JOBS ACT/ Colli-Lanzi (Gi Group): “Margini di crescita per la somministrazione lavoro”

“Siamo pronti alla sfida del Jobs Act”, così STEFANO COLLI-LANZI, Amministratore Delegato di Gi Group. “Vi sono evidenti margini di crescita per la somministrazione del lavoro”

29.10.2015 - int. Stefano Colli-Lanzi
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Stefano Colli Lanzi, Ad GiGroup e vicepresidente Assolavoro

“Siamo pronti a raccogliere la sfida del Jobs Act”, dice in una conversazione con il Sussidiario.net Stefano Colli-Lanzi, amministratore delegato di Gi Group, una delle principali agenzie internazionali operanti nel mercato dei servizi per il lavoro.

Come giudica nel suo complesso il Jobs Act? È il giusto strumento per riformare davvero il mercato del lavoro?

Lo giudico un’ottima riforma strutturale, epocale direi, del mercato del lavoro del nostro Paese, destinato ad incidere profondamente nella cultura e nei comportamenti delle aziende e dei lavoratori. Uno sviluppo paragonabile alla nascita dello Statuto dei lavoratori nel 1970 e all’abolizione della scala mobile del 1984. Finalmente una riforma che ha restituito la centralità del contratto a tempo indeterminato, fatto pulizia dei contratti precarizzanti, indirizzato verso la somministrazione di lavoro la gestione della esigenza di flessibilità delle imprese, limitato il ricorso agli ammortizzatori passivi in costanza del rapporto di lavoro, indirizzato verso le politiche attive del lavoro la gestione delle crisi aziendali strutturali, rafforzata la condizionalità ad agire per i disoccupati percettori di sussidi assistenziali. Un cambiamento profondo e strutturale!

Il contratto a tutele crescenti può davvero restituire il lavoro ad una parte consistente del milione di disoccupati prodotti dalla crisi?

Sicuramente le buone norme e gli incentivi economici che le stanno accompagnando, di per sé non bastano a generare occupazione aggiuntiva, ma servono ad incrementare la qualità delle tipologie contrattuali offerte. Come in effetti accade, se consideriamo che nei primi 8 mesi dell’anno le assunzioni con il contratto a tempo indeterminato sono cresciute del 34,6% rispetto al 2014 e le stabilizzazioni dei contratti a termine del 17,4%. Anche nel settore della somministrazione di lavoro riscontriamo questi dati, a fronte di una crescita complessiva del comparto pari al 16,3%, la somministrazione a tempo indeterminato (staff leasing) fa registrare dati più che doppi: a fine agosto siamo arrivati infatti al 35,4% di incremento sul 2014. Ma, per riassorbire la disoccupazione generata dalla crisi e, aggiungo, per creare gli ulteriori 2 milioni di posti di lavoro che ci occorrono per passare dal nostro tasso di occupazione del 56,3% a quello della media europea, pari al 66%, tutto questo evidentemente non è sufficiente. Occorre una robusta crescita economica di almeno il 2% l’anno in pianta stabile per gli anni a venire. Sennò galleggiamo, ma non usciamo dalproblema in maniera definitiva.

Il 13% delle imprese di Gi Group dichiara di voler utlizzare la somministrazione per ampliare l’organico. Sono poche o tante?

Molte se consideriamo che il tasso di penetrazione della somministrazione in Italia non supera l’1,5% e che questa percentuale sale a oltre il 2% della Germania e al 4% del Regno Unito. Il dato della nostra survey ci conferma pertanto che i margini di crescita per la somministrazione sono molto ampi. Riscontriamo inoltre che le imprese di medie e grandi dimensioni somministrano maggiormente rispetto a quelle piccole, perché per cultura hanno una maggior propensione ad avvalersi dei servizi che offriamo. Penso che uno degli effetti che il Jobs Act produrrà sarà di favorire la crescita delle imprese: questa evoluzione positiva del nostro sistema imprenditoriale porterà con se una diffusione sempre più significativa dei servizi offerti dalle Agenzie per il Lavoro, come già accade in giro per il mondo nei paesi dove operiamo.

Decollerà finalmente la somministrazione a tempo indeterminato, conosciuta anche come staff leasing?

Al giorno d’oggi ci sono molte situazioni ai limiti della legalità con finti appalti di lavoro operati con cooperative spurie che mirano allo sfruttamento dei lavoratori, oltre che generale basso valore aggiunto per chi vi fa ricorso: l’utilizzo dello staff leasing potrebbe sanare queste situazioni. A ciò va aggiunto che la possibilità di assumere a tempo indeterminato da parte delle APL si traduce nell’espressione più compiuta del concetto di flexicurity: in tal modo i lavoratori possono godere di un elevato livello di sicurezza e “tutorship”. Dall’altro lato le aziende possono usufruire di soluzioni improntate al bisogno di flessibilità, che rimane un’esigenza imprescindibile del sistema produttivo odierno. Per questo credo che sia lo staff Leasing, sia la somministrazione a tempo determinato di lavoratori stabilizzati da parte delle Agenzie abbiano ampi margini di sviluppo, sia dal punto di vista “culturale” sia come possibilità di riportare alla legalità situazioni che oggi sono fuori controllo.

Con il superamento dell’articolo 18 è venuto meno uno degli ostacoli che hanno da tempo contribuito a tener fuori dall’Italia gli investitori esteri. Cosa succederà ora?

