SCHEDA/ Nuovo articolo 18, Aspi, cassa integrazione e flessibilità: ecco cosa cambia

- La Redazione

Non c’è un accordo complessivo di tutte le parti sociali, ma la riforma del lavoro del governo approderà comunque in Parlamento. Vediamo punto per punto cosa cambia

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Non c’è un accordo complessivo di tutte le parti sociali, ma la riforma del lavoro del governo approderà comunque in Parlamento come promesso dal Premier Mario Monti. Da domani si continuerà a lavorare per stendere il testo definitivo dell’articolato e poi si dovrà valutare con quale strumento presentarla perché diventi legge. Vediamo intanto quali sono le principali novità in arrivo secondo quanto spiegato in conferenza stampa dal ministro del Lavoro, Elsa Fornero.

Nei casi di licenziamento discriminatorio, il datore di lavoro sarà obbligato al reintegro del dipendente. Questa tutela, ha spiegato la Fornero, varrà anche per le aziende con meno di 15 dipendenti che non sono attualmente soggette all’articolo 18. Per quel che riguarda i licenziamenti disciplinari, sarà il giudice a decidere tra il reintegro o un indennizzo fino a 27 mensilità. Il testo definitivo della legge aiuterà i giudici a capire in quali fattispecie è opportuno optare per la reintegrazione e in quali per l’indennità. Infine, per i licenziamenti economici sarà previsto un risarcimento tra le 15 e le 27 mensilità, tenendo conto anche dell’anzianità del lavoratore. Queste misure non si applicheranno solo ai neoassunti, ma a tutti i lavoratori.

Elsa Fornero ha spiegato che bisognerà intervenire per accorciare la durata dei processi riguardanti i licenziamenti. Susanna Camusso, Segretario generale della Cgil, ha spiegato che il governo perseguirà quest’obiettivo con la riforma della giustizia e non con quella del lavoro.

Elsa Fornero ha spiegato che sarà contrastata la reiterazione di tutti i contratti a tempo determinato per più di 36 mesi. Con la riforma dell’articolo 18, l’obiettivo del governo è infatti quello di dare prevalenza all’utilizzo del contratto a tempo indeterminato, rendendolo meno blindato.

Dopo la laurea o un master non ci potranno più essere stage non retribuiti. Le aziende dovranno pagare tramite un contratto di collaborazione o a tempo determinato.

Le imprese pagheranno l’1,4% in più per utilizzare contratti flessibili. Questo contributo servire a finanziare l’Aspi (l’Assicurazione sociale per l’impiego). Saranno esclusi da questo aumento i contratti stagionali e sostitutivi. Ci saranno comunque degli incentivi per la stabilizzazione del lavoro.

Secondo quanto dichiarato dalla Fornero, il percorso lavorativo comincerà con l’apprendistato, che diventa un investimento per la formazione e non uno strumento di flessibilità.

La proposta del governo sulle partite Iva prevede l’introduzione del lavoro subordinato dopo 6 mesi, se la prestazione di lavoro è presso un committente.

Nella riforma del lavoro è in arrivo una misura contro le dimissioni in bianco, così da favorire una maggiore inclusione delle donne nella vita economica.

Si prevede la sperimentazione dei congedi di paternità obbligatori finanziati dal ministero del Lavoro, così da favorire l’occupazione delle donne.

L’assicurazione sociale per l’impiego entrerà a regime nel 2017. Servirà, ha spiegato la Fornero, a proteggere il lavoratore nella ricerca di un’altra occupazione. Rimpiazzerà il vecchio assegno di disoccupazione e durerà un anno per i lavoratori fino a 54 anni e un anno e mezzo per quelli più vecchi. L’importo massimo erogato sarà di 1.119 euro al mese. Sarà uno strumento “esteso” e “universale”.

La Cassa integrazione ordinaria resterà in vigore, mentre quella straordinaria sarà confermata, ma “ripulita” dalle causali per cessazione di attività. Le risorse addizionali per l’estensione degli ammortizzatori sociali con la graduale riduzione della mobilità fino a convergere nel 2017 nella nuova Aspi sarà di 1,7-1,8 miliardi di euro.

Il Governo è pronto a mettere in campo dei fondi di solidarietà pagati dalle imprese per sostenere i lavoratori anziani che perdano il lavoro. A essere coperti non sarebbero solo lavoratori esodati o prepensionati, ma anche quelli licenziati.

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