LAVORO E POLITICA/ Europa 2020, la strategia fallita dall’Ue

- Giancamillo Palmerini

Ci avviciniamo al 2020 e gli obiettivi che l’Europa si era data da raggiungere un decennio fa non sono stati centrati; anzi, sono aumentate le disuguaglianze

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Questi sono, tradizionalmente, i giorni della festa e della famiglia. Per chi crede, ma non solo, si festeggia il Natale ricordando la nascita, oltre duemila anni fa, di un bambino in una grotta figlio di un povero falegname e adorato come il nuovo re di Israele da un gruppo di pastori.

Oltre, insomma, alla dimensione religiosa emerge dalla vicenda della natività un quadro sociale ed economico di una terra, ai tempi, lontana provincia del grande Impero romano. Ma chi sono i tanti “Giuseppe”, santo protettore dei lavoratori, e i pastori del mondo di oggi? Quali sono le prospettive per il loro futuro?

Il “nuovo” Impero romano potrebbe, ad esempio, essere rappresentato dall’Unione europea nata, tra le altre cose, per garantire pace e progresso ai suoi cittadini. In questo quadro era stata immaginata, un decennio fa, la Strategia di Europa 2020 basata su una visione di crescita intelligente, sostenibile e inclusiva del nostro continente.

Ci si poneva, così, cinque ambiziosi obiettivi in materia di occupazione, innovazione, clima/energia, istruzione e integrazione sociale, da raggiungere entro il 2020. Ogni Stato membro ha adottato per ciascuno di questi settori i propri obiettivi nazionali oltre a interventi concreti, a livello europeo, che vanno a consolidare la strategia.

Gli ambiziosi obiettivi, nel dettaglio, erano l’innalzamento al 75% del tasso di occupazione per la fascia di età compresa tra i 20 e i 64 anni, l’aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo al 3% del Pil dell’Unione europea, la riduzione delle emissioni di gas serra del 20% rispetto al 1990, 20% del fabbisogno di energia ricavato da fonti rinnovabili, aumento del 20% dell’efficienza energetica (obiettivo ricordato come 20-20-20), la riduzione dei tassi di abbandono scolastico precoce al di sotto del 10%, aumento al 40% della fascia di età 30-34 anni con un’istruzione universitaria e la lotta alla povertà e all’emarginazione con l’idea di avere, a livello continentale, almeno 20 milioni di persone a rischio o in situazione di povertà ed emarginazione in meno.

La grande crisi che ha colpito l’economia mondiale ha reso, sotto molti aspetti, impossibile il raggiungimento di tali obiettivi, a livello continentale, e fatto emergere significative differenze tra i vari Stati membri dove, peraltro, in molti casi si sono, altresì, ampliate le disuguaglianze tra chi più ha e chi, ahimè, vive situazioni di differenza dal punto di vista economico e sociale.

Nel pensare una nuova strategia che vada oltre il 2020 che sta iniziando è auspicabile, se non necessario, ripartire da una lettura attenta della società europea dopo la crisi. In questo quadro l’Italia, a suo modo una provincia marginale dell’Europa, ha, probabilmente, sofferto più di altri e necessiterebbe di una cura più intensa di altri paesi.

Nello spirito del Natale, insomma, dobbiamo, ahimè, constatare come, ancor’oggi, oltre duemila anni dopo la nascita del piccolo Gesù, molti (troppi) bambini nascono, nell’indifferenza, nelle “grotte” dei tempi moderni.

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