RIFORMA PENSIONI/ Treu: il Governo Letta non si illuda, con le pensioni d’oro non salveremo gli ultimi esodati

- int. Tiziano Treu

Secondo TIZIANO TREU, gli esodati rimanenti sono, ormai, piuttosto pochi. Per questi, sarebbe meglio concedere degli ammortizzatori sociali, invece che ulteriori deroghe alla legge Fornero

Inps_CodaR439
Infophoto

Ormai, la retromarcia sulla tanto auspicata flessibilità pare definitiva. Non ci sarà un meccanismo che consenta di andare in pensione entro una forbice compresa tra i 62 e i 70 anni di età con disincentivi e incentivi in base al fatto che si abbandoni il lavoro prima o dopo i 66 anni. Di questo sistema, nella legge di stabilità non vi è traccia. È previsto, invece, il blocco dell’indicizzazione all’inflazione per le pensioni che vanno dai 3mila euro in su. L’unica buona notizia sembra l’ipotesi di chiedere un contributo di solidarietà pari al 5% per gli assegni previdenziali compresi tra i 100mila e i 150mia euro, del 10% per quelli compresi tra i 150mila e i 200mila e del 15% per le cifre superiori. I proventi di questo balzello potrebbero essere impiegati per tutelare i rimanenti esodati. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Tiziano Treu, professore di diritto del Lavoro all’Università cattolica di Milano, già ministro del Lavoro.

Cosa ne pensa del blocco dell’indicizzazione all’inflazione delle pensioni a partire dai 3mila euro?

Chi ha una pensione di quel livello non è ricco. Tuttavia, sta decisamente meglio di quei tantissimi pensionati che sono vicinissimi o al di sotto della soglia di povertà.

3mila euro lordi di pensione per una famiglia monoreddito non sono un granché.

Infatti, non sostengo di certo che il blocco sia positivo. Tuttavia, si tratta di un sacrificio relativamente molto più accettabile rispetto a quello che dovrebbero compiere quanti hanno pensioni inferiori.

Come giudica, invece, l’intervento sulle pensioni d’oro?

Un contributo di solidarietà rappresenta un gesto importante sotto il profilo simbolico. Tuttavia, dubito fortemente che possa effettivamente servire a qualcosa. Temo che l’importo derivante da una misura del genere sarà piuttosto ridotto.  

Per gli esodati rimanenti, è un bel problema.

Guardi, credo che la stragrande maggioranza di coloro che effettivamente rischiavano di essere esodati, o già lo erano, siano già stati salvaguardati. Mi riferisco a quei lavoratori che avevano la prospettiva di andare in pensione entro tempi brevi e che, per effetto della legge Fornero, si sono trovati senza reddito da pensione e da lavoro e nella nuova prospettiva di accedere al trattamento previdenziale non prima di parecchi anni. Ecco, per tutti quelli che rimangono, e che credo siano pochi, è più ragionevole individuare soluzioni alternative.

Quali, per esempio?

Invece che continuare a derogarli, consentendo loro di andare in pensione anticipatamente, gli si può concedere una forma di ammortizzazione sociale da qui al momento in cui potranno ottenere l’assegno pensionistico.

 

Cosa ne pensa della retromarcia sulla flessibilità?

Abbiamo sempre sostenuto, assieme ad altri gruppi parlamentari, la necessità di una soluzione del genere. Purtroppo, è una soluzione costosa. Quando si fece il conto dei risparmi provenienti dalla riforma Fornero, si sperava che parte di essi fossero resi disponibili per coprire eventuali esigenze del comporto pensioni. Tuttavia, la cifra complessiva è già stata interamente data per acquisita sia dal ministero dell’Economia che dall’Europa. Oggi, dunque, si stima che un’operazione del genere potrebbe costare 6-7 miliardi di euro che, attualmente, non sono disponibili.

 

Normalmente, tuttavia, le stime delle burocrazie ministeriali sono sempre al rialzo sul fronte delle uscite e al ribasso su quelle sulle uscite.

Sarà anche così. Resta il fatto che, anche se le stime fossero al ribasso, e invece di 6-7 miliardi di euro ne servissero solo 5, non ci sarebbero comunque.

 

Ci sarebbero potuti essere?

Si poteva tagliare la spesa improduttiva di migliaia di aziende partecipate dallo Stato o dagli enti locali, parte dei contributi e degli sgravi alle imprese (molti dei quali sono erogati a pioggia) e la Cassa integrazione in deroga, specie laddove si tratta di un ammortizzatore sociale destinato a imprese fallite. In ogni caso, non dobbiamo dimenticare che il provvedimento varato dal governo è tutt’altro che definitivo. Non escludo che il Parlamento applichi dei correttivi.

 

(Paolo Nessi)



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori