Laura Taroni “Annullate mia condanna”/ Errore nella sentenza: ricorso in Cassazione

- Silvana Palazzo

Laura Taroni, ricorso in Cassazione: c’è un errore materiale nella sentenza di condanna. Ora i difensori chiedono di annullarla e così pure i legali dei co-imputati

laura taroni
Laura Taroni e Leonardo Cazzaniga

La condanna a 30 anni di carcere di Laura Taroni per l’omicidio della madre e del marito rischia di essere annullata. Questo è almeno quello che spera dopo aver scoperto che c’è un errore nella sentenza. Facciamo un passo indietro. La vicenda è quella di Leonardo Cazzaniga, aiuto primario del pronto soccorso dell’ospedale di Saronno, e della sua compagna, infermiera nello stesso reparto. Il legale di quest’ultima, l’avvocato Cataldo Intrieri, con la collega Monica Alberti ha presentato ricorso alla Cassazione chiedendo che la condanna venga annullata perché manca la sentenza pronunciata il 2 luglio dell’anno scorso dalla Corte d’Assise d’appello di Milano, depositata il 30 novembre. Veniva confermata la sentenza pronunciata in primo grado dal gup di Busto Arsizio, Sara Cipolla. Ma nell’assemblaggio delle 122 pagine che costituivano la sentenza ne erano state “saltate” 13. A rivelarlo è oggi Il Giorno, che ricostruisce quanto accaduto.

LAURA TARONI, RICORSO IN CASSAZIONE: ERRORE NELLA SENTENZA

Le pagine saltate sono quelle relative alle motivazioni sulla capacità di intendere e volere di Laura Taroni. Come evidenziato da Il Giorno in data odierna, si tratta di un errore materiale. Era stata fissata un’udienza della Corte d’Assise d’appello per emendarlo e infatti era stata confermata la validità della sentenza. Ma ora anche i legali di altri co-imputati chiedono per lo stesso motivo che la Cassazione si pronunci per la nullità della sentenza. Nel ricorso presentato dai difensori dell’ex infermiera di Lomazzo si osserva poi che la sentenza di secondo grado non fa chiarezza sulle cause delle morti. Non c’era stata infatti autopsia: i corpi erano stati cremati. Laura Taroni aveva ammesso di aver somministrato dei farmaci al marito Massimo Guerra per sopire i suoi desideri sessuali, senza volontà di ucciderlo. Invece per quanto riguarda la morte della madre, Maria Clerici, era stato Leonardo Cazzaniga a fare l’iniezione di fibrinolitico.



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