LAVORO E POLITICA/ Cosa c’entra il voto delle europee con l’occupazione?

- Gerardo Larghi

Il voto delle europee ha riflessi importanti anche sul mondo produttivo e quindi anche sulle prospettive occupazionali

operai_turbina_industria_lapresse
Lapresse

Può darsi che alla maggioranza degli italiani farà piacere domenica recarsi alle urne per partecipare all’ennesimo referendum del 2019 sul Governo italiano. Non prendeteci per pazzi, ma se vi capitasse, come succede al sottoscritto, di leggere a intermittenza tra un viaggio e l’altro i giornali italiani, potreste tranquillamente credere che domenica ci si debba alzare dal letto per decidere della sorte di Conte (il presidente non l’allenatore: quello ha appena vinto una causa di lavoro milionaria). Anche perché non è mica detto che, se così fosse, uno si farebbe prendere dall’ansia di far tardi, preda di una molla morale che lo proietta, anzi lo eietta, dalle coperte verso la cabina elettorale. Anzi, per la verità a nostro avviso sarebbero tanti, troppi, quelli che non si straccerebbero le vesti per partecipare al suddetto referendum.

Solo una parte di noi però, qualcuno, si è convinto che insieme al destino del laocoontico coacervo contian-dimaiano-salviniano domenica si gioca qualcosa di più importante. Andiamo a decidere se le leggi che ci regoleranno per il prossimo quinquennio saranno scritte da una mano socialista, una popolare, una liberale, o da una mano le cui dita proverranno ognuna da una di questa famiglie politiche.

Vabbé ma la cosa non ci riguarda, direte voi che avrete notato come perfino i giornali nostrani siano attenti soprattutto a dirci chi ha insultato chi nei Palazzi Romani; o a rilanciare la quotidiana dichiarazione di guerra di Salvini (temiamo però che dopo aver preso le armi pure contro il Papa e l’Onu gli resti solo l’Impero del Male di Star Wars: tanto più che nella Galassia ci sono un sacco di extra-comunitari perfino più brutti di quelli che arrivano dalle sponde libiche!). ‘Nsomma, mica proprio vero. Ormai l’80% delle decisioni passa prima da Bruxelles che da Roma o da qualunque altra capitale. Poi è pur vero che Roma e le altre capitali riescono sempre a peggiorare decisioni spesso già di per sé bizzarre, ma non possiamo mica dire che il destino della nostra famiglia e del nostro lavoro non passerà da quel che domenica decideremo. Cioè noi insieme a qualche altre centinaio di milione di cittadini europei.

Ok, ce l’hanno messa tutta per convincerci che domenica sarà un derby tra nazionalisti/sovranisti e le “élite”; che il risultato di questa “appassionante” (?) partita deciderà se a Lampedusa sbarcheranno o no altri migranti. Che al limite domenica si deciderà anche, pare, se reintrodurre la recita del Rosario alla sera nelle famiglie italiane. Purtroppo, ripetiamo, temiamo che le cose non siamo proprio così. Proviamo a pensarci.

L’Europa dovrà dirci, da qui a settembre, se aumentare l’Iva o no (tradotto, se pagheremo un conto salatissimo in termini di perdita del potere d’acquisto dei nostri salari, oppure no). L’Europa saranno i mitici eurocrati? Macché: saranno i nuovi commissari, quelli che i nostri governanti provvederanno a eleggere tra qualche settimana senza chiederci se siamo d’accordo sui loro nomi o no. A proposito: se vedete qualche governante italiano, provate ad avvisarlo che sono iniziate le grandi manovre per decidere dei posti apicali: oggi ci sono ben 4 italiani nelle poltrone più importanti europee. Scommettiamo che se ne porteremo a casa uno sarà grasso che cola? Anche perché gli altri mandano a queste riunioni ministri e plenipotenziari. Noi un bravissimo, ma isolato, ambasciatore. Occhio: se oggi ci siamo salvati è perché c’era Draghi. Il prossimo alla testa della Bce rischia di essere un tedesco. Già ma tanto a noi che ce frega? Noi dichiareremo guerra pure a lui!

