IDEE/ Dalle pensioni un “prestito” per aiutare i giovani senza lavoro

- int. Luciano Monti

Arriva dall’Università Luiss la proposta di un’imposta generazionale per rilanciare l’occupazione giovanile. A formularla è LUCIANO MONTI, professore di Politica economica nell’ateneo

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Arriva dall’Università Luiss la proposta di un’imposta generazionale per rilanciare l’occupazione giovanile. A formularla è Luciano Monti, professore di Politica economica nell’ateneo della capitale. La tassa avrebbe caratteristiche una tantum e colpirebbe le pensioni al di sopra dei 1.500 euro. Ilsussidiario.net ha chiesto al professor Monti di illustrare la sua proposta.

Non pensa che l’idea di questa imposta scatenerebbe dure reazioni da parte dei pensionati?

No, anche perché non stiamo parlando di tutti i pensionati, ma di quelli con più di 1.500 euro al mese. Questi ultimi sono poco meno di un terzo, e cioè il 32,8%, per un totale di 5 milioni di persone. In secondo luogo, non si tratterebbe di un prelievo ma di un prestito. Occorre una soluzione rapida, poiché avremo sempre meno persone occupate e sempre più inoccupati, e a breve non si reggerà più il sistema pensionistico italiano. I pensionati al di sopra dei 1.500 euro al mese saranno chiamati a offrire un contributo generazionale anche nel loro stesso interesse, per salvaguardare le pensioni che riceveranno in futuro. Se non si adotterà questa soluzione, come dice lo stesso libro bianco dell’Ue, si fermerà l’intero welfare italiano.

Quali sarebbero le risorse necessarie per finanziare la sua proposta?

Sulla base dei dati Istat, i giovani fino a 29 anni che non hanno un’occupazione, non sono in formazione né cercano lavoro (i cosiddetti “Neet”), sono 2 milioni e 250mila. Se io li moltiplico per un intervento medio pari a circa 5mila euro pro capite, ciò equivale a una spesa di 11 miliardi di euro l’anno. L’ideale sarebbe avere a disposizione 17 miliardi di euro, in modo da poter finanziare il progetto per due anni.

Quanto si ricaverebbe tassando le pensioni sopra ai 1.500 euro?

I pensionati sopra i 1.500 euro sono 5 milioni e 477mila soggetti. Prelevando il 4% una tantum medio (in realtà l’aliquota sarebbe progressiva) si realizzerebbe una cifra intorno ai 7/8 miliardi di euro.

Quale sarebbe invece la valenza etica di un progetto come questo?

Ci sono generazioni che hanno vissuto utilizzando un livello di benessere che oggi non è più sostenibile, andando a consumare quelle energie di capitale umano che oggi le nuove generazioni non possono più cogliere. C’è quindi un’etica della redistribuzione, in quanto coloro che in passato hanno consumato tanto oggi sono i primi a essere chiamati a offrire qualcosa agli altri.

Quali sarebbero invece i benefici sul piano economico?

I dati Eurofund dicono che in Italia i giovani “Neet” generano un ammanco alla collettività pari al 2,5% del Pil, in quanto non contribuiscono al sistema pensionistico perché non lavorano, non consumano perché non hanno soldi, non si sposano, non fanno famiglia e non comprano casa. La “Youth Garantee” comporterebbe una spesa da 11 miliardi di euro l’anno, ma permetterebbe un risparmio molto più elevato.

 

Quali sono secondo lei le più importanti azioni all’interno della Youth Guarantee a cui dare priorità per quanto riguarda l’Italia?

La Youth Garantee, così com’è stata formulata da Bruxelles, prevede anche l’auto-impiego. Non deve quindi essere rivolta per forza a cercare un posto di lavoro dipendente, ma anche alle nuove occupazioni nel campo per esempio del terzo settore e dell’ambiente. Vanno quindi previsti anche micro finanziamenti ai giovani che vogliono intraprendere una loro attività.

 

A livello di confronto tra generazioni trova più ingiusto il fatto che ci siano giovani che non riescono a entrare nel mercato del lavoro, oppure il fatto che chi sta lavorando ora non troverà comunque le stesse pensioni che vengono date ora?

La giustizia sta nel fatto che coloro che sono in pensione, godendo di un sistema oggi non più sostenibile, prestino tramite la garanzia giovani le risorse a quanti altrimenti non potrebbero vederne i benefici. Attraverso questo prestito generazionale, i pensionati sopra i 1.500 euro mettono in condizione loro stessi di ricevere la pensione in futuro, in quanto una persona di 65 anni potrebbe vivere oltre i 100. Gli inoccupati sarebbero inoltre sostenuti a trovare un’occupazione, e i giovani occupati ritroverebbero la prospettiva di vedere una pensione.

 

(Pietro Vernizzi)





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