RIFORMA PENSIONI 2015/ La “retromarcia” che può aiutare Renzi coi rimborsi

Per NICOLA SALERNO, al posto del bonus Poletti avrebbe avuto più senso applicare retroattivamente il blocco modulato delle indicizzazioni previsto dalla legge di stabilità per 2014 e 2015

27.05.2015 - int. Nicola Salerno
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“Anziché pensare a una soluzione tampone come il bonus Poletti, avrebbe avuto molto più senso applicare retroattivamente il blocco modulato delle indicizzazioni previsto dalla legge di stabilità per 2014 e 2015”. Lo afferma Nicola Salerno, direttore del Centro Studi Reforming, dopo le polemiche per il bonus ai pensionati ideato dal governo Renzi in risposta alla sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittimo il blocco delle indicizzazioni deciso a suo tempo da Mario Monti per il 2012-2013.

La sentenza della Consulta ha fatto molto discutere. Lei che cosa ne pensa?

La Corte costituzionale ha adottato un punto di vista molto parziale, entrando in un territorio che secondo me dovrebbe spettare a governo e parlamento. La Consulta sostiene che il governo Monti avrebbe sottovalutato l’impatto distributivo e le difficoltà in cui si potranno trovare le pensioni basse in conseguenza del venir meno dell’aggancio all’inflazione.

È realmente così?

La norma del 2011 al contrario inizialmente aveva previsto il blocco dell’indicizzazione per tutte le pensioni, mentre in seguito è stata modificata per introdurre una soglia di esenzione per le pensioni inferiori a tre volte il minimo dell’Inps. Il principio costituzionale dell’adeguatezza dei redditi pensionistici è stato dunque tenuto presente dal governo, ma è stato necessario bilanciarlo con altri obiettivi a loro volta salvaguardati dalla Costituzione. Tra gli altri il rilancio dell’occupazione, la stabilità dei conti pubblici, i livelli essenziali di assistenza sanitaria che in un momento di crisi hanno partecipato ai tagli.

Ritiene che il bonus Poletti fosse l’unica soluzione possibile?

In realtà ne esistevano tante altre. Una prima opzione era quella di ricorrere alla Corte di giustizia europea, anche se il governo giustamente l’ha esclusa. Il rimborso totale d’altra parte è difficile da effettuare, perché significherebbe una maggior spesa per il bilancio pubblico che in questo momento non ci possiamo permettere. Le cifre parla di circa 3 miliardi in più l’anno a regime. Meglio quindi trovare una soluzione intermedia.

In che modo?

Un’ipotesi era fare rivivere la normativa che c’era prima di quell’intervento applicandola anche al 2012-2013. Questa opzione non avrebbe permesso lo stesso effetto sul bilancio della normativa dichiarata decaduta dalla Corte, ma comunque avrebbe garantito un qualche risparmio per il bilancio pubblico. La terza alternativa era applicare al 2012-2013 quanto la legge di stabilità ha già fatto per 2014 e 2015.

 

Anche l’ultima legge di stabilità interviene sulle pensioni?

Sì, ma in modo diverso. La manovra ha ridotto l’indicizzazione delle pensioni distinguendo in modo decrescente tra quattro o cinque scaglioni. Questa soluzione più articolata potrebbe essere applicata a ritroso anche al 2012-2013. Una quarta opzione consisterebbe nel combinare l’indicizzazione per scaglioni con la richiesta di un contributo di solidarietà per le pensioni retributive troppo generose rispetto ai contributi versati. Questo contributo andrebbe però disegnato secondo modalità che siano considerata legittime dalla Corte.

 

Secondo lei quale sarebbe la soluzione ottimale?

La soluzione migliore sarebbe l’applicazione a ritroso del meccanismo introdotto con la legge di stabilità. E’ un meccanismo già scritto, che nelle sue linee generali soddisfa quanto la Consulta ha richiesto con la sentenza numero 70 e che nello stesso tempo consentirebbe un parziale risparmio per il bilancio pubblico.

 

(Pietro Vernizzi)

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