LETTA & LAVORO/ L’accordo di Cgil, Cisl e Uil e la “bordata” di Landini

Martedì si sono riuniti gli esecutivi unitari di Cgil, Cisl e Uil per il via libera all’accordo sulla rappresentatività, che verrà firmato con Confindustria. Il commento di GIUSEPPE SABELLA

03.05.2013 - Giuseppe Sabella
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I tre leader sindacali (Infophoto)

Torna l’unità sindacale. La Festa del lavoro quest’anno ha visto le tre maggiori rappresentanze sindacali unite non solo nelle piazze ma anche nell’intesa raggiunta martedì 30 aprile, dopo cinque anni difficili, quando gli esecutivi unitari di Cgil, Cisl e Uil si sono incontrati per dare il via libera all’accordo sulla rappresentatività, che verrà firmato lunedì 6 maggio con Confindustria. Cgil, Cisl e Uil si apprestano a un passo storico. La firma dell’accordo sulla rappresentatività mette fine a una disputa mai risolta nel dopoguerra circa la misurazione e certificazione degli iscritti e le regole di validazione degli accordi sindacali. Il principio è che quelli approvati dalla maggioranza delle rappresentanze sindacali e dei lavoratori vanno rispettati anche dalle eventuali minoranze, le quali dovranno rispettare la volontà della maggioranza del 50% più uno, firmare le intese e osservarle, astenendosi quindi dal proclamare scioperi contro di esse.

Cgil, Cisl e Uil hanno anche approvato un programma di mobilitazione con manifestazioni regionali, che culminerà con una manifestazione nazionale a giugno, dopo il primo maggio unitario a Perugia, con i comizi di Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. A Treviso e Bologna, alle manifestazioni sindacali hanno partecipato anche delegazioni delle associazioni imprenditoriali, segno della gravità della crisi che colpisce lavoratori e aziende. In Basilicata, intanto, dopo oltre dieci anni, si sono riuniti gli esecutivi unitari di Cgil, Cisl e Uil per varare il Piano del lavoro, una piattaforma con la quale i sindacati si confronteranno con le istituzioni locali oltre che con Total e Shell che hanno in programma investimenti per oltre un miliardo per la costruzione di un secondo centro di estrazione del petrolio.

L’accordo raggiunto martedì è un grande risultato dei sindacati in continuità con l’intesa del 2008 (passando anche per quella del 2011). Qualche recente dichiarazione di Susanna Camusso (“dobbiamo salvare le imprese per salvare il lavoro”) e l’intesa Finmeccanica sono sicuramente stati segnali importanti che hanno reso evidente un qualcosa di nuovo all’interno del mondo sindacale. La crisi del nostro Paese è sempre più drammatica. La riduzione dell’apparato produttivo, la disoccupazione e la perdurante assenza di investimenti, connotano la condizione attuale dell’economia italiana. La disattenzione ai temi del lavoro impedisce di intraprendere una strada che, frenando la caduta libera della nostra economia, permetta di riprendere fiducia e di tornare a crescere. Cgil, Cisl e Uil ritengono urgente che il tema del lavoro, in tutte le sue componenti, torni al centro delle scelte politiche ed economiche e indicano i provvedimenti urgenti ed indispensabili per aprire una nuova fase:

1 – dare soluzione a quelle emergenze che alimentano la disoccupazione: in particolare serve rifinanziare la CIG in deroga e completare l’effettiva salvaguardia degli “esodati”;

2 – ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti, ai pensionati e alle imprese che faranno assunzioni nel prossimo biennio, destinando automaticamente a tale scopo le risorse derivanti da un’efficace lotta all’evasione fiscale, reato di cui va sancita la natura penale;

3 – rilanciare politiche anticicliche prevedendo ad esempio la possibilità per i Comuni che hanno risorse, di fare investimenti e di avviare i cantieri già deliberati, fuori dal patto di stabilità; in questa direzione il provvedimento per il pagamento dei crediti alle imprese è un primo segnale positivo;

4 – ammodernare e semplificare la Pubblica amministrazione non attraverso tagli lineari, ma con la riorganizzazione e l’efficacia del suo funzionamento, con il contenimento della legislazione concorrente ed eliminando tutte le formalità inutili che rallentano le decisioni; è fondamentale, per sostenere la crescita, investire nella scuola pubblica, nell’università, nella ricerca pubblica e privata e nell’innovazione;

5 – ridurre i costi della politica è la condizione per buone istituzioni e buona politica: si tratta, da un lato, di riordinare e semplificare l’assetto istituzionale ed amministrativo del Paese, seguendo quanto già fatto dagli altri partner europei e, dall’altro, di tagliare con decisione gli sprechi e i privilegi che non sono compatibili con l’efficienza e la buona amministrazione;

6 – definire una politica industriale che rilanci le produzioni, valorizzando le imprese che investono in innovazione e ricerca e che salvaguardano l’occupazione e le competenze.

