DISOCCUPAZIONE/ L’esperto: vi spiego perché i dati Istat fanno sperare nella ripresa del lavoro

EMANUELE MASSAGLI commenta i dati dell’Istat relativi all’incremento occupazionale di agosto su luglio, pari ad una maggiorazione dello 0,1 per cento e di 26mila unità

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Foto Imagoeconomica

Il mercato del lavoro si accinge a esorcizzare lo spettro della crisi? Qualcosa del genere. I nuovi dati dell’Istat sull’occupazione ci dicono che è ancora presto per cantar vittoria; ma che i tempi sono congrui per sperare (con cognizione di causa) che, da qui a breve, scorgeremo la luce in fondo al tunnel. Ad agosto, infatti, l’istituto di statistica ha registrato 23 milioni e 3mila occupati. Una crescita dello 0,1%, pari a 26mila unità. Sembra poco. Ma, in termini assoluti, è il dato migliore degli ultimi due anni. «E’ un po’ presto per dire che c’è un’inversione di tendenza. Siamo, tuttavia, arrivati al punto più basso della curva. Se la disoccupazione, negli ultimi 1-2 anni è salita e, contestualmente, l’occupazione è scesa, ora, per lo meno, assistiamo a una fase di stagnazione», spiega, interpellato da ilSussidiario.net, Emanuele Massagli, vicepresidente di Adapt. Rispetto, poi, allo stesso mese dell’anno scorso, la crescita è stata dello 0,8%, pari a 191mila unità. La disoccupazione, infine, diminuisce dell’1,8% su base congiunturale (-36mila unità) e del 4% su base tendenziale (-83mila).  Non a caso, «se confrontiamo i dati degli ultimi 3-4 mesi, in effetti, la  ripresa è molto bassa», continua Massagli. «Il segnale – spiega – va letto rispetto a un anno fa. Quando l’Istat segnalava incrementi della disoccupazione che, di volta in volta, si attestavano anche su un punto percentuale. Ora, tutto sommato, si è tornati a orientamenti strutturali». Non c’è da stupirsi: «L’occupazione segue un andamento economico che, nel complesso, è più positivo rispetto al passato. I dati sulla ripresa dell’attività economica, sull’export e sugli scambi commerciali indicano che nelle aziende si è riattivato un certo dinamismo. Il che giustifica l’assunzione di nuovo personale». Certo, fino a un certo punto, perché «l’impresa sa benissimo che il periodo difficile non si è ancora concluso e per riprendere gli investimenti, anche in capitale umano, attende una situazione economica molto più sicura». C’è da sottolineare come i conteggi di agosto non tengano conto della bufera che si è abbattuta sui mercati finanziari proprio in quelle settimane; né degli eventuali effetti depressivi della manovra, che saranno contemplati dai dati di settembre.

«Credo, in ogni caso, che il trend positivo non si arresterà», afferma. «L’economia italiana risente degli effetti della borsa fino a un certo punto. Si tratta di un sistema fondato, per lo più, su imprese manifatturiere medio-piccole che avvertono gli squilibri di Piazza Affari, al massimo, in termini bancari. Non sono, infatti, quotate né, salvo rari casi, investono in borsa». Più controverse le conseguenze del Ddl del governo. «La manovra economica potrebbe sortire effetti depressivi, ma anche stabilizzanti. Se il messaggio che l’esecutivo riuscirà a dare sarà quello di un provvedimento  in grado, sul lungo periodo, di garantire la tenuta dei conti pubblici, i risultati positivi supereranno quelli depressivi».



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