La liberalizzazione dei servizi sanitari

- Gianfelice Rocca

la liberalizzazione del sistema sanitario da un lato significa la partecipazione degli operatori privati alla produzione dei servizi sanitari, dall’altro, invece, la partecipazione dei cittadini al governo della spesa sanitaria

la liberalizzazione del sistema sanitario da un lato significa la partecipazione degli operatori privati alla produzione dei servizi sanitari, dall'altro, invece, la partecipazione dei cittadini al governo della spesa sanitaria

La liberalizzazione del sistema sanitario può rappresentare un contributo in termini di efficienza per perseguire gli obiettivi principali delle politiche pubbliche: contenere i costi a carico del bilancio statale e degli enti locali e garantire l’accesso alla sanità anche alle fasce sociali meno protette. In particolare, la liberalizzazione può essere intesa come compartecipazione tra pubblico e privato sul versante dell’offerta e del consumo. Sul primo versante, ciò significa la partecipazione degli operatori privati alla produzione dei servizi sanitari, sul secondo, invece, la partecipazione dei cittadini al governo della spesa sanitaria. Consentire libertà d’accesso agli operatori privati, in linea di principio, implica maggiore concorrenzialità nel settore, con potenziali riflessi positivi sulla produttività dell’offerta. Questo può avvenire in particolare nell’ambito delle grandi strutture ospedaliere, che si caratterizzano per l’estrema complessità gestionale e rispetto alle quali gli operatori privati appaiono in grado di introdurre nuovi modelli gestionali. Nel definire questo modello di liberalizzazione applicata alla produzione di servizi sanitari è importante sottolineare che non si tratta di difendere l’utilità di un’apertura indiscriminata agli operatori privati, ma di incentivare l’applicazione del principio di sussidiarietà. In particolare, efficienza e produttività possono essere incrementate se si mantiene separato il mondo dell’acquirente (il servizio sanitario nazionale) dal mondo dei fornitori di servizi (gli operatori pubblici e privati). In base a questo modello, compito dell’acquirente è individuare e accreditare i fornitori in grado di produrre servizi di qualità, a prescindere da elementi quali proprietà o ragione sociale. Quindi i cittadini si rivolgono ai fornitori di servizi sanitari che ritengono migliori e l’acquirente interviene remunerando le prestazioni erogate dai fornitori. In questo modo, operatori pubblici e privati si confrontano in regime di par condicio e si innesca un processo di competizione virtuosa che conduce alla riduzione degli sprechi, al miglioramento della qualità delle prestazioni e all’incremento degli investimenti per l’aggiornamento delle tecnologie, dei medici e degli infermieri. Affinché questa concorrenza generi la massima efficienza, occorre che l’ambiente competitivo sia strutturato in modo da premiare il successo, vale a dire le procedure più innovative e le pratiche migliori. Questo avviene, in particolare, se si applicano alcuni principi. Il primo è quello della trasparenza, in base al quale gli indici di qualità medica e del servizio andrebbero pubblicizzati. Il secondo è quello dei controlli, che devono interessare sia gli atti amministrativi che gli atti medici ed essere curati da enti indipendenti. Il terzo, infine, è quello del prezzo delle prestazioni, che dovrebbe essere usato come un elemento regolatore della politica sanitaria nazionale o regionale. La liberalizzazione del sistema sanitario, come osservato in precedenza, non è limitata al versante dell’offerta, ma interessa anche quello del consumo. In questo senso, va intesa come compartecipazione dei soggetti privati alla spesa sanitaria, ed è dettata dalla necessità di introdurre meccanismi di autoregolazione capaci di contenere e rendere più efficiente la spesa sanitaria delle famiglie, che è in crescita e nei prossimi anni tenderà inevitabilmente ad aumentare ancora. Alla radice dell’incremento della spesa sanitaria ci sono, oltre il progressivo invecchiamento della popolazione e l’estendersi della vita, il progresso scientifico e l’evoluzione dei consumi. Sotto il primo profilo, la ricerca e il progresso tecnologico ampliano costantemente le possibilità di intervento medico, mettendo a disposizione degli utenti prestazioni mediche in grado di trattare nuove patologie. Sotto il profilo dei consumi, si assiste a una crescita della domanda di prestazioni sanitarie da parte dei cittadini, che si estende fino a includere una serie di prestazioni e servizi di carattere non strettamente medico, suggerendo così di parlare di una “domanda di salute”, anziché di una “domanda di sanità”. Di fronte a questo scenario, fare in modo che i cittadini siano chiamati a finanziare in prima persona parte delle prestazioni sanitarie, direttamente o attraverso assicurazioni integrative in concorrenza tra loro, stimola un’allocazione efficiente delle risorse private e riduce gli sprechi del sistema nel suo complesso. I modelli applicabili in concreto sono numerosi (ticket, assicurazioni integrative, livelli minimi essenziali di assistenza, etc.) e, se opportunamente modulati, consentono di salvaguardare le esigenze di protezione delle fasce sociali più deboli senza compromettere la ricerca di una maggiore efficienza.







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