IL CASO/ Il “blocco” ai tirocini allontana i giovani dal lavoro

- Cesare Pozzoli

L’articolo 11 della manovra finanziaria approvata a settembre interviene sui tirocini formativi e di orientamento. CESARE POZZOLI spiega in che modo e con che conseguenze

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Foto: Imagoeconomica

L’articolo 11 della nota “Manovra di Ferragosto” (convertita nella Legge n. 148 del 14.9.2011) ha ridisegnato, tra le altre cose, la materia dei tirocini formativi e di orientamento. Come ha subito dichiarato il ministero del Lavoro, la nuova normativa è finalizzata a evitare abusi e a tal fine sono state introdotte rilevanti limitazioni all’utilizzo dei tirocini.

In particolare, per quanto riguarda i criteri e le modalità di attivazione, l’articolo 11 ha stabilito che i tirocini possono essere promossi unicamente da soggetti in possesso degli specifici requisiti preventivamente determinati con normative regionali “in funzione di idonee garanzie all’espletamento delle iniziative medesime”.

Sotto il profilo soggettivo il tirocinio è riservato unicamente a favore di giovani neo-diplomati o neo-laureati. Sono esclusi dal predetto limite i disabili, gli invalidi, i soggetti in trattamento psichiatrico, i tossicodipendenti, gli alcolisti e i condannati ammessi a misure alternative di detenzione, per i quali continuano a trovare applicazione le disposizioni della disciplina previgente. La durata non può essere superiore a sei mesi, comprese eventuali proroghe, e il tirocinio deve essere intrapreso entro e non oltre dodici mesi dal conseguimento del titolo di studio (diploma o laurea).

Il ministero del Lavoro e delle politiche sociali è intervenuto con la Circolare n. 24 del 12 settembre al fine di chiarire l’oggetto, l’interpretazione, il campo di applicazione e lo scopo dell’intervento legislativo e anche per scongiurare i ricorsi alla Corte Costituzionale prospettati da talune Regioni che hanno ritenuto incostituzionale la norma in quanto invasiva della loro competenza in materia. Il Ministero ha specificato che l’articolo 11 ha per oggetto esclusivamente i livelli essenziali di tutela nella promozione e realizzazione dei tirocini e si pone “il limitato per quanto importante obiettivo di dare maggiore certezza al quadro legale di riferimento” “nel pieno rispetto delle competenze assegnate dalla Costituzione alle Regioni che rimangono i soggetti a cui è affidata la regolamentazione della materia”. Secondo la Circolare, l’unica finalità della nuova norma è ricondurre l’utilizzo dei tirocini alla loro caratteristica principale, “quale preziosa occasione di formazione e orientamento dei giovani a stretto contatto con il mondo del lavoro, fornendo altresì ai servizi ispettivi una strumentazione omogenea sull’intero territorio nazionale per contrastarne l’utilizzo abusivo e fraudolento”.

La Circolare esclude dal campo di applicazione della nuova disciplina i “tirocini curricolari”, identificati (per la prima volta) dalla loro inclusione nei piani di studio delle Università e degli Istituti scolastici sulla base di norme regolamentari, ovvero in percorsi formali di istruzione e formazione e con la finalità di perfezionare il processo di apprendimento e di formazione con una modalità di “alternanza scuola-lavoro”. L’attivazione di questa tipologia di tirocinio è ammessa solo da parte di Università, Istituzioni scolastiche o centri di formazione professionale operanti in regime di convenzione con le Regioni o le Province. I destinatari possono essere studenti universitari, di scuola secondaria superiore o allievi di Istituti professionali e l’attività di tirocinio deve svolgersi all’interno del periodo di frequenza del corso di studi.

La Circolare esclude dal nuovo intervento legislativo anche i tirocini di inserimento/reinserimento al lavoro “svolti a favore dei disoccupati, compresi i lavoratori in mobilità, e altre esperienze a favore degli inoccupati la cui regolamentazione rimane integralmente affidata alle Regioni”. Per essi continua a operare la “vecchia” disciplina, secondo la quale non era previsto un limite temporale entro il quale dover attivare il tirocinio. Anche i periodi di praticantato richiesti dagli Ordini professionali (avvocati, notai, dottori commercialisti, ecc.) e regolati da specifiche normative di settore non rientrano nella disciplina dei tirocini formativi e di orientamento.

