LAVORO/ Tiraboschi: un nuovo apprendistato per frenare l’abuso di stage e cocopro

A quasi dieci anni dalla riforma Biagi, il Governo è pronto a intervenire, nuovamente, sulla disciplina dell’apprendistato, come ci spiega MICHELE TIRABOSCHI

08.04.2011 - Michele Tiraboschi
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Foto Ansa

A quasi dieci anni dalla riforma Biagi, il Governo è pronto a intervenire, nuovamente, sulla disciplina dell’apprendistato, dando così attuazione alla delega contenuta nel c.d. “Collegato lavoro” e alla volontà manifestata da tutte le parti sociali nell’intesa per il rilancio dell’istituto sottoscritta lo scorso 27 ottobre con le Regioni e il Governo medesimo.

L’intenzione di valorizzare e rendere pienamente operativo l’apprendistato – nelle tre tipologie disciplinate dal d.lgs. n. 276/2003 – poggia innanzitutto sulla diffusa consapevolezza del problema dell’occupazione giovanile. In Italia i giovani iniziano a lavorare con grave ritardo rispetto ai coetanei di altri Paesi: in media, l’età del primo impiego è 22 anni, contro i 16,7 anni dei tedeschi, i 17 degli inglesi e i 17,8 dei danesi. L’ingresso nel mercato del lavoro si realizza spesso con percorsi scarsamente qualificanti e privi di prospettive di inserimento.

Per altro verso, è ancora troppo alto il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, pari al 29%, con punte vicine al 40% nelle regioni meridionali. Dato cui si somma quello relativo ai giovani italiani tra i 14 e i 29 anni che non sono ufficialmente né occupati, né coinvolti in percorsi di istruzione e formazione, il 24% secondo l’Ocse, di cui circa 126.000 sono i giovanissimi tra i 14 e i 17 anni. Senza contare che i percorsi scolastici e universitari si rivelano, in molti casi, incapaci di sviluppare competenze rispondenti alla domanda reale delle imprese, alimentando così il grave fenomeno del disallineamento tra domanda e offerta di professionalità.

L’obiettivo sotteso al rilancio del contratto di apprendistato, condiviso dalle istituzioni e dalle parti sociali, è dunque quello di accompagnare e favorire la positiva transizione dei giovani dal mondo della scuola a quello del lavoro, attraverso il dialogo e la loro integrazione, con percorsi qualificati e qualificanti, in una prospettiva di occupabilità e di crescita, nonché quello di valorizzare l’apprendistato come principale leva di placement nell’incontro dinamico tra la domanda e l’offerta di lavoro.

Già la riforma Biagi aveva colto le infinite potenzialità offerte dall’apprendistato, se effettivamente attuato e correttamente utilizzato: per i giovani, che possono persino conseguire un titolo di studio, lavorando in azienda; per le imprese, che hanno l’opportunità di conoscere, formare e far crescere forza lavoro giovane, all’interno del perimetro aziendale; per scuola e università, che possono valorizzare la propria offerta formativa tramite il contatto con il tessuto produttivo.

Molti i fronti su cui agire e i nodi da sciogliere per consentire finalmente all’apprendistato di decollare. Innanzitutto, l’estrema complessità della materia, frutto di un articolato intreccio di competenze tra Stato, Regioni e parti sociali, che scoraggia le imprese e i loro consulenti a intraprendere un iter oggi incerto e burocraticamente oneroso e le induce a preferire gli stage o i contratti a progetto di cui, non sempre, tuttavia, si fa un utilizzo corretto e coerente con le rispettive finalità.

Abbiamo in Italia circa 300.000 stagisti, ma di questi solo uno su dieci può contare in una assunzione, alla fine del tirocinio. Altrettanto centrale è il nodo della formazione che, anima del contratto di apprendistato, viene raramente realizzata in coerenza con i fabbisogni formativi dei ragazzi e le esigenze professionali delle imprese. Altri interventi potrebbero incidere poi sulla durata massima del contratto, oggi da molti ritenuta eccessiva, sui livelli retributivi, in Italia particolarmente elevati rispetto agli altri paesi europei; sul nome stesso del contratto, poco accattivante per i giovani, soprattutto per i laureati.

Per orientare e facilitare il lavoro degli operatori, Adapt ha promosso un nuovo sito web www.fareapprendistato.it, che ha lo scopo di accompagnare la corretta diffusione e il rilancio, anche nel nostro Paese, dell’apprendistato, valorizzandone in particolare la valenza educativa e formativa, attraverso la diffusione in una completa e corretta informazione sullo sviluppo della materia, sia da un punto di vista giuslavoristico, sia con riferimento ai profili formativi.

Il nuovo portale, oltre a contenere una banca dati della legislazione – nazionale e regionale – e della contrattazione collettiva di riferimento, nonchè alcune buone prassi straniere, ospita un forum dedicato a quesiti pratici e allo scambio di idee e proposte progettuali anche di tipo normativo, e una sezione placement per l’attivazione di contratti di apprendistato di alta formazione. Il sito si propone, infine, come piattaforma e luogo di incontro per una rete di soggetti istituzionali e non, interessati a “fare apprendistato” in Italia.

 

L’autore dell’articolo, lunedì 11 aprile, parteciperà al convegno dal titolo “L’apprendistato: una complicazione o un’opportunità?”, organizzato da Gi Group Academy.

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