RIFORMA PENSIONI/ Zanetti (Sc): ecco come dire addio alle pensioni d’oro

- int. Enrico Zanetti

ENRICO ZANETTI è finito nelle liste di proscrizione del Movimento 5 Stelle perché considerato un difensore delle pensioni d’oro. Ma la realtà, ci spiega, è ben diversa.

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Foto Infophoto

Nei giorni scorsi alla Camera è stata posta in votazione una serie di mozioni sulle cosiddette pensioni d’oro. Oltre a quella di maggioranza, che ha poi assorbito le altre, c’erano quelle presentate da Scelta Civica, dalla Lega nord, da Fratelli d’Italia e dal Movimento 5 Stelle. Ognuna di esse proponeva di intervenire in modi differenti sul tema. «Il vero dato politico – dice Enrico Zanetti, deputato di Scelta Civica e vicepresidente della Commissione finanze -, un dato davvero interessante per chi vuole costruire qualcosa e non fare solo propaganda, è che ci sono numerosi gruppi parlamentari assolutamente convinti della necessità di incidere su questa materia, chiaramente ciascuno con le sue ricette». Zanetti, finito nelle liste di proscrizione dei Cinque Stelle per non aver votato la loro mozione e considerato pertanto un difensore delle pensioni d’oro, non ci sta e ribatte: «Non è assolutamente vero che soltanto il M5S ha presentato una mozione sulle pensioni d’oro che gli altri gruppi hanno respinto o non sostenuto. Noi di Sc siamo talmente convinti della necessità di intervenire che già nello scorso settembre abbiamo depositato, a mia prima firma, un vero e proprio disegno di legge che propone in modo chiaro cosa bisogna fare per rivedere il sistema delle pensioni d’oro».

Il M5S la accusa di voler mantenere le pensioni d’oro. Come si difende?

Essendo l’estensore di un ddl su questo argomento ho vissuto in modo molto sofferto e ho provato grande fastidio nel leggere la propaganda del M5S che ha pubblicato i nomi di tutti quelli che non avevano votato la loro mozione affermando l’automatismo che chi non aveva votato la loro mozione sarebbe contro gli interventi sulle pensioni d’oro. Potrei dire la stessa cosa dei Cinque Stelle che non hanno votato la mozione della Meloni, piuttosto che quella della Lega e non sostengono il mio ddl. Questo modo di fare propaganda è chiaramente di stampo fascista e di questi metodi, lo dico molto chiaramente, non se può veramente più.

Perché non ha votato la mozione dei grillini?

Non l’ho votata, pur essendo l’unico deputato della maggioranza ad aver votato le altre due mozioni dell’opposizione, di Lega e FdI, perché pur apprezzando il loro desiderio di intervenire su una materia così delicata, mi sembra una proposta molto contorta.

In che senso?

Il M5S propone sostanzialmente di intervenire su tutte le pensioni, anche quelle di basso importo, salvo poi prevedere meccanismi di ristoro sulla base del gettito prodotto dal contributo di solidarietà che, nelle loro intenzioni, dovrebbe portare a un saldo positivo per le pensioni basse. In pratica dicono: diminuiremo qualcosina anche a te che hai la pensione bassa, tanto poi ti torna qualche euro in più e ci guadagni. Ora, già questo meccanismo mi lascia perplesso, visto che il prelievo è certo, anche sulle pensioni più basse, mentre la restituzione dipende dal gettito generato da questa misura. E sappiamo bene che spesso il gettito è abbastanza incerto. Ma c’è anche un altro motivo per cui la mozione dei grillini non convince.

Quale sarebbe?

Nella proposta del M5S l’elemento su cui si applica il prelievo aggiuntivo torna a essere la pensione in se stessa. In pratica colpiscono il reddito da pensione con un prelievo aggiuntivo che poi vanno a ridistribuire.

