PENSIONI/ Le nuove regole Inps per accedere al prepensionamento con la riforma Fornero

- La Redazione

Le aziende potranno mandare i dipendenti in pensione fino a quattro anni in anticipo, pagando ogni mese all’istituto di previdenza l’ammontare dell’assegno da erogare all’ex lavoratore

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Con la riforma Fornero accedere al prepensionamento diventa più difficile che vincere un milione alla Lotteria. L’ipotesi però non è esclusa dalla nuova norma, e ora l’Inps ha diffuso le regole applicative. Tecnicamente si parla di “procedura di esodo volontario”, e in pratica le aziende hanno facoltà di scegliere di mandare i loro dipendenti in pensione fino a quattro anni in anticipo rispetto alla decorrenza ordinaria. Come rivela Italia Oggi, le condizioni sono che i lavoratori siano d’accordo e che l’azienda paghi ogni mese all’istituto di previdenza l’ammontare dell’assegno da erogare all’ex dipendente, finché quest’ultimo maturi il diritto alla pensione vera e propria, cui va aggiunto il 33% dei contributi previdenziali. L’impresa può avere comunque interesse a mettere in prepensionamento il suo dipendente per evitare costi ancora maggiori. Il lavoratore d’altra parte una volta ottenuto il prepensionamento potrà cercare un altro lavoro e sommare lo stipendio alla pensione.

La stessa regola vale anche per lavoratori autonomi, neo-imprenditori, consulenti e lavoratori a progetto. La logica del regolamento Inps è quello di fare gravare il peso della ristrutturazione aziendale su chi ne trae i maggiori vantaggi, e cioè sulla stessa azienda. Anche se con la nuova norma le imprese finiranno per pagare due volte, in quanto continueranno a versare i contributi per disoccupazione, cassa integrazione e mobilità. Le riforme degli ultimi anni hanno di molto ridotto prestazioni di questo tipo, ma l’istituto di previdenza continua a ricevere sostanziosi contributi da parte delle aziende. Un paradosso che si spiega con i dipendenti pubblici che creano una voragine nelle casse dell’Inps. I debiti dell’Inpdap, la Cassa di previdenza dei dipendenti pubblici, pesano infatti per 23 miliardi di euro sul bilancio dell’Inps. Ancora una volta il clientelismo e gli sprechi dell’amministrazione statale, regionale e comunale finiscono per gravare sui lavoratori privati e sulle imprese.



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