RIFORMA PENSIONI 2015/ Proietti (Uil): basta rinvii, il Governo approvi la flessibilità

- int. Domenico Proietti

Riforma pensioni 2015, i sindacati sono pronti a manifestazioni per chiedere che il Governo approvi la flessibilità dopo mesi di promesse, come spiega DOMENICO PROIETTI

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Uil, Cisl e Cgil hanno organizzato una mobilitazione per il 17 dicembre per chiedere che si affronti subito la questione della flessibilità in uscita. Manifestazioni sono previste in tre grandi città: Torino, Firenze e Bari. Come rimarca Domenico Proietti, segretario confederale Uil con delega alle politiche previdenziali, «esiste un problema di credibilità per quanto riguarda le affermazioni del governo. Per tutto il 2015 il presidente del consiglio e il ministro Poletti avevano detto che con questa legge di stabilità sarebbe stata introdotta la flessibilità pensionistica, ma poi queste promesse sono state clamorosamente smentite».

Proietti, gli emendamenti alla legge di stabilità relativi alla previdenza sono stati rimandati alla discussione alla Camera. Secondo lei in che modo andrebbero affrontati? Nella legge di stabilità si dovrebbe affrontare la reintroduzione di un principio di flessibilità in uscita per tutti i lavoratori e le lavoratrici. Questo risolverebbe molti dei problemi aperti e rimetterebbe l’Italia in linea con l’età di accesso alla pensione degli altri Paesi Ue. Permetterebbe inoltre di riattivare un positivo turnover nel mercato del lavoro, facendo sì che tanti giovani abbiano un’occupazione. Vediamo nello specifico i singoli problemi.

Con la legge di stabilità si riuscirà a risolvere una volta per tutte la questione degli esodati? La settima salvaguardia, come preparata dalla commissione Lavoro alla Camera, riguardava tutti gli esodati. Il governo nella legge di stabilità prevede invece che la nuova salvaguardia ne copra solo una parte. Per gli esodati noi pensiamo che si debba trovare una soluzione definitiva.

Opzione Donna sarà prorogata per un altro anno. È soddisfatto? Opzione Donna deve essere confermata ed estesa, sapendo che è un’opportunità ma anche una grande penalizzazione per le donne. Significa infatti una riduzione dell’assegno pensionistico del 30%. Vi accedono quindi le donne che hanno veramente bisogno di andare in pensione, altrimenti non rinuncerebbero a una parte cospicua dell’assegno pensionistico.

Per il governo comunque Opzione Donna ha un costo per lo Stato pari a 2 miliardi… Il governo non deve venirci a fare affermazioni di questo tipo. Nel momento in cui l’assegno è conteggiato completamente con il sistema contributivo, le donne prendono i contributi che hanno versato e quindi nel medio periodo il costo per lo Stato è pari a zero.

Il Pd ha proposto l’assegno pensionistico anticipato. È una buona idea?

È una proposta che ci trova molto perplessi, perché significa che il lavoratore paga ancora una volta un prezzo al sistema previdenziale. Mentre sarebbe estremamente più efficace reintrodurre la flessibilità per tutti: è questa la via maestra per risolvere il problema. Tutte le altre soluzioni hanno elementi di criticità tali che non sono incentivanti per gli stessi lavoratori.

Per il ministro Poletti arriveremo alla flessibilità nel 2016. È un traguardo positivo? Esiste un problema di credibilità per quanto riguarda le affermazioni del governo. Per tutto il 2015 il presidente del consiglio e il ministro Poletti avevano detto che con questa legge di stabilità sarebbe stata introdotta la flessibilità, ma poi queste promesse sono state clamorosamente smentite. Quando ora Poletti dire che la farà nel 2016, ci chiediamo se gli dobbiamo credere.

Quindi che cosa intendete fare? Uil, Cisl e Cgil hanno deciso di riprendere con forza una grande iniziativa di proposte e di mobilitazione su questo tema. Il prossimo 17 dicembre terremo tre grandi manifestazioni nazionali a Torino, Firenze e Bari dove sottolineeremo la necessità di affrontare subito il tema della flessibilità in uscita. In base alle risposte che avremo da parte del governo, valuteremo come sviluppare questa azione.

In concreto com’è la flessibilità che chiedete? Bisogna introdurre un range tra 63 e 70 anni dentro al quale il lavoratore può scegliere quando accedere alla pensione. Questo risolverebbe il problema di esodati, lavori usuranti, quota 96 della scuola e in parte anche le questioni relative a Opzione Donna.

 

(Pietro Vernizzi)

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