Non basta: in Europa si sta discutendo di temi come le norme sul lavoro, gli orari di lavoro dei trasportatori, gli investimenti in settori strategici. Ci sono dossier, sconosciuti anche a quei nostri governanti che dicono nei loro curricula di aver frequentato Bruxelles, che riguardano il ricalcolo del Taeg (sapete, quella misteriosa cifretta che moltiplica gli interessi che paghiamo per i prestiti sulle auto e le case….); che ci obbligano a chiudere le industrie chimiche che ancora producono plastica monouso e a riconvertirle, ovviamente se saremo così bravi da riuscire ad avere i fondi necessari. Si tratta sulla pesca e per noi significa decidere se la nostra industria ittica andrà portata all’Ufficio Fallimenti o se saremo in grado riconvertirla.

Non vi basta? Facciamo così. Provate a immaginare che la prossima riforma del commercio al dettaglio sia scritta da uno che mentre decide ha nell’orecchio i suadenti suggerimenti dei grandi gruppi mondiali, degli Amazon, degli Ali Baba, dei Carrefour. O se la stessa norma la scrive uno che preferisce parlare con il negoziante all’angolo della strada. O uno che ha a cuore i corpi intermedi. Secondo voi ne esce la stessa norma?

Sì, ma che impatto ha sulla mia vita concreta, direte voi? Beh: non rispondiamo perché vi reputiamo troppo intelligenti per non capire cosa significhi questo. Ma vi forniamo un aiutino da casa: nel sistema Amazon ogni milione di fatturato genera 0,2 posti di lavoro. Nel sistema piccola distribuzione lo stesso milione ne produce 6. Sul tavolo della prossima Commissione ci saranno questioncine come le tasse europee sui grandi gruppi mondiali, il lancio definitivo dell’Economia Circolare e della Bioeconomia, il 5G per tutti, gli investimenti per un nuovo sistema spaziale europeo.

Ma non basta: pare che i francesi vogliano tornare alla carica con un nucleo di esercito europeo: saranno commesse miliardarie. Si sta discutendo di come cambiare la Politica agricola comune. Qualche buontempone straparla bofonchiando che “mangiare tutta roba italiana rilancia la nostra agricoltura”. Sì, se non entra niente altro, ciò che è impossibile, perché se tu metti i dazi, li mettono anche gli altri sulle tue merci e il giochino diventa tafazziano. Scommettiamo allora che dalla riforma della Pac (circa 350 miliardi di euro all’anno ridistribuiti ai contadini europei), l’Italia rischia di uscire penalizzata: è una bella torta e noi ci presentiamo come i cugini bizzarri e impreparati, quelli per intenderci che davanti al notaio che legge il testamento del nonno ricco non capiscono mai quel che si dice e si limitano a sbuffare e ululare.

I dossier di cui vi abbiamo detto sono roba che genera lavoro e ricchezza. Per esserne certi guardate come si comporta un amico dei nostranissimi nazionalisti alla polenta, il mitico Orban: anche lui sbraita, mangia e fa mangiare i suoi amici, imbavaglia la stampa, prende soldi da Pechino e Mosca. Si fa perfino fotografare con il Matteo italiano. Ma poi subito dopo aggiunge: chiaro che ognuno paga i suoi debiti, e chiaro che l’Ungheria non sta con chi pensa che in Europa ci si stia senza regole economiche. Insomma, perfino lui si guarda bene dal mollare la mano della potente Germania. Vedi mai che smettano di dargli soldi e lavoro….

Capito cosa ci aspetta domenica? Ci aspetta il futuro, quello vero, quello della vita concreta. L’alternativa tra il sistema di protezione sociale europea e quella cinese. Tra un mondo alla Trump e un mondo che da 70 anni predica la pace. Può darsi che a voi non basti per alzarvi orgogliosi e felici dal letto. Ma a me sollecita molto più questa prospettiva che il dovermi spostare dal divano per decidere chi vorrei mandare a mare (a mare, non al mare neh…), tra gli attuali governanti. Anche perché la scelta sarebbe davvero difficile. O forse fin troppo facile….

Per cui scegliamo con discernimento, e a naso direi che seguendo il Papa non si sbaglia di molto anche in questo caso! Anche perché lui il rosario alla sera lo recita per davvero e mica per finta. E, pensa un po’, la Madonna lo aiuta e non deve neppure votare!

© RIPRODUZIONE RISERVATA