RIFORMA PENSIONI 2015 / Le “asticelle” che penalizzano gli italiani (specie i lavoratori precoci)

- int. Walter Passerini

Per WALTER PASSERINI, la riforma delle pensioni Fornero, che ha scelto di alzare i requisiti sia di anzianità che di vecchiaia è stata errata e crudele. Occorre apportare delle modifiche

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riforma pensioni (Fotolia)

«La scelta della riforma Fornero di alzare contemporaneamente i requisiti di anzianità e di vecchiaia è stata errata e crudele. Una persona che ha lavorato per 41 anni ha diritto di andare in pensione indipendentemente dalla sua età». Lo afferma Walter Passerini, giornalista specializzato su lavoro e pensioni, ex direttore di Corriere Lavoro e attualmente responsabile dell’inserto della Stampa “Tuttolavoro” e curatore del blog “Lavori in corso”. La discussione della legge di stabilità in Parlamento sta facendo venire a galla tutte le questioni irrisolte sul fronte pensionistico. Difficile però trovare soluzioni adeguate senza individuare risorse aggiuntive. Tra le proposte sul tavolo c’è anche il documento del presidente dell’Inps, Tito Boeri, intitolato “Non per cassa ma per equità”.

Passerini, ritiene che la proposta di Boeri contenga le risposte che stanno cercando politica e parti sociali? L’idea di Boeri è ricorrere a un prelievo di solidarietà per creare un fondo che deve rimanere nell’ambito della previdenza. La proposta di un fondo di solidarietà mi trova del tutto d’accordo. Il problema però è come realizzare questo prelievo: personalmente ritengo che l’asticella andrebbe fissata dai 4-5mila euro in su.

Il presidente Inps ha ipotizzato anche un reddito minimo per gli over 55… Esattamente, Boeri ha tracciato un orizzonte futuro in ordine alla povertà. Una discussione sul reddito minimo di povertà ha però bisogno di tempo e soprattutto di tante risorse. Non vorrei però che il tema delle pensioni in senso stretto sconfini in quello del welfare. Si tratta di due mondi che vanno tenuti ancora distinti.

In che senso? Le soluzioni che riguardano il mondo delle pensioni vanno risolte in ambito pensionistico, mentre quelle che riguardano la povertà vanno risolte nell’ambito del welfare. La questione degli esodati non può essere demandata al welfare di povertà, bensì va risolta nell’ambito strettamente previdenziale attraverso meccanismi di risparmio pensionistico.

Che cosa ne pensa dell’assegno pensionistico anticipato proposto dal Pd? La proposta del prestito previdenziale mi sembra interessante. Quello però che non è stato fatto negli ultimi tre anni è dare a ciascuna persona la possibilità di scegliere nel proprio ambito personale e familiare. Prestito previdenziale, part time e Opzione Donna ristabiliscono il potere decisionale soggettivo che ciascuna persona deve avere, per terminare una stagione di obblighi che non fanno giustizia al libero arbitrio delle persone.

In che modo può funzionare l’assegno anticipato? Il prestito previdenziale può essere scelto da chi pensa di poter vivere con 600-700 euro al mese, anticipando il trattamento pensionistico, così da restituire 100-200 euro al mese quando scatterà il diritto all’assegno. Da questo punto di vista non vedo problemi. Si tratta però di una misura che probabilmente sarà adottata da un numero adeguato di persone, per avere un movimento di risparmio sufficientemente significativo. Lo stesso vale per il part time di cui possono beneficiare i 63enni negli ultimi tre anni, che è suggestivo dal punto di vista dell’architettura, ma che non è sufficientemente compreso dalle aziende.

Per Poletti la flessibilità pensionistica vera e propria sarà introdotta nel 2016. Secondo lei ci si arriverà davvero e in che modo?

Io speravo che ci si arrivasse già nel 2015, ma tutto è stato rimandato al 2016 e anzi al 2017 per quanto riguarda l’estensione della no tax area. Si dovrà comunque arrivare obbligatoriamente all’introduzione di una flessibilità strutturale, perché questa è la vera soluzione mentre le altre sono “toppe”.

Lei come realizzerebbe in concreto la flessibilità pensionistica? Bisogna stabilire una volta per tutte che si può andare in pensione prima, dai 61/62 ai 70 anni. Se ci sono dei coefficienti di penalizzazione superiori all’1,5% l’anno, una persona dovrà decidere se andare in pensione otto anni prima perdendo più del 10% della pensione. C’è un punto però che mi sembra ancora più decisivo in una riforma strutturale delle pensioni …

Quale? L’errore della riforma del 2011 consisteva nell’elevare contemporaneamente i parametri di anzianità e vecchiaia. Io non posso ancorare alla speranza di vita entrambi questi parametri, perché in questo modo continuo a spostare sempre più avanti le asticelle del traguardo, che è un’operazione crudele e tecnicamente errata. Uno di questi due parametri va fermato, e tendenzialmente va fermata l’anzianità. Una persona che ha lavorato 41 anni ha diritto di andare in pensione indipendentemente dalla sua età.

 

(Pietro Vernizzi)

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