IL CASO/ 2. Cazzola: vi spiego la svolta che manca nel maxiemendamento

- int. Giuliano Cazzola

Mancano ancora i dettagli sui contenuti, ma il maxiemendamento approvato dal Governo mercoledì sera riguardano anche il mercato del lavoro. Il commento di GIULIANO CAZZOLA

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Foto Imagoeconomica

Ancora i dettagli sui contenuti del maxiemendamento alla legge di stabilità approvato dal Consiglio dei ministri di mercoledì sera non sono stati resi noti, ma le indiscrezioni segnalano più di un intervento riguardante il mercato del lavoro: si va dagli incentivi fiscali per le imprese che assumono apprendisti e donne per arrivare a novità riguardanti la mobilità nella Pubblica amministrazione, con la possibilità di licenziare i dipendenti in esubero che non accettano nuove proposte di impiego o un trasferimento. «Sono misure – ci dice Giuliano Cazzola, Vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera – senza dubbio importanti, utili e di buon senso, ma che non credo siano in grado di segnare una svolta sul mercato del lavoro».

Da dove potrebbe arrivare allora questa svolta?

Credo che una disciplina sui licenziamenti sarebbe stata molto più shoccante. Anche perché è quanto ci ha richiesto l’Europa insieme a un intervento organico sul versante della flexicurity. In questo caso, basterebbe un disegno di legge con uno schema di decreto delegato che desse attuazione all’articolo 46 del Collegato lavoro sulla riforma gli ammortizzatori sociali per dare un segnale importante.

Sembra però impossibile intervenire sul tema dei licenziamenti: i sindacati hanno già alzato le barricate.

O ascoltiamo i sindacati o ascoltiamo l’Europa. Certo, concertare è sicuramente un aspetto positivo. È importante che si ascoltino e si coinvolgano i sindacati, ma a un certo punto occorre tirare avanti anche se loro non ci stanno.

Torniamo un attimo alle indiscrezioni sul maxiemendamento. Ci sono misure per aiutare i soggetti più deboli del mercato del lavoro (giovani e donne) e poi le novità sulla mobilità nel pubblico impiego…

È assolutamente positivo l’uso della decontribuzione per gli apprendisti e i contratti di inserimento delle donne. Riguardo il pubblico impiego, tutto dipenderà da come saranno nel concreto queste norme e con quale spirito verranno utilizzate, perché la mobilità esiste già oggi, solo che viene usata per venire incontro alle esigenze dei lavoratori. Per esempio, se un meridionale vince un concorso pubblico e va a lavorare al Nord, prima o poi con la mobilità riesce a ritornare al Sud.

Nel maxiemendamento non si fa alcun accenno alle pensioni, nemmeno all’aumento dell’età pensionabile a 67 anni.

Questo è giusto, perché nella lettera che Berlusconi ha inviato all’Ue è stato spiegato che con i provvedimenti già presi arriveremo nel 2026 all’età pensionabile a 67 anni. Quindi sarebbe stato inutile scrivere una norma su qualcosa che esiste già.

 

Per ora si è parlato di una riforma dei contratti a partire dal disegno di legge di Pietro Ichino depositato al Senato. Cosa ne pensa?

 

Mi sembra che l’idea di usare la proposta di Ichino sia ottima per creare imbarazzo nell’opposizione, ma nel merito penso che all’idea di un contratto unico sia da preferire una pluralità come quella già in essere. Non è che se si abusa di certe forme contrattuali, il problema si risolve abolendo quelle tipologie che dimostrano però di essere pertinenti e funzionali in alcuni casi. Non si può pensare, per esempio, di assumere per un solo giorno un cameriere per un matrimonio: molto meglio lo strumento del contratto a chiamata. In un solo caso concordo con la proposta di Ichino.

 

Quale?

 

Il contratto unico a tutela differenziata mi può convincere per disciplinare il contratto di lavoro a tempo indeterminato. Fermo restando che al suo fianco dovrebbero restare i contratti a termine, le collaborazioni, la somministrazione, i voucher, tutte le forme che vanno a presidiare forme specifiche di rapporto lavorativo.

 

Un’ultima considerazione: pare che il maxiemendamento dovesse essere in realtà un decreto legge. Lei ritiene che sarebbe stato meglio?

 

Sarebbe stato sicuramente meglio mandare Berlusconi a Cannes con un decreto. Anche gli altri leader mondiali sarebbero stati più contenti.

 

(Lorenzo Torrisi)

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