ILVA TARANTO/ D’Isabella (Cgil): Vendola? Abbiamo la coscienza a posto, a noi interessa il lavoro

- int. Luigi D'Isabella

Una intercettazione telefonica mette nei guai il governatore della Puglia. Secondo LUIGI D’ISABELLA della Cgil, c’è un attacco mediatico per distrarre dai veri problemi dell’Ilva

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Immagine di archivio

«Ci sono problemi ben più importanti da discutere che intercettazioni peraltro già rese note da tempo». Luigi D’Isabella, segretario della Camera del lavoro di Taranto ed esponente di spicco della Cgil locale, si chiede chi abbia interesse a creare confusione mediatica quando si dovrebbe pensare al bene di migliaia di lavoratori, nei fatti quelli dell’Ilva di Taranto. Il riferimento è alle intercettazioni telefoniche rese note da Il fatto quotidiano, in cui il governatore Nichi Vendola è stato beccato a parlare in modo scherzoso e apparentemente ambiguo con il vecchio responsabile della comunicazione dell’Ilva di Taranto, intercettazioni risalenti al 2010. Vendola sembra preoccupato di far sapere alla famiglia Riva della sua vicinanza a loro, così come di informarli che la Fiom al momento è il loro miglior alleato. Ecco cosa ci ha detto D’Isabella.

D’Isabella, ma davvero la Fiom, come dice Vendola in queste intercettazioni, è stata il miglior alleato dei Riva?

Guardi, questa telefonata sinceramente non saprei come valutarla: dipende da cosa si intendeva dire e in quale contesto lo si voleva dire. Poi sa, i discorsi conviviali trovano il tempo che trovano… 

Secondo lei, dunque questa telefonata, in cui Vendola sembra rallegrarsi che un giornalista non possa chiedere a Emilio Riva dei morti per inquinamento aveva un tono puramente conviviale?

Quello che posso dire è che Archinà era responsabile nazionale della comunicazione dell’Ilva e aveva contatti quasi quotidiani un po’ con tutti, figuriamoci se non ci scappava anche il tono scherzoso. L’importante è che fosse applicata l’autonomia delle parti e per quanto ci riguarda così è stato. 

Ecco, la Fiom: da che parte stavate, visto che Vendola avrebbe detto che eravate alleati dell’Ilva?

La Fiom è stata sempre tradizionalmente dentro l’azienda il sindacato più conflittuale di tutti. È il sindacato non maggioritario, anzi decisamente minoritario, nessuno ci ha mai fatto dei favori altrimenti non saremmo minoritari.  

Contro l’azienda quindi.

Ci siamo sempre costituiti parte civile ai processi per infortuni sul lavoro a differenza degli altri sindacati. Anzi, in questi giorni si stanno svolgendo processi con imputati i vecchi vertici dell’Italsider pubblica, per problemi che riguardano amianto e altro e siamo non solo parte civile, ma la maggior parte della casistica sulla base della quale si fanno questi processi è stata portata avanti dal patronato Cgil insieme alla Fiom. In tutte le vertenze, ad esempio la cassa integrazione, abbiamo sempre preso la posizione più rigida: questa è la Fiom all’interno dell’Ilva. 

Dunque coscienza a posto?

Le voglio anche ricordare che quando è scoppiato lo scorso anno il sequestro dell’area a caldo, c’è stato un passaggio delicato in cui si facevano manifestazioni e scioperi contro la magistratura in modo esplicito o implicito. La Fiom si è sempre tirata fuori, rifiutando di partecipare a qualunque azione che potesse sembrare di contrapposizione alla magistratura. Quello che a noi è sempre interessato è stato costringere la famiglia Riva a provvedimenti forti e radicali di bonifica all’azienda.

 

C’è però un’azione della magistratura sul conto di Vendola, accusato di aver fatto pressioni sull’agenzia dell’ambiente per non rendere pubblici certi dati sull’inquinamento. 

Ma questa telefonata risale a molto tempo prima, a ben tre anni fa. Certo, se si vuole dire che bisogna fare interventi più radicali di bonifica ambientale mantenendo però la prospettiva di lavoro è una posizione che abbiamo sostenuto anche noi, ma anche il governo italiano che ha fatto leggi ad hoc per stabilire che, fermo restando che bisogna fare una nuova Aia, si continui a produrre, come sta accadendo adesso.

 

Come è oggi la situazione?

Alcuni impianti sono fermi, su alcuni si sono fatti i primi interventi e siamo finalmente sulle soglie del piano industriale che deve definire in maniera complessiva, con un impegno di spese di circa due miliardi, il futuro.

 

Quindi nessuna manovra di nascosto per mantenere viva la produzione.

La scelta politica della Regione, del comune, della provincia, del governo e dei sindacati è stata questa: procedere con la bonifica mantenendo attiva l’azienda. È ovvio che si possono avere accentuazioni differenti, intervenire in maniera più drastica oppure meno.

 

Dal punto di vista politico?

È una posizione realistica e giusta. Diciamo anche che certe leggi come quella sanitaria fatte dalla Regione sono state di assoluta avanguardia e hanno costituito elemento di scontro molto forte tra l’azienda e il governo di allora. Quando venne fatta la legge sulla diossina il governo di allora chiamò i sindacati e disse: guardate che questa legge mette in discussione anche i posti di lavoro. Per noi quella legge andava approvata comunque e la regione fece bene a insistere. Il sindacato fece squadra con gli enti locali contro il governo. 

 

In conclusione?

In conclusione vorrei dire che tutti hanno detto – dai partiti, al governo, ai media – quanto l’Ilva sia importante non solo per Taranto ma per tutta l’Italia. E mentre il governo portava avanti una impostazione fortemente dialettica nei confronti del magistratura, da parte di Vendola c’è stato un atteggiamento di tutt’altra natura che giudichiamo positivo. 

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