RIFORMA PENSIONI 2014/ “L’operazione verità” che occorre per i pensionati di domani

- int. Alberto Brambilla

Per ALBERTO BRAMBILLA, quando è stata scritta la legge Dini non si è mai pensato di svalutare le pensioni, stabilendo che i montanti contributivi si rivalutano sulla base del Pil nominale

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Il sistema pensionistico contributivo è “conforme con la lettera e lo spirito della legge che parla di rivalutare e non di svalutare” l’assegno agli anziani. Sono le parole di Tiziano Treu, commissario straordinario dell’Inps, il quale è intervenuto nel corso di un’audizione al Senato. Come sottolineato da Treu, “il ministro del Lavoro darà una risposta, ma, da quello che ho sentito, è d’accordo con noi”. Il rischio, cui l’Inps sta tentando di dare una risposta, è che in caso di Pil negativo si arrivi a una svalutazione dell’assegno che ricevono mensilmente i pensionati. Ne abbiamo parlato con Alberto Brambilla, esperto di previdenza ed ex sottosegretario al Welfare dal 2002 al 2005.

Brambilla, spieghi i veri termini della questione per i non addetti ai lavori…

Dopo avere ricevuto il disco verde dei ministeri del Lavoro e dell’Economia, ogni anno l’Inps rivaluta il montante pensionistico. Il montante è l’insieme di tutti i contributi versati su ogni singola posizione dei lavoratori al 31 dicembre, i quali sono rivalutati sulla base dell’andamento del Pil nominale. La perdita del Pil reale ha fatto sì che la media quinquennale del Pil nominale sia stata pari al -0,19%. Si è deciso però di non svalutare le pensioni del -0,19%, ma di rimanere a zero.

Che cosa ne pensa della posizione del commissario straordinario Treu?

La ritengo doverosa. Quando è stata scritta la norma nella legge Dini non si è mai pensato di svalutare le pensioni. Anzi si è volutamente usato il termine “i montanti contributivi si rivalutano sulla base del Pil nominale”. A dover decidere non sarà però l’Inps bensì il governo, perché l’Inps è un’agenzia e siccome deve avere un’incidenza sulla finanza pubblica non può decidere in modo autonomo ma deve avere un via libera dal ministero del lavoro di concerto con l’economia.

Ritiene che la decisione dell’Inps vada estesa anche ad altre casse?

Sì. La scelta di non applicare i montanti contributivi in caso di Pil negativo è una decisione molto saggia e che era dovuta. Mi auguro che la stessa decisione sia estesa a tutte le casse di previdenza privatizzate dei liberi professionisti, di cui al decreto 103 del 1996, quali periti industriali, infermieri, biologi, ente pluricategoriale, psicologi, agronomi e agrotecnici, nonché alle casse di cui al decreto 509/94 quali ragionieri, dottori commercialisti, ingegneri e architetti.

Com’è invece la situazione per quanto riguarda i tassi di rivalutazione sulle pensioni future?

Il problema da questo punto di vista è che finché non ci saranno incentivi alla previdenza complementare e un’adeguata informazione sulla situazione pensionistica dei contribuenti che sono entrati nel mondo del lavoro dopo il 1996, temo che l’intero sistema del welfare nazionale nei prossimi anni sia a rischio.

 

Che cosa intende per incentivi?

Per incentivi intendo quantomeno il ripristino della tassazione sui rendimenti dei fondi all’11%. Quest’ultima però va applicata sul “maturato” al momento del riscatto del montante finale, come avviene per tutto il risparmio gestito.

 

In che senso c’è bisogno di un’informazione da parte del governo?

Occorre una “operazione verità” da parte del consiglio dei ministri per quanto riguarda i futuri tassi di sostituzione cioè le pensioni future dei giovani. Ciò di cui c’è bisogno in altre parole è un documento che serva per prevedere i redditi da pensionato.

 

Che cosa accadrà alle future pensioni?

Secondo i dati del governo, le future pensioni in rapporto all’ultima retribuzione, cioè ai tassi di sostituzione, paiono più che buoni. Si va dal 73 al 79% per i dipendenti, mentre per i lavoratori autonomi la forbice è tra il 64 il 71% per i lavoratori autonomi. Ma le proiezioni considerano uno sviluppo del Pil reale dell’1,57%, un’inflazione del 2% e una crescita delle retribuzioni individuali reali dell’1,51% (con produttività pari al +1,53% annuo)

 

Qual è la vera causa del problema?

Tutti i parametri sono cresciuti molto meno delle previsioni e la produttività è stata addirittura negativa. Nel periodo dal 2008, anno d’inizio della grande crisi economica alla fine del 2014 avremmo dovuto avere una crescita del PIL reale pari all’11%. Invece la rivalutazione in termini reali dei montanti contributivi è stata pari al – 4,5%. E così in termini di rivalutazione dei contributi versati siamo sotto di circa il -16%.

 

(Pietro Vernizzi)

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