JOBS ACT/ Treu: troppi paletti, Renzi “liberi” le imprese se vuole aiutare i giovani

- int. Tiziano Treu

Per TIZIANO TREU, le aziende devono essere lasciate libere di fare dei contratti a termine, pur nel rispetto di un tetto massimo sia come percentuale di lavoratori sia come periodo di tempo

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“Troppi vincoli sul contratto a termine fanno male a imprese e lavoratori. Lasciamo libertà di scelta alle aziende, pur sotto un tetto temporale prestabilito”. E’ la proposta di Tiziano Treu, ex ministro del Lavoro e attuale membro del Cnel, nel momento in cui il dibattito sul Jobs Act entra nel vivo. Il premier Matteo Renzi lo ha annunciato con un tweet in cui afferma: “Al lavoro in Palazzo Chigi sul dossier che presenteremo il 12 marzo”. Il presidente del Consiglio ha sottolineato di essere al lavoro sul pacchetto di riforme composto da Jobs Act, scuola e piano casa, come aveva annunciato lo scorso 5 marzo da Siracusa. Il leader della Cgil, Susanna Camusso, intanto ha fatto sapere: “Speriamo di non venir delusi dall’ennesimo schema di ragionamento che si ferma alle regole e che non guarda invece come creare uguaglianze e posti di lavoro”.

Il Jobs Act è in grado di creare nuovi posti di lavoro?

Prima ancora che cambiare le regole, occorre uno shock per spingere l’economia attraverso una dose consistente di riduzione del peso del cuneo fiscale. Si tratta di uno stimolo all’economia che può mettere in moto l’occupazione. Finora si è parlato di una somma da 10 miliardi e questa sarebbe già una cosa significativa.

Come verranno riformati gli ammortizzatori sociali?

Si parla di estendere a tutti la nuova assicurazione per la disoccupazione, riducendo in parte il peso della cassa integrazione. Oggi gli ammortizzatori durano troppo a lungo e costano eccessivamente. Una delle questioni più delicate politicamente riguarda inoltre il rafforzamento dei servizi all’impiego attraverso la creazione di un’Agenzia del Lavoro.

Lei come ritiene che si debba intervenire?

Attraverso le Regioni, occorrerà inoltre concordate una linea veramente innovativa Abbiamo bisogno di servizi all’impiego efficaci, che mettano insieme il meglio del privato e del pubblico. Nei servizi pubblici abbiamo troppo personale in raffronto agli altri Paesi, e quindi dobbiamo qualificarlo professionalmente e motivarlo. Come si è già visto in altri Stati, la garanzia giovani non aumenta l’occupazione per il solo fatto di erogare un incentivo. Quest’ultimo è utile ma occorrono anche servizi che prendano in carico queste centinaia di migliaia di giovani e li aiutino a trovare il posto giusto per loro.

Che cosa ne pensa del contratto unico?

Credo che su questo aspetto si stia mettendo un’enfasi ideologica eccessiva. Le cose realmente importanti sono altre, e cioè il cuneo fiscale, i servizi all’impiego e gli ammortizzatori sociali. Le regole sui contratti di lavoro sopravvengono in un secondo momento. L’idea del contratto d’inserimento può andare bene, ma ora bisognerà chiarire i rapporti con l’apprendistato.

 

Che cosa ne pensa dei limiti al contratto a termine?

Ho proposto che il contratto a termine sia semplificato, perché le causali previste sono solo un fattore di complicazione che provoca una litigiosità giudiziaria non necessaria. Ritengo che le aziende debbano essere lasciate libere di fare dei contratti a termine, pur nel rispetto di un tetto massimo sia come percentuale di lavoratori sia come periodo di tempo.

 

Come valuta invece il capitolo del Jobs Acts relativo alle semplificazioni?

Le piccole imprese hanno bisogno di minori adempimenti burocratici, in quanto questi ultimi si possono e debbono ridurre in modo consistente. E’ un contratto che va attuato con particolare attenzione, sentendo quanti tutti i giorni hanno difficoltà. Per esempio le comunicazioni delle imprese nei confronti delle attività pubbliche devono essere poter fatte una volta per tutte, e se ci sono dei dati già in possesso della pubblica amministrazione è inutile richiederli una seconda volta.

 

(Pietro Vernizzi)



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