Proprio quello che ha bocciato la Corte costituzionale…

Proprio così. Come al solito i grillini fanno un po’ di confusione. Sono dei bravi ragazzi, ma quando smettono di urlare e si mettono a scrivere, un po’ di efficacia la perdono. La Corte Costituzionale ha già detto che il contributo di solidarietà, a suo tempo bocciato, non andava bene proprio perché discriminava tra redditi da pensione e altri tipi di reddito, da lavoro o altri. Il fatto che il contributo venga esteso a tutte le pensioni e non riguardi solo quelle da un certo livello in su, non è risolutivo rispetto alla problematica costituzionale. Il problema rimane perché la Consulta, anche giustamente, ha detto che non si può discriminare tra titolari di redditi da pensione e titolari di redditi da lavoro. Non ha detto che non va bene se colpisci solo alcuni titolari di pensione. Quindi la discriminazione resta e la Corte boccerebbe di nuovo il provvedimento.

 

Scelta civica invece cosa propone?

La nostra proposta prevede che fino a 10 volte la minima, cioè fino a 60mila euro circa, non si faccia alcun tipo di intervento. Stiamo parlando ovviamente di 60mila euro lordi, che tradotti in pensione netta significa circa 2.800 euro al mese. Sfido chiunque ad affermare che a quella soglia si possa parlare di pensioni d’oro.

 

Oltre i 60mila euro cosa succede?

Da quella soglia in su sono previsti interventi, ma attenzione. Questi interventi non andranno a colpire tout court il reddito da pensione, ma solo la differenza tra la pensione che viene erogata al soggetto e quella che gli verrebbe erogata se venisse calcolata per intero con il metodo contributivo, che è l’unico applicabile alle nuove generazioni. In altre parole, il contributo di solidarietà sulle pensioni oltre i 60mila euro colpisce il solo differenziale tra la pensione, diciamo, effettivamente guadagnata con i contributi versati e quella regalata con il più generoso metodo retributivo. Una soluzione più equa, che evita anche un’altra discriminazione.

 

Quale?

Evita di penalizzare chi magari ha pensioni elevate, ma assolutamente coperte da contributi, motivo per cui non si capisce perché dovrebbe pagare ancora. È una soluzione più equa perché colpisce la sola parte che il soggetto non ha finanziato con i suoi contributi. Inoltre, un’impostazione di questo genere mette veramente al riparo dalla censure della Corte Costituzionale.

 

In questo caso la Consulta non avrebbe nulla da eccepire?

No, perché la base imponibile del prelievo aggiuntivo non sarebbe più il reddito da pensione tout court, che riproporrebbe una discriminazione con i redditi da lavoro. Nel nostro caso la base imponibile diventerebbe un importo differenziale che ha tutt’altra natura, eminentemente previdenziale, e in quanto tale non opererebbe discriminazioni reddituali. È un prelievo specifico il cui gettito verrebbe destinato al miglioramento delle pensioni dei giovani. Questo non crea problemi neanche rispetto al fatto che noi proponiamo interventi solo dai 60mila euro in su.  Perché, ci è stato detto, non riguardando tutte le pensioni, andrete a cozzare contro la Corte Costituzionale. Non è così.

 

Perché?

Perché, ripeto, la Corte ha detto che non si possono fare interventi sui redditi da pensione senza farlo sugli altri redditi. Ma siccome noi usciamo dalla logica reddituale e individuiamo una base imponibile razionale, di natura diversa, quel problema non c’è. Ovvio che, per ragioni di equità, intendiamo connotare quel prelievo con caratteristiche di progressività.

 

In che modo costruirete la progressività?

Come accade per esempio con l’irpef, dove c’è una no tax area fino a un certo livello, in modo analogo individueremo chiamiamola una “no contributo di solidarietà area” fino a 60mila euro e dalla franchigia in su si procederà a scaglioni crescenti.

 

A che punto è Il suo ddl?

Attualmente è all’esame della Commissione Lavoro della Camera. L’ipotesi è arrivare al dibattito in Aula tra fine febbraio e inizio marzo, salvo slittamenti ovviamente. Al momento, però, l’orizzonte è questo.

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