LAVORO E POLITICA/ I numeri che remano contro incentivi e blocco dei licenziamenti

- Giuliano Cazzola

Gli ultimi dati occupazionali relativo al primo trimestre dell’anno non sono incoraggianti pensando anche alle politiche messe in atto dal Governo

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(Pixabay)

Essenziali come in un bollettino di guerra, i dati sul mercato del lavoro tratti dall’Osservatorio sul precariato (l’Istituto conferma ancora questa sua strana vaghezza di prendere una parte per il tutto) relativi al primo semestre dell’anno in corso. Le assunzioni attivate sono state 2.302.000. Rispetto allo stesso periodo del 2019 la contrazione è stata molto forte (-42%) per effetto dell’emergenza legata alla pandemia Covid-19 e delle conseguenti restrizioni (obbligo di chiusura delle attività non essenziali), nonché della più generale caduta della produzione e dei consumi.

Tale contrazione, particolarmente negativa nel mese di aprile (-83%), risulta progressivamente attenuarsi a maggio (-56%) e a giugno (-40%). Il calo ha riguardato tutte le classi dimensionali, le tipologie orarie e contrattuali, risultando però particolarmente accentuato per le assunzioni con contratti di lavoro a termine (stagionali, intermittenti, somministrati, a tempo determinato). Le trasformazioni da tempo determinato nel periodo gennaio-giugno 2020 sono risultate 262.000, anch’esse in flessione rispetto allo stesso periodo del 2019 (-32%; -42% per il mese di giugno); riguardo tale flessione è però da ricordare che, nel corso del 2019, il volume delle trasformazioni era risultato eccezionalmente elevato anche per effetto dell’impatto delle modifiche normative dovute al “Decreto dignità”. Le conferme di rapporti di apprendistato giunti alla conclusione del periodo formativo risultano complessivamente per il periodo gennaio-giugno 2020 ancora in crescita (+9%) nonostante variazioni rispetto al corrispondente mese del 2019 leggermente negative sia a maggio (-4%) che a giugno (-7%).

Le cessazioni nel complesso sono state 2.381.000, in forte diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-23%). Tale diminuzione è stata particolarmente accentuata per i contratti a tempo indeterminato nel quadrimestre marzo-giugno (-44%) per effetto anche dell’introduzione il 17 marzo (DL n. 18, 2020, “Cura-Italia”) e la successiva riconferma (DL n. 34, 2020, “Rilancio”) del divieto di licenziamento per ragioni economiche. Infatti, i licenziamenti per ragioni economiche sono diminuiti, nel secondo trimestre 2020, del 72% rispetto al secondo trimestre 2019 (-73% se l’analisi è limitata ai contratti a tempo indeterminato). Nel periodo gennaio-giugno 2020, 38.574 rapporti di lavoro (21.286 assunzioni e 17.288 trasformazioni a tempo indeterminato) hanno usufruito dei benefici previsti dall’esonero triennale strutturale per le attivazioni di contratti a tempo indeterminato di giovani fino a 35 anni (legge n. 205/2017), valore in diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-36%). I rapporti incentivati costituiscono – è bene prendere nota della scarsa incidenza degli incentivi nonostante l’investimento di risorse che essi richiedono – il 4,9% del totale dei rapporti a tempo indeterminato attivati (assunzioni+trasformazioni).

Di rincalzo è arrivata – pressoché contemporaneamente – la Nota trimestrale dell’Istat la quale, tra le tante statistiche, sottolinea che, a pesare sulla riduzione dell’occupazione, ha concorso in misura maggiore la contrazione delle nuove attivazioni, soprattutto di breve periodo, cui si somma – ecco la considerazione cruciale – la possibile mancata proroga o rinnovo dei contratti a tempo determinato in scadenza nel periodo. Se, infatti, fino alla seconda decade di febbraio l’andamento delle posizioni lavorative a tempo indeterminato e determinato era analogo, a partire dai primi di marzo la forbice tra le due tipologie contrattuali si amplia progressivamente a sfavore delle seconde. Inoltre, a partire da fine marzo, si riscontra anche la progressiva diminuzione del numero di cessazioni, dovuta principalmente ai rapporti di lavoro di breve durata non attivati nel precedente periodo, oltreché al blocco dei licenziamenti, previsto inizialmente per 60 giorni e portato poi a cinque mesi grazie alla staffetta dei decreti prima citati.

Nel complesso – ecco la drammatica conclusione – al 30 giugno 2020 rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente, il saldo di 578 mila posizioni in meno è dovuto a una diminuzione di 1 milione 567 mila attivazioni di rapporto di lavoro dipendente (-362 mila a tempo indeterminato e -1 milione 205 mila a termine) e un calo di 988 mila cessazioni (-207 mila a tempo indeterminato e -781 mila a termine).

Che cosa dicono questi dati rispetto alla valutazione delle politiche del lavoro che sono state portate avanti in questo semestre? Abbiamo visto quanto poco servano gli incentivi. L’esperienza dimostra che si tratta, in generale, di assunzioni che sarebbero state fatte ugualmente, ma per le quali i datori di lavoro colgono l’opportunità di incassare i benefici. In secondo luogo, nonostante il blocco prolungato dei licenziamenti, il perimetro dell’occupazione a tempo indeterminato si riduce, nonostante un vistoso calo del numero delle cessazioni. Questo risultato non va attribuito al ricorso a licenziamenti contra legem (oppure a licenziamenti per motivi soggettivi che non sono stati bloccati). Si tratta molto probabilmente di conseguenze dalla chiusura di aziende che non sono riuscite a ripartire. In tale contesto emerge con drammatica evidenza l’ecatombe di contratti a termine per la mancata proroga o il mancato rinnovo dei contratti in scadenza nel periodo.

È noto che l’occupazione a termine riguarda i settori più deboli dell’occupazione o coloro che accedono al mercato del lavoro come i giovani. Ma anche in altre tipologie più o meno precarie si vedono gli effetti della crisi. Dopo quasi sei anni di continua crescita e il calo nel 2019, nel secondo trimestre 2020 il numero dei lavoratori in somministrazione subisce un’ulteriore e più accentuata riduzione tendenziale scendendo a 313 mila unità (-19,4% nei dati Inps-Uniemens). Anche il numero dei lavoratori a chiamata o intermittenti presenta un brusco calo (-59,6% rispetto all’analogo trimestre del 2019 nei dati Inps-Uniemens), dopo tredici trimestri di crescita ininterrotta e il calo nel primo trimestre 2020, attestandosi a 111 mila unità. Nei primi sei mesi del 2020 il Contratto di Prestazione Occasionale ha visto mediamente coinvolti, ogni mese, circa 11 mila lavoratori (19 mila in media mensile nel 2019). La numerosità dei lavoratori pagati con i titoli del Libretto Famiglia, ogni mese, è stata mediamente di 9 mila unità nel 2019. Sembrano avere avuto efficacia le disposizioni del c.d. bonus baby-sitting: da marzo 2020 c’è stato un progressivo aumento fino a 185 mila a giugno 2020.

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