Per battere la disoccupazione pubblico e privato devono collaborare

- La Redazione

DENIS PENNEL ci parla del Patto globale sul lavoro (Global jobs pact), adottato dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) nel 2009 per la creazione di nuovi impieghi

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Foto Imagoeconomica

I 23 milioni di disoccupati nell’Unione europea obbligano tutti i portatori di interessi toccati a vario titolo dal fenomeno a lavorare assieme per trovare una via d’uscita alla crisi del lavoro. Un esempio di questa cooperazione è il Patto globale sul lavoro (Global jobs pact), adottato dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) nel 2009, che pone un forte accento sulla creazione di nuovi impieghi,  sistemi di protezione sociale sostenibili, rispetto degli standard di lavoro e dialogo sociale. Queste iniziative assunte a livello internazionale sono importanti ma è altrettanto importante  quanto si decide a nei singoli Paesi.

La  realtà è che l’investimento sulle politiche attive per il mercato del lavoro – strumento vitale per affrontare la disoccupazione – non è stato convinto dall’inizio della crisi. L’Ocse ha a lungo sostenuto queste politiche  per rilanciare sviluppo. Ma in pochi ci hanno creduto.  Le partnership miste pubblico-private nel campo dell’occupazione possono aiutare molto. La nostra esperienza mostra che la cooperazione tra servizi pubblici per l’impiego e agenzie private per il lavoro rappresenta un forte acceleratore per  riportare al lavoro i disoccupati. La collaborazione fra pubblico e privato può cominciare dall’investimento congiunto in corsi di formazione professionale e per migliorare le abilità dei disoccupati. Con un bagaglio più ampio di  capacità, le loro probabilità di rientrare nel mercato del lavoro aumentano considerevolmente. La partnership fra strutture pubbliche e private – e questo è un aspetto non secondario – aumenta le probabilità di trovare  la persona giusta per il posto di giusto. Un supporto sia  ai lavoratori sia alle imprese e in definitiva un volano che può accelerare la ripresa dell’economia.  Sviluppare queste partnership è cruciale per una serie di ragioni. Nel lungo termine il mercato del lavoro non è abbastanza efficiente per fronteggiare senza correttivi l’impatto della crisi, i cambiamenti demografici in corso e una limitata mobilità geografica delle persone. La sfida impone di condividere strumenti, competenze e conoscenze per fornire servizi efficaci a disoccupati e imprese. 

La vera questione, dunque, non è perché operare assieme, ma come farlo. Queste partnership possono assumere più forme: scambio di informazioni, condivisione dei dati sul mercato del lavoro, liste di candidati, posizioni disponibili in azienda. I soggetti pubblci e privati devono attrezzarsi per valutare le professionalità e le abilità esistenti fra i candidati, impegnandosi per incrementarle con la formazione. Non meno importanti sono i servizi di outplacement per ricollocare i disoccupati di lunga durata.

Non c’è un modello univoco di partnership. Può accadere che i governi  ricorrano ai privati per acquisire specifiche competenze. Oppure (e questo è un secondo modello) si mettono in competizione i diversi attori chiamandoli a fornire un servizio con caratteristiche stabilite dalla parte pubblica. Infine c’è il modello voucher: i soggetti privati operano con i costi coperti da buoni (voucher) pubblici. Il singolo disoccupato è libero di scegliere l’agenzia privata presso la quale spendere il proprio voucher.
 
I frutti della partnership pubblico-privato nel settore dell’impiego sono visibili in parecchi Paesi. In Olanda, per esempio, numerosi finanziamenti  a beneficio delle agenzie private sono stati sottoscritti tra il 1988 e il 1995 per aiutare specifici gruppi di disoccupati a entrare nel mercato del lavoro. Le risorse pubbliche erano destinate a coprire i sussidi di disoccupazione, i costi dell’outplacement e le sovvenzioni necessarie a ogni singolo progetto.  Dal 1995 al 2008 le agenzie private del lavoro hanno poi cooperato con i titolari di imprese in difficoltà, anche in occasione di licenziamenti collettivi. Da allora in poi la collaborazione fra centri pubblici e agenzie private non si è mai interrotta.

Oltre che in Olanda questa collaborazione è partita anche in Francia dal 1994, quando un accordo di cooperazione fu siglato per la prima volta tra il  Pôle Emploi pubblico e la  Prisme, la federazione nazionale delle agenzie private. Il principale obiettivo era lavorare insieme per ridurre la disoccupazione con scambi di informazioni sui trend del lavoro e incrociando  anche posti disponibili e candidati. Il governo francese facilitò il processo di  esternalizzazione verso le agenzie private di chi era in cerca di lavoro.

 

(Dennis Pennel, Direttore generale Ciett)



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