RIFORMA DEL LAVORO/ Pagni (Repubblica): l’accordo governo-sindacati si farà. Vi spiego perché

- int. Luca Pagni

LUCA PAGNI, giornalista de La Repubblica, commenta in questa intervista per IlSussidiario.net la ricerca dell’accordo, tra governo e parti sociali, sulla riforma del mercato del lavoro.

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«La divergenza presente all’interno dei vari sindacati proviene ancora dalle ruggini degli ultimi anni, soprattutto da quando l’ex ministro del Welfare Sacconi si schierava palesemente contro la Cgil, a causa di una antica rivalità con il sindacato ormai molto conosciuta. In più Susanna Camusso deve far fronte a diversi problemi interni che ormai conosciamo, e di conseguenza è costretta a muoversi cautamente. Sono però convinto che l’accordo si farà». Luca Pagni, noto giornalista de La Repubblica, commenta in questa intervista per IlSussidiario.net la ricerca dell’accordo, tra governo e parti sociali, sulla riforma del mercato del lavoro. Poche ore fa è intervenuto anche il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, secondo cui “sarebbe grave la mancanza di un accordo cui la parti sociali diano solidamente il loro contributo”. Queste, ha spiegato Napolitano, devono capire che è il momento “di far prevalere l’interesse generale su qualsiasi altro calcolo particolare. Lo richiedono le difficoltà del Paese, lo richiedono i problemi che sono dinanzi al mondo del lavoro e delle giovani generazioni”. Eppure, almeno per il momento, questo accordo stenta ad arrivare.

Pagni, quali sono allora gli ultimi nodi da sciogliere?

Attualmente sono due i maggiori problemi da risolvere prima di chiudere definitivamente l’accordo: il primo riguarda proprio questa resistenza presente all’interno della Cgil, piccola ma combattiva, mentre il secondo riguarda Confindustria.

In che senso?

Squinzi, che con ogni probabilità diventerà ufficialmente il nuovo presidente di Confindustria giovedì prossimo, avrebbe chiesto alla Marcegaglia di non firmare finché lui non sarà entrato in carica, quindi ci vorrà ancora un mese. Sono questi gli aspetti principali che frenano una qualsiasi possibilità di accordo.

Il ministro Fornero e lo stesso Monti hanno più volte dichiarato che, con o senza accordo, il piano della riforma andrà comunque avanti. Viene allora da chiedersi in cosa risieda l’importanza dei sindacati in questo accordo che ancora stenta ad essere raggiunto…

Il contributo dei sindacati conta ancora di più dopo l’intervento di Napolitano di oggi. In molti ormai sostengono che questo, più che un governo Monti, sia un governo Monti-Napolitano o addirittura solo di quest’ultimo. Per quanto possa essere considerato “tecnico”, questo governo è comunque “politico”, nel vero senso del termine: è un governo della polis, in cui c’è qualcuno che decide e delle parti sociali che possono opporsi e dire cosa pensano. Proprio per questo è importante ciò che ha detto Napolitano, cioè la prima figura sullo sfondo di questo governo.

A suo giudizio l’articolo 18 è il tema che provoca maggiore attrito e divergenza?

Ho sempre pensato che l’articolo 18 non sia il vero problema. Viene spesso utilizzato in una così importante riforma, ma è in realtà un falso problema, come fosse diventato una sorta di merce di scambio del sindacato, che pretende qualcosa nel caso in cui il governo modifichi o limiti l’articolo 18.

Quali sono allora i temi su cui governo e parti sociali si dividono maggiormente?

Riguardano paradossalmente la cassa integrazione e quanto i sindacati sono disposti cedere sui diritti alle persone tutelate.

Si spieghi meglio

Il sindacato è in ritardo nella tutela dei lavoratori a tempo determinato, e quindi si vedono costretti a dover difendere la cassa integrazione, cioè la cosa più facile da assegnare. Il vero motivo di attrito risiede nelle risorse, ed è ovvio che se si vuole dare il sussidio di disoccupazione a tutti i non tutelati, bisogna rinunciare alla cassa integrazione. Come ho detto, inoltre, l’altro motivo di attrito riguarda il livello di precarietà che il sindacato è ancora disposto ad accettare.

Cosa pensa di questo modello tedesco?

Adesso se ne parla tanto, ma se ricorda fino a poco tempo fa si discuteva molto del modello danese, per il quale però sono necessarie più risorse.

Di cosa si tratta?

In Danimarca ci sono 15 mesi di sussidi di disoccupazione e un corso obbligatorio di orientamento, con tanto di attestato di frequenza per poter ricevere il sussidio. Ci sono giovani che, se si accorgono di non avere grandi possibilità all’interno di un’azienda o che la loro carriera per un motivo o per un altro si è infilata in un vicolo cieco, semplicemente si licenziano. Questo perché contemporaneamente vengono a sapere che ci sono nuovi corsi di aggiornamento che per loro possono rivelarsi particolarmente utili, e li frequentano. Ovviamente in Danimarca questo meccanismo è consolidato da anni, e anche la popolazione è minore, ma si tratta di un modello molto più mobile dove i lavoratori non si ritrovano mai da soli, sia quelli giovani che gli over 50, che come sappiamo hanno grandi difficoltà a reinserirsi nel mercato del lavoro.

Prima mi ha detto che secondo lei prima o poi l’accordo arriverà. Come fa ad essere così convinto?

Sono assolutamente convinto che questo accordo si farà, ed è davvero importante per due o tre generazioni di giovani che rischiano di perdersi totalmente, sia come ascensione sociale sia come possibilità di dare un futuro alle proprie famiglie e ai propri figli. L’accordo si farà anche perché è necessario far capire a queste nuove generazioni che esiste la possibilità di avere un futuro professionale. L’accordo quindi si farà a prescindere, e si potrà anche contestare, scrivendo sui giornali o scendendo in piazza, e potrà sempre essere migliorato, ma deve essere un traguardo fondamentale in vista delle prossime sfide non solo dei giovani appena entrati nel mondo del lavoro, ma anche per quelli futuri.

 

(Claudio Perlini)     

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