L’intesa richiama inoltre alla definizione di strumenti per contrastare la povertà e finanziare la non autosufficienza, la proroga per i contratti precari della Pubblica amministrazione e della Scuola in scadenza e una riforma dell’Imu. Queste sono le scelte per arrestare la caduta del sistema produttivo e fare ripartire la crescita creando nuove opportunità di lavoro. Investimenti, redistribuzione del reddito, ripresa dei consumi sono le condizioni essenziali per sostenere la ripresa della nostra economia. Le Parti sociali sono impegnate al rinnovo dei contratti di lavoro e nella scelta di salvaguardare l’occupazione, anche attraverso gli ammortizzatori sociali e i contratti di solidarietà, nonché ad individuare come correggere le iniquità della legge sulle pensioni.

Su rappresentanza e democrazia sindacale, Cgil Cisl e Uil, confermando il testo unitario del 2008, l’allegato all’accordo del 28 giugno 2011 e ad integrazione dello stesso, convengono di definire con Confindustria un accordo che regoli:

La rilevazione e la certificazione della rappresentatività basata sull’incrocio tra iscritti e voto proporzionale delle Rsu; laddove non ci siano le Rsu varrà solo il numero degli iscritti. Le organizzazioni sindacali sono impegnate a confermare le Rse laddove esistenti;

La titolarità della contrattazione nazionale per le organizzazioni sindacali firmatarie che raggiungano il 5% della rappresentanza per ogni Ccnl;

Gli accordi saranno definiti dalle organizzazioni sindacali che rappresentano almeno il 50%+1 della rappresentanza e dalla consultazione certificata dei lavoratori, a maggioranza semplice, le cui modalità attuative saranno stabilite dalle categorie per ogni singolo Ccnl.

Sulla base di questi principi le Segreterie nazionali confederali sono impegnate ad avviare il confronto anche con le altre associazioni datoriali.

La Fiom-Cgil intanto continua il suo percorso autonomo. Contemporaneamente, a Bologna, il leader della Fiom, Maurizio Landini, ha illustrato le proposte dei metalmeccanici Cgil su “reddito salario, orario e per un diverso modello sociale” a una serie di interlocutori di primo piano della sinistra, da Fabrizio Barca, in corsa per guidare il Pd, a Stefano Rodotà, già candidato al Quirinale del Movimento 5 stelle, a Sergio Cofferati, ex segretario della Cgil ed europarlamentare Pd. Tutti accomunati dall’avversità al governissimo di Enrico Letta.

Landini, insomma, gioca su due tavoli. Da un lato non ha fatto mancare il suo sostegno alla segreteria Camusso per il sì all’accordo con Cisl, Uil e Confindustria sulla rappresentatività (solo Giorgio Cremaschi è contro), intesa che dovrebbe aprire una stagione di rinnovata unità sindacale e di relazioni industriali meno conflittuali, e dall’altra non rinuncia a giocare una partita all’interno della sinistra che flirta con Sel e guarda con interesse al M5S.

La doppia mossa del segretario della Fiom, consente alla sua organizzazione di uscire dall’angolo sul terreno sindacale, grazie a un sistema di regole per il quale la stessa Fiom si è sempre battuta, e di coagulare intorno alla sua leadership un pezzo della Cgil, dalla scuola di Mimmo Pantaleo ai pensionati di Carla Cantone, in vista del congresso nazionale che si terrà tra un anno e dove Landini potrebbe abbandonare l’opposizione, rientrare nella maggioranza e puntare alla segreteria. Non solo. Con la manifestazione nazionale che la stessa Fiom ha convocato per il 18 maggio, Landini si candida a fare da riferimento per l’opposizione sociale e politica al governissimo, mettendo in difficoltà una Cgil che ancora non ha deciso che fare. Non a caso Landini chiama all’appuntamento “studenti, precari, giovani, movimenti e associazioni che chiedono un nuovo corso”.

Landini quindi è pronto a giocare le sue carte sia sul piano sindacale, scalando posizioni nella Cgil, sia su quello politico, anche se nega di voler dar vita a un nuovo partito.

Sinceri auguri a Susanna Camusso, rea – secondo Landini – di non essere mai stata in fabbrica.

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