IDEE/ La “compagnia” che aiuta chi cerca lavoro

- Pietro Davoli

Il mercato del lavoro sta vivendo in questi anni un profondo mutamento. Per questo, spiega PIETRO DAVOLI, deve cambiare il modo di aiutare chi cerca occupazione

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Il lavoro sta profondamente cambiando. Un tempo c’erano occupati e disoccupati. Era chiaro chi aveva un lavoro e chi no. Oggi la realtà non è più bianca o nera, ma presenta una serie di sfumature. Vi sono molte persone con contratti precari, mal retribuiti o addirittura non retribuiti, di breve o brevissima durata e anche i più fortunati devono preoccuparsi perché la loro posizione potrebbe cambiare nel breve periodo. A lavoratori con contratto a tempo indeterminato vengono sempre più spesso affiancati precari ai quali vengono affidati compiti e responsabilità del tutto analoghi.

Fino a poco tempo fa c’era una netta distinzione tra chi dirigeva e chi eseguiva. Oggi è difficilissimo dire a qualcuno esattamente cosa fare, perché il mondo è molto più complesso e ormai ci attendiamo anche dalle funzioni più umili, come ad esempio il fattorino o la badante, che non si limitino a eseguire letteralmente quello che è stato loro detto, ma che facciano quello che è utile e necessario in quella situazione. Alcuni decenni or sono, le aziende erano in grado di pianificare con buona precisione il loro futuro. Piani triennali o quinquennali erano una prassi comune, almeno dentro le aziende di una certa dimensione. Avendo una loro sicurezza, potevano trasmetterla anche ai loro dipendenti. Oggi le aziende sono chiamate a rimettersi continuamente in discussione e richiedono un’analoga flessibilità a quanti partecipano alla loro evoluzione.

Per questo il lavoro è sempre più da “inventare” che non da “trovare”. Si è enormemente ridotta la dinamica secondo la quale qualcuno prepara un posto e poi altri si candidano a occuparlo inviando il curriculum e partecipando alla selezione. Qualcosa del genere è rimasto nel settore pubblico, ma anche lì i tagli di budget e le continue ristrutturazioni stanno profondamente cambiano le prospettive. Alla luce di questi cambiamenti, anche aiutare chi cerca un lavoro richiede modalità profondamente differenti da quelle con cui si poteva svolgere tale funzione alcuni anno or sono.

Da circa 10 anni svolgo una caritativa dentro un’organizzazione denominata CSO (Associazione Centro Sviluppo Occupazione) che terrà il proprio Convegno nazionale durante il Meeting di Rimini il 21 agosto e le cui informazioni sono reperibili sul sito www. sviluppoeoccupazione.it. Può essere un utile riferimento per chi cerca un lavoro per sé o per alcuni conoscenti. Nel corso degli anni abbiamo capito molte cose e cerchiamo di metterle al servizio di chi si rivolge a noi.

1) La prima povertà è la solitudine. Chi è solo fa fatica in tutto: a capire la realtà con tutte le sue molteplici evoluzioni; a trovare motivazioni valide per il proprio impegno; individuare esigenze alle quali rispondere in modo tempestivo.

2) Il lavoro è uno scambio e si fonda sulla fiducia e sulla comunicazione. Se mancano questi ingredienti lo scambio non avviene. Se l’altro viene percepito non più come un’opportunità, ma come un limite e un ostacolo, inevitabilmente prevarrà un atteggiamento di chiusura e di rifiuto del rapporto. Vittima di questa difficoltà non è solo chi cerca lavoro, ma anche chi lo offre. Senza questa apertura non si incontra davvero l’altro, non se ne comprende il potenziale e si sciupano anche valide opportunità con motivazioni spesso ingiustificate o addirittura contradditorie, tipo: troppo giovane/anziano; non sufficientemente esperto o troppo qualificato.

Il lavoro implica l’accettazione dell’altro e quindi anche un mio cambiamento. Chi non è disposto a cambiare, cosa sempre faticosa, tende a rifiutare l’altro. La prima forma di rifiuto è il non ascolto. Oggi raramente, durante un colloquio di lavoro, esiste un dialogo e un ascolto reciproco.

3) Il punto di partenza, per chi cerca lavoro, è la comprensione del reale e la consapevolezza del proprio potenziale. Questi sono i primi temi sui quali, generalmente, focalizziamo l’attenzione nei nostri colloqui presso il CSO. Per noi chi ci viene a trovare è importante e lo ascoltiamo con grande attenzione. Moltissimi si stupiscono perché essere ascoltati è oggi un’esperienza inusuale. Dall’ascolto cerchiamo di far emergere un quadro della realtà (domanda) e delle potenzialità del candidato (offerta) cercando di individuare le modalità ottimali per favorirne l’incontro.

4) La consapevolezza del proprio valore e di ciò che si può offrire è fondamentale. Se si è consapevoli del valore si è anche spinti a trovare i canali per farlo arrivare sul mercato. Il non arrendersi mai (atteggiamento fondamentale per la ricerca del lavoro) nasce proprio dalla consapevolezza del proprio valore e della propria dignità.

5) Da soli è molto difficile se non impossibile. Al CSO non offriamo posti di lavoro e non vogliamo mai sostituirci alla persona, ma proponiamo una compagnia e un affiancamento. Non offriamo un pesce, ma insegniamo a pescare. Cerchiamo di svolgere i colloqui in almeno due o più persone non solo per avere punti di vista diversi, ma anche per ricordarci a vicenda il vero motivo per cui cerchiamo di accogliere il bisogno e la persona nella sua peculiare situazione. Una volta individuato il percorso o le alternative più raccomandabili invitiamo il candidato ad attuarle e a tornare con il racconto del lavoro svolto. Anche l’esecuzione fatta singolarmente è più difficile. Sapere di avere qualcuno con cui confrontarsi è uno stimolo e un sostegno. Il messaggio che cerchiamo di veicolare è che non si tratta di un lavoro una tantum, ma un’attività che deve essere mantenuta per tutta la vita lavorativa e che non è una disgrazia, ma una circostanza che, se accolta nel modo giusto, può essere un’opportunità.

6) I lavori da svolgere sono tantissimi. Basti pensare a quanti bisogni insoddisfatti esistono. Per questo invitiamo sempre a farsi carico di qualche problema, a svolgere lavori anche non retribuiti (non è il massimo, ma è meglio di niente), perché il lavoro genera lavoro. Chi svolge attività entra in contatto con altre persone, conosce situazioni, impara a fare, testimonia una flessibilità e una reale volontà di lavorare. Troppe volte ci fermiamo alle strutture e alle regole senza andare a fondo sulla vera natura del lavoro.

Accenno solo a due temi che per brevità non è possibile sviluppare. Nel Vangelo si legge che “tanta è la messe e pochi sono gli operai”. Se seguissimo l’indicazione evangelica potremmo renderci utili in mille modi. Una seconda riflessione è che la rifondazione più significativa del lavoro è stata fatta da San Benedetto che ne ha riqualificato la natura stessa associandolo alla preghiera e alla realizzazione della vera natura umana.

Per una vera ricerca del lavoro anche noi dovremmo imparare ad andare a fondo della questione e non fermarci alla superficie e alle sterili lamentazioni.

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