel merito, ma sono stati riservati insulti al limite del becero, e si è subito partiti alla ricerca di mille professori a favore, che siano di educazione fisica  o di scienze poco importa. L’iniziale baldanzosa rotta verso il futuro del Paese si è ben presto trasformata in percorsi a zig zag, in oscillazioni poco comprensibili. Prima ha detto che le amministrative sarebbero state un importante banco di prova per lui e il governo, poi, quando più di un sindaco in corsa gli fatto sapere che era meglio se non si fosse fatto vedere in città, ha detto che le amministrative sono un fatto meramente locale, e che la vera partita se la giocherà in occasione del referendum per le riforme. 

Nel frattempo ha mobilitato la macchina del partito senza alcun successo: checché se ne dica, il suo candidato a Milano, Sala, in campagna elettorale da molti mesi, ha superato per un soffio il concorrente Parisi, apparso dal nulla solo poco tempo fa. E lo ha fatto alleandosi con la sinistra e i radicali, e che gli faranno vedere i sorci verdi al momento di governare la città. A Roma e Torino il suo partito ha preso una batosta storica che più storica non si può, perché nel bene e nel male è sempre stato coinvolto in un perenne consociativismo per spartirsi poltrone, municipalizzate e centri di potere. Hai voglia a voler apparire come il nuovo che avanza… per un po’ la gente gli ha creduto, poi ha capito – soprattutto di fronte alla crisi imperante nonostante le dichiarazioni di esserne fuori – che troppe cose non tornano. 

Così tutti gli esodati, i giovani precari, i piccoli commercianti, i percettori degli 80 euro cui sono stati chiesti indietro, gli agricoltori, la classe media nel suo complesso, hanno cominciato a non credergli più, e da un certo punto in poi lui ha cominciato a dover sempre entrare e uscire dalle porte laterali dei teatri in cui si è presentato per non essere sommerso da fischi e urla di buffone. Incurante di tutto ciò, continua comportarsi e a parlare come un guascone, ripetendo con notevole arroganza che “o me o il diluvio”, credendo di essersi oramai costruito a colpi di tweet la fama di salvatore unico della patria. Fama che si è dissolta in una notte, quella dei risultati elettorali. Ma non per la batosta presa, bensì per l’imprevisto apparire di qualcosa assai più nuovo di lui. 

Sintonizzandosi sulle italiche tv, Yoda ha ascoltato con interesse gli unanime giudizi di acuti analisti come Cazzullo, Sorgi e altri che ora non si ricorda, che affermavano che oltre ai risultati la vera novità è costituita dal fatto che Renzi non incarna più il nuovo perché i 5Stelle, a dispetto di tutte le previsioni, stanno dimostrando di essere più nuovi, almeno nell’immaginario collettivo. Persino l’apparire di un manager serio a cui non manca pure la battuta, come Parisi, ha dimostrato che ci può essere novità in uno che Renzi considererebbe prossimo alla rottamazione. E che in breve tempo il centro-destra, grazie a uno come lui, potrebbe colmare quei pochi punti che lo separano da un Pd  apparentemente unito, ma internamente prossimo all’implosione. 

In questo senso, la cosa che ha colpito notevolmente il vostro Yoda è stato lo stile dei discorsi delle due vincitrici. Semplici, seri, privi di qualsiasi retorica, diretti e anche sereni. Le due si sono dimostrate ben coscienti dell’improbo lavoro che le aspetta, e hanno chiuso in fretta quasi a far capire che non c’era tempo da perdere in chiacchiere di circostanza. Tutte e due di una bellezza vagamente androgina, che esprime una spina dorsale ben più robusta di quella degli ominicchi dalla voce chioccia di cui si circonda il premier. Non ci vuole molto a capire che per Renzi e il renzismo è già cominciata la parabola discendente, e lo dimostra ancora una volta la sua comunicazione post-elezioni arrogante, tracotante, rivolta a nemici dentro e fuori dal partito. È già evidente la sindrome da accerchiamento, che lo rende ancora più aggressivo e velenoso. E con questo atteggiamento si dimostra non solo poco intelligente, ma pure poco furbo. 

Yoda si è sempre chiesto come mai il vostro Premier non sia stato in grado di capire che i suoi toni e il suo linguaggio erano giusti se nel frattempo il Pil fosse raddoppiato e la disoccupazione dimezzata… fatto totalmente lontano dalla realtà. Ma più lui, i suoi ominicchi, le sue donzelle querule e quelle bonazze, si intestardiscono a vantarsi nei talk show di progressioni dello zero virgola, più la gente si imbufalisce e gli si rivolta contro. Secondo Yoda, se va avanti così il  referendum lo perde, anche perché ci si sta accorgendo che lui non è affatto l’ultima spiaggia. Lo crede solo lui. Dimenticando inoltre quanto il popolo facile agli entusiasmi sa diventare rapidamente forcaiolo quando si sente preso in giro.  

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