MANOVRA/ Bonanni (Cisl): sì a patrimoniale e più Iva, ma non tocchiamo le pensioni

La manovra si prepara a cominciare il suo iter parlamentare, durante il quale potrebbe subire cambiamenti, come quelli auspicati da RAFFAELE BONANNI, ospite oggi al Meeting di Rimini

22.08.2011 - int. Raffaele Bonanni
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Bonanni (Foto Ansa)

Mentre la manovra finanziaria si prepara a cominciare il suo iter parlamentare, da più parti, anche all’interno della stessa maggioranza, emergono richieste di modifiche ai provvedimenti contenuti nel decreto legge varato dal governo. Una richiesta che arriva anche da Raffaele Bonanni, Segretario generale della Cisl, che oggi partecipa al Meeting di Rimini e che ilsussidiario.net ha raggiunto prima del suo arrivo in fiera.

Che giudizio dà della manovra finanziaria varata dal Governo? Spera in qualche modifica nell’iter parlamentare?

La manovra è necessaria per rispondere alla gravità della situazione finanziaria del Paese, e ai ritardi con i quali stiamo affrontando il problema del debito pubblico e del necessario pareggio di bilancio. Tant’è vero che per la prima volta siamo stati noi, tutte le parti sociali, a sollecitare un clima di coesione nazionale e un intervento immediato del governo per arginare la grave speculazione in Borsa contro il nostro Paese. Ma fatta questa premessa, la manovra che ha presentato il governo dopo un confronto anche con le parti sociali contiene elementi di forte iniquità che noi riteniamo vadano corretti.

Quali sono questi elementi? E in che modo vanno corretti?

In particolare, senza un intervento sui patrimoni immobiliari e mobiliari è francamente sbagliato agire con un contributo di solidarietà che colpisce ancora una volta chi paga le tasse con la ritenuta alla fonte. Se c’è qualcuno che deve pagare, si agisca su quanti hanno beneficiato dello scudo fiscale e si aumenti l’Iva sui beni di lusso. E siamo contrari a ulteriori interventi sulle pensioni di anzianità come ipotizza qualcuno.

Cosa pensa degli annunciati scioperi e proteste contro la manovra?

Noi continueremo a mobilitarci su temi che ho appena detto nelle prossime settimane, ma senza mischiarci con chi vuole fare scioperi generali di natura politica per risolvere i propri problemi interni.

Non le sembra (tenendo conto anche della manovra di luglio) che il pubblico impiego sia stato particolarmente colpito?

Il pubblico impiego ha già pagato un prezzo salato durante questa crisi. Non dimentichiamo che i contratti sono stati bloccati dal 2009 al 2013, sono state ritoccate le pensioni per le donne come ci chiedeva l’Europa ed è stato bloccato il turnover. È inaccettabile ora l’intervento sulle tredicesime e sul Tfr. Noi abbiamo chiesto che questa norma venga cancellata, garantendo alla contrattazione decentrata la libertà di reperire le risorse al proprio interno e di riorganizzare la Pubblica amministrazione ai fini di una maggiore produttività ed efficienza. Su questo punto non faremo sconti al governo.

La manovra interviene anche sul mercato del lavoro e sulla contrattazione. C’è chi vede in questo un prevaricamento delle prerogative delle parti sociali. Cosa ne pensa?

I provvedimenti del governo sul mercato del lavoro hanno recepito le intese delle parti sociali in materia di contrattazione aziendale e produttività. Noi pensiamo che la legge debba continuare ad avere un ruolo di sostegno, come è accaduto in questa circostanza, al di là di alcune critiche ingenerose e discutibili. Le materie del lavoro resteranno di competenza degli accordi sindacali. Stiano tranquilli quanti vogliono far politica, strumentalizzando le vicende sindacali.

 

Lei oggi al Meeting di Rimini partecipa all’incontro dal titolo “Il sistema Paese”. Come vede la situazione e le prospettive di crescita dell’Italia? Che ruolo possono e devono avere i sindacati, le imprese e le banche?

 

Non ci può essere crescita senza risanamento dei conti. Non c’è un prima e un dopo. Le due cose devono camminare insieme. Ecco perché abbiamo sollecitato un patto sociale in cui ognuno faccia la propria parte: governo centrale, regioni, enti locali, opposizione, banche, imprese, sindacati. Ciascuno deve assumersi il proprio pezzo di responsabilità per favorire da un lato la riduzione della spesa, dei privilegi e degli sprechi della macchina pubblica; dall’altro lato bisogna sbloccare tutti i progetti di sviluppo e favorire i nuovi investimenti nei settori dell’energia pulita, dei trasporti, delle infrastrutture, della ricerca.

 

Perché è così importante questo patto sociale?

 

Solo attraverso di esso, in uno spirito di nuova unità nazionale, come più volte sollecitato dal Presidente della Repubblica, il nostro Paese potrà uscire da questa situazione. Le manovre economiche per quanto utili e necessarie hanno bisogno di un clima di coesione sociale e di responsabilità collettiva per essere davvero efficaci.

 

Al Meeting mercoledì arriverà John Elkann, Presidente di Fiat. Pensa che, grazie anche alle norme sui contratti contenute nella manovra, non ci siano più alibi per il blocco agli investimenti di Fabbrica Italia?

 

La Fiat non potrà che giovarsi dei provvedimenti del governo, che danno ancora più certezza agli investimenti della casa torinese nel nostro Paese. Spero che Marchionne sappia cogliere la volontà evidente di una larga parte del sindacato e dell’opinione pubblica italiana perché la Fiat continui a investire in Italia.

 

(Lorenzo Torrisi)

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