RIFORMA PENSIONI/ L’asticella che manda in crisi Renzi

- int. Giuliano Cazzola

Per GIULIANO CAZZOLA, il prelievo sulle pensioni d’oro può essere utile per creare una maggiore equità, ma di fatto non si raccoglieranno somme importanti dal contributo di solidarietà

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Un prelievo sulle pensioni d’oro da realizzare all’interno della spending review del commissario straordinario Cottarelli. La proposta è stata subito commentata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, secondo cui “il tema di un contributo straordinario da parte di chi guadagna molto e prende una pensione robusta c’è, esiste l’ipotesi e sta per essere affinata”. Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, è intervenuta nel dibattito sottolineando come “abbiamo sempre detto che le pensioni d’oro potevano essere un bacino possibile di richiesta di contributo e continuiamo a sostenerlo, ma è fondamentale dove si pone l’asticella e metterla su pensioni da 2.500 o 3.000 euro è troppo bassa”. Ilsussidiario.net ha intervistato Giuliano Cazzola, ex vicepresidente della commissione Lavoro alla Camera dei Deputati.

Quanto si può ricavare dal contributo di solidarietà sulle pensioni?

Allo stato attuale dei fatti la ritenuta sulle pensioni stabilita dal governo Letta è pari al 6%, 12% e 18% sulla quota superiore a 90mila, 120mila e 150mila euro l’anno. Il gettito complessivo di questo prelievo è pari a circa 200 milioni di euro. Ora la proposta di Cottarelli è di estendere il prelievo a chi prende più di 2.500 euro al mese. La Camusso ha ragione quando afferma che 2.500 euro lordi al mese non è una pensione d’oro, ma se il contributo di solidarietà si limita alle pensioni al di sopra dei 7.000 euro il gettito sarà pari a poche centinaia di milioni di euro.

Poniamo che si considerino pensioni d’oro solo quelle al di sopra dei 4mila euro. In questo caso quale gettito si ricaverebbe?

In questo caso non si arriverebbe al miliardo di euro.

Dove andrebbe messa l’asticella per fare una cosa ragionevole?

Per rispondere dobbiamo tenere conto del fatto che 3mila euro lordi al mese sono 1.800/1.900 euro netti. Mi domando quindi se si possa considerare chi prende 1.800 euro netti come se fosse un pensionato privilegiato. Ma la vera questione è che se si vogliono le risorse vere, non è questa la strada da percorrere. Il prelievo sulle pensioni d’oro può essere utile per creare una maggiore equità, ma di fatto non si raccoglieranno somme importanti.

Per quale motivo?

Quando Cottarelli ragiona di effetti della spending review pari a 3 miliardi di euro e Renzi risponde che in realtà si tratta di 7 miliardi, nessuno dei due giustifica questi risparmi con interventi sulle pensioni. A meno che non si decida che chi ha delle pensioni elevate debba morire di fame, e allora si potranno anche recuperare alcuni miliardi, ma altrimenti ciò sarà limitato ad alcune centinaia di milioni.

 

Quanti sono i pensionati in Italia che prendono più di 3mila euro al mese?

Sono in tutto 56.421 e l’importo complessivo delle pensioni che ricevono è pari a 3 miliardi e 39 milioni di euro. Mentre quanti prendono tra i 2.500 e i 3.000 euro sono 46.104 persone e l’importo complessivo è pari a 1 miliardo e 630 milioni di euro.

 

Lei ritiene che si debba introdurre un’aliquota progressiva o un prelievo secco?

Questo è sempre un terreno minato, in quanto c’è una sentenza della Corte costituzionale che si è già pronunciata su questa vicenda. Un’aliquota progressiva sarebbe un intervento in qualche modo più radicale, mentre un prelievo secco sarebbe di portata più limitata.

 

Che cosa accadrebbe invece se si decidesse di intervenire solo sulle pensioni retributive e di non toccare quelle contributive?

Il 98% delle pensioni oggi sono retributive. Nel 2012 il ministro Elsa Fornero ha previsto il sistema contributivo per tutti, ma prima che questa riforma entri a regime ci vorrà ancora del tempo.

 

(Pietro Vernizzi)

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