Credo e spero che gli stranieri torneranno ad investire sul nostro Paese, a maggior ragione se il Governo procederà speditamente a creare un ambiente favorevole all’azione delle imprese. Nel recente convegno che abbiamo organizzato sul Jobs Act e la Legge di Stabilità 2016 , con le relazioni del Sen. Ichino e del Viceministro Morando, molte imprese straniere presenti hanno espreso un parere positivo circa la possibilità di investire in Italia.

Come giudica il ruolo che il Jobs Act ha affidato alle agenzie per il lavoro?

Sicuramente la mia è una valutazione positiva, soprattutto dovuta alla stima che il Governo ha espresso verso il nostro ruolo di attori chiave per la messa a punto della strategia europea della flexicurity, strategia di fondo del Jobs Act. Sia nel campo della gestione della buona flessibilità, con la valorizzazione della somministrazione a tempo determinato e indeterminato, sia in quello delle politiche attive, con l’assegno di ricollocazione spendibile con esse da parte dei lavoratori percettori della Naspi, dopo 4 mesi di effettiva disoccupazione, per remunerarne i servizi di assistenza intensiva nella ricerca di lavoro.

Alla nuova Agenzia nazionale per le politiche attive è affidato fra l’altro il ruolo di supporto ai disoccupati nel loro percorso alla ricerca di un nuovo lavoro. Ce la farà?

Deve farcela. Questo è l’ obiettivo primario per perchè il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti duri nel tempo. Venuta meno una protezione ormai obsoleta, l’art.18, ne è nata una più moderna in cambio: l’assistenza intensiva alla ricollocazione. Se ciò non andasse a buon fine, sarebbe un boomerang fortissimo per l’impianto riformatorio del Governo.

Se potesse farlo, cosa cambierebbe della riforma?

Due cose: mi uniformerei maggiormente alle direttive europee per la regolamentazione dei contratti flessibili, laddove si dice di porre dei limiti agli abusi nei rinnovi dei contratti a termine, perché precarizzanti, e di liberalizzare il lavoro tramite agenzia, perché più flessicura. Renderei poi obbligatoria la richiesta  dell’assegno di ricollocazione da parte del disoccupato che percepisce la Naspi, così da rafforzarne il principio di condizionalità alla politica attiva del soggetto percettore della politica passiva da parte dello Stato.

Cosa pensa della rottura fra Confindustria e sindacati in merito ai rinnovi dei contratti nazionali? Il governo aveva deciso di congelare il decreto destinato a regolare proprio le relazioni industriali in attesa dell’avviso comune. Ora cosa succederà?

Intanto noto una ripresa del tavolo negoziale, che è un fatto positivo. Così com’è incoraggiante il limite di tempo posto dal Governo alle parti per raggiungere un’intesa entro Natale, in assenza della quale provvederà direttamente per via legislativa. Discutere è sicuramente importante, soprattutto sul merito del problema che occorre risolvere, orris il recupero della produttività. Se non provvediamo rapidamente, la crescita economica e dei posti di lavoro rimarrà un’utopia.

Come giudica il ruolo che il Jobs Act ha affidato alle agenzie per il lavoro?

Sicuramente la mia è una valutazione positiva, soprattutto dovuta alla stima che il Governo ha espresso verso il nostro ruolo di attori chiave per la messa a punto della strategia europea della flexicurity, strategia di fondo del Jobs Act. Sia nel campo della gestione della buona flessibilità, con la valorizzazione della somministrazione a tempo determinato e indeterminato, sia in quello delle politiche attive, con l’assegno di ricollocazione spendibile con esse da parte dei lavoratori percettori della Naspi, dopo 4 mesi di effettiva disoccupazione, per remunerarne i servizi di assistenza intensiva nella ricerca di lavoro.

Alla nuova Agenzia nazionale per le politiche attive è affidato fra l’altro il ruolo di supporto ai disoccupati nel loro percorso alla ricerca di un nuovo lavoro. Ce la farà?

Deve farcela. Questo è l’ obiettivo primario per perchè il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti duri nel tempo. Venuta meno una protezione ormai obsoleta, l’art.18, ne è nata una più moderna in cambio: l’assistenza intensiva alla ricollocazione. Se ciò non andasse a buon fine, sarebbe un boomerang fortissimo per l’impianto riformatorio del Governo.

Se potesse farlo, cosa cambierebbe della riforma?

Due cose: mi uniformerei maggiormente alle direttive europee per la regolamentazione dei contratti flessibili, laddove si dice di porre dei limiti agli abusi nei rinnovi dei contratti a termine, perché precarizzanti, e di liberalizzare il lavoro tramite agenzia, perché più flessicura. Renderei poi obbligatoria la richiesta  dell’assegno di ricollocazione da parte del disoccupato che percepisce la Naspi, così da rafforzarne il principio di condizionalità alla politica attiva del soggetto percettore della politica passiva da parte dello Stato.

Cosa pensa della rottura fra Confindustria e sindacati in merito ai rinnovi dei contratti nazionali? Il governo aveva deciso di congelare il decreto destinato a regolare proprio le relazioni industriali in attesa dell’avviso comune. Ora cosa succederà?

Intanto noto una ripresa del tavolo negoziale, che è un fatto positivo. Così com’è incoraggiante il limite di tempo posto dal Governo alle parti per raggiungere un’intesa entro Natale, in assenza della quale provvederà direttamente per via legislativa. Discutere è sicuramente importante, soprattutto sul merito del problema che occorre risolvere, orris il recupero della produttività. Se non provvediamo rapidamente, la crescita economica e dei posti di lavoro rimarrà un’utopia.

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