RIFORMA PENSIONI/ Meloni (FdI): così la sinistra difende privilegi e pensioni d’oro

- int. Giorgia Meloni

Per GIORGIA MELONI, alti burocrati, grand commis di Stato, alcuni giornalisti e magistrati hanno fatto pressioni sul Pd per vedere tutelate le loro pensioni e sono subito stati ascoltati

«Votando contro il ddl sulle pensioni d’oro, la sinistra italiana dimostra ancora una volta di essere schierata con i potentati. Alti burocrati, grand commis di Stato, alcuni giornalisti e magistrati hanno fatto pressioni sul Pd per vedere tutelate le loro pensioni e sono subito stati ascoltati». È la denuncia di Giorgia Meloni, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, dopo che la commissione Lavoro ha bocciato il suo disegno di legge per ridurre le pensioni sopra i 5mila euro netti, pari cioè a dieci volte la pensione minima.

Meloni, perché è così difficile in Italia toccare le pensioni d’oro?

Perché tutte le volte che si tratta di colpire determinati privilegi il Parlamento si schiera in modo bipartisan a difesa dello status quo. Buona parte della nostra classe politica non si rende minimamente conto delle aspettative degli italiani. Sarebbe importante dare segnali di giustizia perché il principale nemico oggi in Italia è l’assenza di speranza. Quest’ultima deriva dalla percezione di uno Stato ingiusto, che con grande facilità colpisce la povera gente e aiuta sempre i soliti noti a mantenere i loro ingiusti privilegi.

Il Pd ha spiegato di avere votato contro perché i tetti erano sbagliati. Che cosa risponde?

Se le cose stessero davvero così, bastava che il Pd presentasse degli emendamenti di merito. Pd, Forza Italia e Ncd insieme hanno il 70% dei parlamentari, e se volessero cambiare il testo di un gruppo che ha nove deputati come Fratelli d’Italia potrebbero farlo. Eppure hanno scelto di votare un solo emendamento per sopprimere il ddl.

È vero che il suo ddl andava a colpire le pensioni del ceto medio?

È del tutto falso, perché la mia proposta prevede un tetto pari a dieci volte la pensione minima di 495 euro netti, cioè al di sopra dei 4.950 euro netti. Ciò non vuol dire decurtare indistintamente tutte le pensioni al di sopra dei 5mila euro, ma soltanto quelle che non sono coperte da contributi. Non avremmo trattato allo stesso modo chi ha una pensione alta in ragione dei contributi versati durante la sua vita lavorativa e chi invece ha ottenuto una legge di favore perché aveva qualche amico in Parlamento.

In che senso?

Se io prendo una pensione da 90mila euro per la quale neanche lontanamente ho pagato i contributi, non posso pretendere che migliaia di persone lavorino tutta la vita per pagare un mio privilegio, quando loro non avranno mai una pensione decente. Trovo vergognoso che quanti lunedì si sono presentati a ranghi pieni in commissione per votare contro la nostra proposta siano gli stessi partiti che un anno e mezzo fa avevano votato il blocco dell’indicizzazione delle pensioni da 1.400 euro.

 

Quale interesse hanno i parlamentari della commissione Lavoro a difendere i pensionati d’oro?

Soprattutto la sinistra italiana negli ultimi anni ha dimostrato di essere sempre schierata con i potentati. Il nostro ddl riguardava le pensioni della classe dirigente, come burocrati, alti dirigenti statali, alcuni giornalisti e magistrati. È probabile quindi che sia arrivata qualche sollecitazione per bocciare la proposta. La stragrande maggioranza dei pensionati in Italia prende meno di 1.000 euro al mese. Invece di votare provvedimenti per cercare di aiutarli, i parlamentari cercano di tutelare quanti ricevono 90mila euro al mese.

 

Alle elezioni non votano anche i pensionati minimi?

Se si sapesse quanto è avvenuto lunedì in commissione Lavoro, i principali partiti italiani probabilmente perderebbero una parte dei loro consensi. Nessuno però lo verrà a sapere, perché buona parte dei mezzi di comunicazione faranno di tutto perché quanto è avvenuto lunedì in commissione Lavoro o non si sappia o si racconti male.

 

(Pietro Vernizzi)

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