FIAT/ Marchionne, Renzi, sindacati: la partita a tre per le auto in Italia

Oggi a Grugliasco Renzi e Marchionne dovrebbero incontrarsi. Gli operai della Fiom hanno chiesto di poter parlare con il Premier. Il commento di GIUSEPPE SABELLA

30.06.2014 - Giuseppe Sabella
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Oggi gli industriali di Torino terranno la loro assemblea presso la Maserati di Grugliasco. Sarà quindi l’occasione, probabilmente, per una stretta di mano tra il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, e l’amministratore delegato di Fiat-Chrysler, Sergio Marchionne, che sarà presente anche se non è previsto un suo intervento. È stato invitato anche Matteo Renzi, tanto che i delegati e iscritti Fiom hanno colto l’occasione per chiedere un incontro al Premier. Come noto, gli hanno scritto una lettera, dove spiegano che “servirebbe anche da parte del Governo e delle istituzioni locali farsi carico nei confronti dell’azienda di un confronto stringente sulle prospettive future”, visto che l’azienda torinese – come specificato nella medesima lettera – in 10 anni ha presentato 9 piani industriali, tutti disattesi o realizzati solo in minima parte.

Nonostante le promesse, i lavoratori non credono che – entro il 2018 – la produzione tornerà a saturare gli stabilimenti. Per quanto riguarda Torino e il “polo del lusso”, solo una parte minoritaria dei dipendenti di Mirafiori lavora in fabbrica ma solo per tre giorni al mese; a Grugliasco, invece, tutti sono al lavoro e, per di più, recentemente, dopo uno sciopero di un’ora proclamato dalla Fiom, sono stati trasferiti qui altri 500 dipendenti per rispondere al picco di richieste per le Maserati. Ma la preoccupazione dei lavoratori resta alta, del resto a Mirafiori erano state fatte diverse promesse in passato.

“Agli annunci e alle promesse di questi mesi (e di questi anni) non stanno seguendo i conseguenti investimenti”, scrivono i tesserati Fiom nella lettera. E così hanno chiesto di incontrare Renzi “per illustrarle direttamente il nostro punto di vista e le nostre preoccupazioni sul futuro produttivo e occupazionale del comparto auto (e non solo) della provincia di Torino”. La Fiom terrà oggi un presidio davanti ai cancelli di corso Allamano durante l’assemblea degli imprenditori: “Sarebbe un’occasione persa per Renzi, venendo a Torino, se si limitasse a ascoltare la voce degli industriali e della Fiat e non anche quella dei lavoratori, tanto più alla luce delle vicende di questi giorni”, ha sottolineato il segretario provinciale Federico Bellono.

Renzi dovrà fare attenzione a districarsi tra le posizioni della stessa parte datoriale. Se infatti il consesso è targato Unione Industriale, testimoniata dalla presenza dello stato maggiore di Confindustria, a partire dal numero uno di viale dell’Astronomia Giorgio Squinzi, il padrone di casa, ovvero Marchionne, ha abbandonato l’Associazione a fine 2011 in aperto dissenso con la linea “consociativa” e poco coraggiosa della sua dirigenza. Renzi confermerà il feeling, ancora recentemente attestato, con l’ad di Fiat-Chrysler? Chiederà un impegno circa gli investimenti italiani?

Il caso Fiat è sempre più caldo, resta tra l’altro aperto il problema del rinnovo contrattuale, cosa che non fa capire fino in fondo le reali intenzioni del gruppo per quanto riguarda la produzione in Italia. Certamente Marchionne in questi anni ha spesso mischiato le carte, ma in Italia rappresenta l’unica azienda che ha investito, anche se meno di quanto era nei piani. Ma soprattutto, in che contesto si trova ad agire? Chi ha di fronte?

Da una parte, un sindacato conflittuale che ha alzato le barricate, in nome della violazione dei diritti universali del lavoro, perché la Fiat ha chiesto, e ottenuto, un contratto aziendale, che ha spostato in modo importante il baricentro della contrattazione, cosa che non piaceva alla Fiom di Landini (lo stesso Segretario della Fiom ha riconosciuto queste cose nel suo libro “Forza Lavoro” dello scorso anno); dall’altra, uno Stato da sempre incapace di fare politiche industriali a sostegno della crescita dell’industria e dell’economia, tanto che l’Italia è un Paese sulla via della desertificazione industriale.

Marchionne è naturalmente indifendibile sul piano delle promesse non mantenute, ma… perché in Italia l’impresa è sempre “vessata” (anche fiscalmente) e ai reali apparati obsoleti è concesso di perpetuare la loro obsolescenza? Al manager di Fiat-Chrysler si può rimproverare di tutto, ma certamente il caso Fiat rimane un esempio di cosa un’azienda italiana debba fare se non vuole essere inghiottita dalla crisi economica, che per molte imprese è tale in virtù della loro incapacità a competere nel mercato di oggi, che non è più quello di casa ma è quello globale.

 

In collaborazione con www.think-in.it

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