FIAT/ Marchionne scrive a Marcegaglia: fuori da Confindustria dal 2012

Come un fulmine a ciel sereno, Sergio Marchionne ha annunciato che Fiat lascerà Confindustria a partire dal 1° gennaio 2012. La decisione è stata spiegata in una lettera a Emma Marcegaglia

03.10.2011 - La Redazione
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Foto Imagoeconomica

Come un fulmine a ciel sereno, Sergio Marchionne ha annunciato che Fiat lascerà Confindustria a partire dal 1° gennaio 2012. La decisione è stata comunicata dall’Amministratore delegato del gruppo torinese al Presidente degli industriali, Emma Marcegaglia, attraverso una lettera spedita venerdì scorso (ne pubblichiamo il testo integrale alla pagina successiva). L’uscita di Fiat da Confindustria era stata più volte aleggiata da Marchionne sin da quando nel 2010 aveva deciso di sottoporre ai dipendenti di Pomigliano d’Arco un nuovo contratto con alcune caratteristiche diverse da quello Collettivo nazionale dei metalmeccanici. Con la firma dell’accordo interconfederale del 28 giugno scorso e con l’approvazione della legge finanziaria che, all’articolo 8, ha evidenziato specifiche materie che possono essere regolate a livello aziendale e territoriale da accordi tra imprese e sindacati, sembrava che la questione fosse stata risolta. Ed è lo stesso Marchionne ad ammetterlo nella lettera scritta a Marcegaglia.

Tuttavia, segnala l’ad di Fiat, dopo la ratifica dell’accordo con la firma anche della Cgil, avvenuta la scorso 21 settembre, è iniziato un dibattito acceso che ha portato anche a immaginare stratagemmi per aggirare le nuove disposizioni di legge. Un comportamento che Marchionne giudica compromettente rispetto alla flessibilità contrattuale offerta dalle nuove norme. Inoltre, egli ricorda che il gruppo Fiat “non può permettersi di operare in Italia in un quadro di incertezze”.

Oggi, però, è anche arrivata una notizia importante per i sindacati italiani riguardo Fiat. In una nota, il gruppo torinese ha infatti confermato che nello stabilimento di Mirafiori verrà prodotto un Suv a marchio Jeep. Una scelta che era stata annunciata al momento del referendum tra i lavoratori dell’impianto torinese, ma che negli ultimi mesi sembrava essere stata cambiata in favore della produzione di un’utilitaria. Invece, nel 2012 verranno montate le linee produttive e nel 2013 si inizierà la costruzione del nuovo modello. A Mirafiori è stata intanto confermata la produzione dell’Alfa Romeo Mito incluse nuove versioni e aggiornamenti. Sempre dal 2013, nello stabilimento di Pratola Serra (Avellino) Fiat produrrà un nuovo motore benzina turbo a iniezione diretta per l’Alfa Romeo.

Cara Emma,

 

negli ultimi mesi, dopo anni di immobilismo, nel nostro Paese sono state prese due importanti decisioni con l’obiettivo di creare le condizioni per il rilancio del sistema economico. Mi riferisco all’accordo interconfederale del 28 giugno, di cui Confindustria è stata promotrice, ma soprattutto all’approvazione da parte del Parlamento dell’Articolo 8 che prevede importanti strumenti di flessibilità oltre all’estensione della validità dell’accordo interconfederale ad intese raggiunte prima del 28 giugno.

La Fiat fin dal primo momento ha dichiarato a Governo, Confindustria e Organizzazioni sindacali il pieno apprezzamento per i due provvedimenti che avrebbero risolto molti punti nodali nei rapporti sindacali garantendo le certezze necessarie per lo sviluppo economico del nostro Paese.

Questo nuovo quadro di riferimento, in un momento di particolare difficoltà dell’economia mondiale, avrebbe permesso a tutte le imprese italiane di affrontare la competizione internazionale in condizioni meno sfavorevoli rispetto a quelle dei concorrenti. Ma con la firma dell’accordo interconfederale del 21 settembre è iniziato un acceso dibattito che, con prese di posizione contraddittorie e addirittura con dichiarazioni di volontà di evitare l’applicazione degli accordi nella prassi quotidiana, ha fortemente ridimensionato le aspettative sull’efficacia dell’Articolo 8.

Si rischia quindi di snaturare l’impianto previsto dalla nuova legge e di limitare fortemente la flessibilità gestionale. Fiat, che è impegnata nella costruzione di un grande gruppo internazionale con 181 stabilimenti in 30 paesi, non può permettersi di operare in Italia in un quadro di incertezze che la allontanano dalle condizioni esistenti in tutto il mondo industrializzato.

Per queste ragioni, che non sono politiche e che non hanno nessun collegamento con i nostri futuri piani di investimento, ti confermo che, come preannunciato nella lettera del 30 giugno scorso, Fiat e Fiat Industrial hanno deciso di uscire da Confindustria con effetto dal 1 gennaio 2012. Stiamo valutando la possibilità di collaborare, in forme da concordare, con alcune organizzazioni territoriali di Confindustria e in particolare con l’Unione Industriale di Torino.

Da parte nostra, utilizzeremo la libertà di azione applicando in modo rigoroso le nuove disposizioni legislative. I rapporti con i nostri dipendenti e con le Organizzazioni sindacali saranno gestiti senza toccare alcun diritto dei lavoratori, nel pieno rispetto dei reciproci ruoli, come previsto dalle intese già raggiunte per Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco.

È una decisione importante, che abbiamo valutato con grande serietà e attenzione, alla quale non possiamo sottrarci perché non intendiamo rinunciare a essere protagonisti nello sviluppo industriale del nostro Paese.

 

Con i miei migliori saluti.

 

Sergio Marchionne

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