SINDACATI E POLITICA/ Dagli Usa una “spinta” per Cgil, Cisl e Uil

- Giuseppe Sabella

Dall’americano National Bureau of Economic Research arriva uno studio sui sindacati che può essere molto importante anche in Italia. Ce ne parla GIUSEPPE SABELLA

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Tempi duri per il sindacato, non è una novità. Da tempo ci si interroga, in particolare nel nostro Paese, sul futuro della rappresentanza e della contrattazione collettiva: il dibattito è tuttavia caratterizzato dalla poca lungimiranza dei discussant, molto autoritari nel dichiarare la fine del sindacato, ma tutt’altro che autorevoli nella loro capacità critica di coglierne i problemi veri.

Certo, parliamo di un mondo da troppo tempo in evidente stato di inerzia, di un apparato molto burocratizzato e corporativo, che negli ultimi due decenni non ha brillato nel guidare le trasformazioni del lavoro. Ma può esistere un sistema democratico senza le Trade Unions?

Il sindacato non è soltanto una componente fondamentale della democrazia, il sindacato fa bene. Sembrerà strano, ma a dirlo non è Susanna Camusso, bensì un quartetto di economisti dell’autorevolissimo National Bureau of Economic Research, importante think tank americano di Cambridge (Massachusetts), fondato nel 1920 e celebre per aver previsto inizio e fine delle recessioni economiche contemporanee. Secondo Richard Freeman, Eunice Han, David Madland e Brendan Duke, il sindacato non solo è utile, ma è necessario per rimettere in moto la mobilità sociale e rimpinguare la classe media, in modo da arginare la crescita delle ineguaglianze nella società.

Lo studio del Nber ha indagato il rapporto tra sindacalismo e classe media nel periodo 1985-2011, oltre alla sua relazione con la mobilità intergenerazionale, prendendo a campione un gruppo di lavoratori a medio reddito definito da persone che hanno redditi inferiori al 50% della mediana. Più nello specifico, l’indagine aveva come fine quello di capire la correlazione tra sindacato e contrazione della classe media, il rapporto tra lo status dei genitori e il reddito dei loro figli e la correlazione geografica tra la densità sindacale e la mobilità intergenerazionale.

I risultati della ricerca dicono che: 1) i lavoratori sindacalizzati sono nel gruppo a medio reddito o superiore; 2) i figli di genitori iscritti al sindacato hanno redditi più alti rispetto a quelli di genitori non iscritti, soprattutto quando i genitori sono persone poco qualificate; 3) c’è una correlazione anche soltanto geografica fra l’azione sindacale e il benessere della popolazione locale in generale: i giovani di un territorio a maggiore densità sindacale hanno redditi medi più elevati rispetto a quelli di un territorio a bassa densità sindacale.

Questi risultati mostrano un forte rapporto tra il sindacato, la classe media e la mobilità intergenerazionale. La ricerca ha monitorato l’andamento del reddito, della salute e dei risultati scolastici; i figli di genitori iscritti al sindacato hanno percorsi scolastici più lunghi. Gli stipendi più alti, la maggior sicurezza e stabilità dell’occupazione, i vantaggi in termini di copertura sanitaria: sono tutti questi fattori determinati attraverso il potere contrattuale del sindacato e determinanti per una qualità della vita migliore.

Il sindacato nasce per rappresentare il lavoro e il contratto ne è la mission essenziale: sul terreno della contrattazione collettiva, l’esperienza italiana può vantare una storia e una tradizione importantissime, tanto che siamo l’unico Paese dell’Occidente che ha preservato l’autonomia delle parti sociali da ingerenze, se non relative, del legislatore, il cui intervento – oggi più che mai possibile – spiega da sé l’anomalia che attraversa la rappresentanza sindacale in Italia.

Come abbiamo più volte scritto, è sul piano confederale che le difficoltà paiono invalicabili, perché sul piano dei contratti in questi anni si è fatto non poco e la stagione dei rinnovi è appena iniziata. Resta la nostra grande expertise, cosa che anche gli Usa stanno recependo visto che il più importante sindacato americano, il metalmeccanico Uaw, ha definito il modello contrattuale non con le solite GM o Ford ma con Fca, segno della portata di novità che abbiamo introdotto nelle relazioni industriali d’oltreoceano grazie alle importanti e recenti innovazioni del rinnovo Fca in Italia.

L’Italia ha bisogno di un sindacato moderno e di un rinnovamento della rappresentanza: le forze sociali devono tornare capaci – com’è stato – di partecipare della crescita della società. Ma hanno bisogno di idee, voci e volti nuovi.

 

Twitter @sabella_thinkin

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