IL CASO/ Lo “sprint” giusto che può creare lavoro

- Francesco Sansone

Il coraggio, ci spiega FRANCESCO SANSONE, è alla base dell’iniziativa imprenditoriale che permette di creare delle possibilità che offrono lavoro per molte persone

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Per la gestione della complessità, del cambiamento, della precarietà e dell’incertezza, che caratterizzano in forma crescente l’attuale contesto economico, è necessaria l’affermazione della virtù fondamentale del coraggio per intraprendere con entusiasmo e ottimismo nuove iniziative e condurre con successo quelle già avviate. Abbiamo bisogno di coraggio per agire in linea con ciò che crediamo senza lasciare che la paura prenda in consegna i nostri sogni e ci vuole coraggio per affermare le nostre idee con rispetto, restando contemporaneamente aperti alla possibilità di cambiare opinione. Secondo Aristotele, il coraggio (Etica Nicomachea, Libro III, 10, 1115 b 21-24)è la prima delle virtù umane, perché è l’atteggiamento che garantisce la realizzazione di tutte le altre virtù ed è il giusto mezzo tra viltà e temerarietà, distinguendolo dall’impetuosità e dall’ira. Il coraggio ci consente di essere trasparenti e coerenti nelle nostre convinzioni, ma anche di ammettere i nostri errori.

Il manager capace di generare innovazione sa muoversi nel contesto organizzativo senza rinunciare alla sua originalità e il più delle volte è proprio lui che plasma e modella il suo ambiente, piuttosto che esserne condizionato. Non è anticonformista per principio, è indipendente per natura e la sua ferma determinazione a perseguire i propri obiettivi è un aspetto essenziale della sua personalità, al punto da poter sembrare insensibile alle esigenze e ai sentimenti degli altri. I manager con nuove idee che possono migliorare la qualità della vita, la produttività e la crescita economica, sono numerosi, ma occorre che abbiano il coraggio di essere se stessi, di vincere le opposizioni e di tradurre le proprie idee in iniziative concrete e produttive.

Non avere il coraggio del fare per timore del giudizio degli altri è l’anticamera della mediocrità e a tal proposito R.W. Emerson(saggista e filosofo dell’800) scriveva: “Qualunque cosa tu intraprenda, occorre coraggio. Qualunque iniziativa tu prenda, ci sarà sempre qualcuno pronto a criticarti. Sempre sorgeranno difficoltà che ti faranno dubitare che i tuoi critici hanno ragione. Concepire un progetto e metterlo in pratica richiede vero coraggio”. Occorre, in definitiva, possedere un invincibile ottimismo di fondo, essenziale per ogni iniziativa, soprattutto se innovativa; se non si è convinti di riuscire, ogni sforzo è vano. Essere privi di ottimismo significa credere che siano più probabili le previsioni negative degli scenari positivi. È l’ottimismo che ci sostiene nella lunga e faticosa marcia verso un obiettivo lontano, e anche se talvolta è difficile giustificarlo razionalmente, esso è sempre necessario nella realizzazione di qualunque progetto.

Molti manager sacrificano infatti la propria capacità innovativa per le esigenze dell’ambiente preoccupati principalmente di uscire senza danni da ogni situazione. Questa forma di desiderio di essere accettato e approvato è in realtà una rinuncia ai propri valori, ai propri obiettivi e alle proprie inclinazioni, e per quanto possa essere messa loro a disposizione una vasta gamma di scelte, saranno quasi sempre incapaci di scegliere autonomamente per la mancanza di fiducia in se stessi, nelle proprie idee e convinzioni. Sfortunatamente, nelle aziende il conformismo viene quasi sempre incoraggiato e premiato e in molti casi il più alto apprezzamento va ai dirigenti che obbediscono ciecamente agli ordini di scuderia, che si mostrano sempre rispettosi, che fanno puntualmente il loro lavoro e non creano problemi. Il risvolto della medaglia è purtroppo il dover constatare che la maggior parte di questi manager conformisti sono rigidi, stereotipati, incapaci di introspezione, opachi e privi di spirito di intrapresa.

Alla base stessa dell’iniziativa imprenditoriale si colloca il coraggio che consente di superare gli ostacoli che impediscono la realizzazione del “sogno” che anima l’imprenditore, che poi traduce in forma concreta nel contesto economico, attraverso l’umiltà che lo conduce sulla strada della ricerca di soluzioni per la realizzazione dell’idea, aprendo le porte all’innovazione e alla crescita. Il percorso innovativo che permetterà anche agli altri di condividere l’idea alla base dell’impresa dovrà necessariamente essere sorretto dal coraggio e dalla passione in una prospettiva che apre nuove strade da percorrere verso la creazione di valore.

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