Le nuove disposizioni non sono retroattive e troveranno pertanto applicazione esclusivamente per i tirocini avviati o comunque formalmente approvati dopo l’entrata in vigore del decreto legge (13 agosto 2011). Le nuove disposizioni hanno introdotto vincoli stringenti all’uso dei tirocini sia relativamente alla durata che ai soggetti promotori e destinatari dell’istituto.

Pur condividendo la dichiarata finalità dell’intervento normativo di evitare l’uso distorto del tirocinio stabilendo norme precise che ne assicurino la regolarità, i nuovi limiti imposti all’utilizzo di tale istituto sembrano costituire un passo indietro rispetto all’esigenza di potenziare le “politiche attive del mercato del lavoro” posta dalla situazione economica ed espressa, da ultimo, anche dalla lettera della Bce al Governo italiano del 5 agosto scorso.

Infatti, in un momento di crisi e di forte disoccupazione giovanile in cui il 27,4% dei giovani tra i 14 e 24 anni è inoccupato e non ha contatti significativi con il mondo del lavoro (fonte: dati Istat del 30/09/2011), limitare e penalizzare l’istituto del “tirocinio” in nome di possibili “abusi” non sembra un’operazione lungimirante. Se abusi vi sono, essi dovrebbero essere perseguiti dagli organi ispettivi (oltretutto potenziati, almeno sulla carta, negli ultimi anni), senza tuttavia irrigidire e limitare con regole erga omnes lo strumento del tirocinio, pur qualificato dalla Circolare stessa come “preziosa occasione di formazione e orientamento dei giovani a stretto contatto con il mondo del lavoro”, in linea con il “Patto europeo per la gioventù” approvato dal Consiglio europeo nella primavera del 2005.

In altri termini, e sul piano delle politiche legislative, eventuali violazioni di singoli dovrebbero essere accertate e perseguite con il dovuto rigore senza pregiudicare gli imprenditori genuinamente interessati a questa “preziosa occasione” e, soprattutto, senza penalizzare i giovani che con la nuova normativa dopo soli 12 mesi dal diploma o dalla laurea non possono più accedere al tirocinio.

Rigida e penalizzante sembra anche la disposizione della Circolare secondo cui, qualora il tirocinio non risulti conforme alla nuova disciplina, il personale ispettivo dovrà procedere a riqualificare il rapporto in termini di subordinazione con applicazione delle conseguenti sanzioni amministrative e con recupero dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi omessi. In questo caso, la Circolare introduce una sorta di “punizione” per l’eventuale violazione della nuova normativa costituita dalla “consueta” conversione del tirocinio in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, che sembra essere una sorta di inesorabile “centro di gravità” per i rapporti “atipici”; e ciò persino nel caso in cui il tirocinio si sia svolto in termini di effettiva autonomia e senza vincolo di subordinazione.

Senonchè, la stessa giurisprudenza ha precisato che una presunzione assoluta di subordinazione di un rapporto di lavoro appare in contrasto con “il principio di uguaglianza di cui all’art. 3 della Costituzione, potendo arrivare ad imporre le specifiche e forti tutele del lavoro subordinato ad attività che in nessun modo abbiano concretamente presentato le caratteristiche che tali garanzie giustificano” (cfr. sentenza del Trib. di Torino 5.4.2005 che richiama Corte Cost. n. 115/1994 e n.121/1993).

Meglio sarebbe stato, anche sul piano della ratio, introdurre una sanzione amministrativa, anche di rilevante entità, da devolvere ai fondi destinati alla formazione e all’orientamento giovanile; anche perché costituire forzosamente un “rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato” quale “sanzione” per un tirocinio svoltosi al di fuori delle previsioni di legge non sembra un valido rimedio né per il giovane tirocinante che si affaccia per la prima volta al mondo del lavoro, né per l’impresa, che si troverebbe obtorto collo un dipendente in più in un contesto in cui, anche dopo l’articolo 8 della Manovra di Ferragosto, licenziare in Italia senza applicazione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori in materia di reintegrazione sembra quasi impossibile; e ciò nonostante le raccomandazioni in materia di flessibilità contenute nella celebre lettera “riservata” della Banca centrale europea del 5 agosto che invitava il Governo “ad adottare un’accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti”.

L’augurio (anzitutto per i giovani) è che, almeno in sede di interpretazioni ministeriali, talune rigidità possano essere corrette.

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