PENSIONI/ Esodati e ricongiunzioni. Rimoldi (Fnp-Cisl): vi spiego perché saremo in piazza il 13 aprile

- int. Attilio Rimoldi

Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di scendere insieme in piazza il 13 aprile a Roma per chiedere a Governo e Parlamento di intervenire sul tema delle pensioni. ATTILIO RIMOLDI ci spiega perché

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Per i lavoratori esodati questo è un periodo particolare. Dopo la riforma delle pensioni e l’approvazione del Decreto Milleproroghe per molti di loro non si è trovata una soluzione e rischiano così di trovarsi per qualche anno, in alcuni casi anche più di cinque, senza i necessari requisiti per accedere alla pensioni e senza nemmeno un posto di lavoro. Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, in un recente convegno aveva fatto sapere che l’esecutivo sarebbe intervenuto con un provvedimento entro la fine di giugno. Ma evidentemente queste rassicurazioni non bastano, dato che Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di scendere insieme in piazza il 13 aprile a Roma per chiedere a Governo e Parlamento di intervenire sul tema. Una mobilitazione che il sindacato di Susanna Camusso aveva già previsto per il 17 aprile, ma che è stata poi anticipata in modo da far sfilare insieme le tre confederazioni. «Per noi quella degli esodati è una priorità assoluta», ci spiega Attilio Rimoldi, Segretario nazionale della Fnp-Cisl. «Ci sono infatti circa 350.000 persone che resteranno senza stipendio e senza pensione e che non possono aspettare i tempi promessi dal Governo. Questa gente ha fatto una scelta, spesso forzata dalle situazioni aziendali, e adesso si trova veramente in difficoltà. C’è chi per sei anni dovrà fare a meno di stipendio e pensione».

La soluzione che il sindacato chiede è semplice: «Per queste persone non deve valere il momento della maturazione del diritto ad andare in pensione, ma la data in cui hanno sottoscritto l’accordo con il datore di lavoro e le parti sociali sull’esodo forzato. Quindi se l’hanno firmato prima che entrasse in vigore la riforma prevista dal decreto “salva-Italia” devono avere il diritto di andare in pensione con il vecchio sistema». Certamente bisognerà trovare una copertura economica perché venga approvato un provvedimento del genere. Tuttavia, spiega Rimoldi, «anche se non si tratta di 50.000 persone, come aveva previsto all’inizio la Fornero, ma di un numero sette volte superiore, non credo che dal punto di vista economico ci possano essere ostacoli insormontabili».

I sindacati scenderanno in piazza anche per chiedere un intervento sul costo delle ricongiunzioni tra i diversi contributi previdenziali versati nella vita lavorativa, che in alcuni casi si rivela essere esorbitante. «La ricongiunzione – spiega Rimoldi – deve avere un onere sostenibile. Cioè ci deve essere un beneficio superiore al costo pagato, altrimenti viene a mancare un diritto. Faccio un esempio: un giovane che ha lavorato per anni con contratti atipici ha versato i contributi alla gestione separata. Se poi trova un lavoro stabile e la ricongiunzione dei contributi è troppo onerosa, questo si traduce nella perdita dei contributi già versati».

Il 13 aprile quindi i tre principali sindacati si troveranno insieme in piazza sul tema delle pensioni, un’unità che è venuta a mancare sul riforma del lavoro. «Anche in questo secondo caso – spiega Rimoldi – c’erano degli orientamenti comuni. Poi l’articolo 18 è diventato un problema più ideologico che di sostanza e ci ha portato ad avere posizioni un po’ diverse. Anche noi crediamo che sia meglio che per il licenziamenti economici ci possa essere il reintegro nel caso in cui la motivazione addotta dal datore di lavoro risulti non reale. Però la Cisl ha puntato in questa riforma a tutelare maggiormente i giovani e non a far perdere tutti i diritti essenziali a chi già oggi lavora».

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