Lattoferrina e colostro rimedi contro Covid?/ “Una strada naturale per combatterlo”

- Silvana Palazzo

Lattoferrina e colostro rimedi contro Covid-19? Se ne discuterà a Milano in una conferenza con il professor Giulio Tarro, il ricercatore Riccardo Cultraro e il dottor Angelo Giorgianni

vaccino covid
LaPresse

La lattoferrina un rimedio contro il Covid? A scoprire le potenzialità di questa sostanza la dottoressa Elena Campione, ricercatrice e ordinaria di dermatologia. Tutto è partito dal desiderio di capire le ragioni dell’enorme differenza di esposizione al coronavirus tra gli anziani e i bambini. La lattoferrina, proteina contenuta anche all’interno del latte materno, potrebbe essere la chiave, secondo lo studio che è stato pubblicato sul sull’International Journal of Molecular Sciences e che è diventato popolare al punto da scatenare una caccia nelle farmacie capitoline. «Sappiamo che il virus Sars-Cov-2 si alimenta del ferro presente nell’organismo umano. La lattoferrina riduce il ferro e quindi mette il virus in una posizione di svantaggio», ha spiegato la ricercatrice nei giorni scorsi a Repubblica. In altre parole, la lattoferrina potenzia l’immunità innata del nostro organismo. Ed è proprio sul ruolo di questa sostanza che si confronteranno il ricercatore Riccardo Cultraro, il professor Giulio Tarro e il dottor Angelo Giorgianni nella conferenza organizzata a Milano il 4 novembre alle ore 11:30 e moderata dal giornalista Claudio Brachino. La lattoferrina, infatti, è una proteina nota per la sua azione antivirale, studiata infatti già all’epoca della Sars.

LATTOFERRINA E COLOSTRO CONTRO COVID-19

Ma la conferenza sarà anche l’occasione per parlare del colostro bovino, un’altra possibile strada per curare il coronavirus. È la prima secrezione della ghiandola mammaria della puerpera dopo il parto, quindi è il primo nutrimento del neonato. «È un supernutriente prodotto solo nei primi giorni dopo il parto, ricco di globuli bianchi (linfociti) e di immunoglobuline, soprattutto di tipo A», spiega Riccardo Cultraro, imprenditore nel campo delle materie prime. L’intuizione è di associare alla lattoferrina e al colostro la Nac (N-acetilcisteina), le Vitamine C, D3 e lo Zinco. «I risultati di recenti esperimenti hanno confermato che la NAC, oltre ad avere le note funzioni mucolitiche, antiossidanti ed epatoprotettive, risulta essere efficace nella distruzione dei biofilm di agenti patogeni e nell’impedire la formazione di biofilm da parte degli stessi», aggiunge Cultraro. Ma ci sono altri studi che avrebbero dimostrato come l’aggiunta di N-acetilcisteina alla terapia convenzionale sarebbe in grado di ridurre del 41% l’esacerbazione della sintomatologia, assimilabile in qualche misura a quella del Covid, in particolare per la dispnea. Ma non potevano mancare la Vitamina C, «impiegata in maniera massiccia in Cina per curare i contagiati da Covid», la vitamina D3 ad alto dosaggio e lo zinco, in quanto è riconosciuta la loro azione di sostegno al sistema immunitario.

LATTOFERRINA, SCONTRO TRA BURIONI E CAMPIONE

In questi giorni però il dibattito sulla lattoferrina si è infiammato. Il virologo Roberto Burioni su Facebook è andato all’attacco spiegando che non ci sono evidenze cliniche sull’utilità di questa sostanza nella prevenzione o cura del Covid. A rispondergli la professoressa Elena Campione, ricercatrice di Tor Vergata che si è occupata della lattoferrina. «La lattoferrina è una glicoproteina cationica e multifunzionale grazie alla sua capacità di chelare il ferro, di legarsi alle strutture cellulari, batteriche e virali e di modulare la sintesi delle citochine e favorire lo shift dei Th e dei macrofagi dal fenotipo infiammatorio a quello tollerogenico». Inoltre, ha spiegato che l’attività antivirale in vitro contro Sars-CoV-2 si basa sulla capacità di legarsi al virus e alle cellule dell’ospite inibendo le fasi precoci dell’infezione virale. E al tal proposito ha citato lo studio Campione et al 2020 BioRxiv. Infine, ha aggiunto che è dimostrato in vitro che la lattoferrina inibisce SARS-CoV-2 anche nella fase post-infezione (Mirabelli et al 2020)”.

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